Infodemia da Coronavirus, quando l’informazione è troppa

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Si parla di infodemia quando l’informazione su un determinato argomento è troppa, non accurata, e rende difficile al pubblico orientarsi e comprendere. Ed è proprio l’infodemia da Coronavirus a causare grande confusione, dubbi e paure.

L’informazione ai tempi del Covid-19

Durante gli ultimi due anni ci siamo avvicinati molto alle informazioni istituzionali e ai media tradizionali.
Quando il Coronavirus è arrivato in Italia, nessuno sapeva cosa fosse e ciò ha spinto le persone e cercare più informazioni possibili su questa malattia.
Tuttavia, la sovrabbondanza di informazioni ha avuto l’effetto opposto, cioè quello di causare ansie, preoccupazioni e paranoie.

Secondo una ricerca di Lab24,  il 26 Gennaio 2020 la parola “paura” è apparsa 71.400 volte nelle news connesse al Covid-19. Salendo poi fino a 126.000 il 3 Febbraio. Il 31 gennaio 2020, giorno della dichiarazione dello stato di emergenza, la parola “mascherina” è stata cercata su Google il 38% di volte in più del giorno prima.
Pochi giorni dopo, centinaia di farmacie si sono trovate a corto di mascherine.

Il 7 marzo dello stesso anno ha cominciato a circolare la bozza del decreto che prevedeva il blocco degli spostamenti tra regioni.
Quella sera centinaia di persone si sono trovate ammassate alla stazione Garibaldi di Milano, nel tentativo di raggiungere il Sud Italia. I supermercati sono stati presi d’assalto, nonostante le rassicurazioni delle catene di distribuzione.
Non sono mancate risse e litigi per accaparrarsi l’ultimo flacone di Amuchina, o l’ultimo rotolo di carta igienica.

Contraddizioni e incomprensioni: i danni dell’infodemia da Coronavirus

Altro grande problema dell’informazione durante il Covid-19 è il fatto che spesso siano state riscontrate diverse teorie in contraddizione tra loro.
Tra chi sosteneva che fosse solo un’influenza e chi invece affermava che fosse di più.
Chi diceva che fosse fuggito da un laboratorio e chi credeva provenisse da un cinese che aveva mangiato un pipistrello.

Ma la cosa più grave è che fossero le autorità stesse a cambiare spesso le regole, le previsioni, le teorie.
Ed è stata proprio la presidentessa del Senato Casellati a mettere in guardia dall’infodemia da Coronavirus.

Basti pensare all’ingiustificata visibilità data ai virologi che si sono resi protagonisti di un susseguirsi di dibattiti contraddittori e confusi. Opinioni espresse e poi ritrattate hanno provocato il pericoloso ‘fai da te’ dei cittadini

Uno dei casi più eclatanti è quello che ha visto protagonista la dottoressa Ilaria Capua, intervistata da Dimartedì il 7 aprile 2020.

Io personalmente la mascherina non la porto

Salvo poi, l’11 settembre dello stesso anno, correggere il tiro scrivendo persino un libro per bambini sull’utilizzo della mascherina.

La mascherina va portata sempre, sottolineo sempre

Sempre sul tema mascherine si è espresso anche il dottor Ricciardi, consigliere del Ministro della Salute Speranza, sostenendone l’inutilità.

Servono a difendere i pazienti per proteggere gli altri dai pazienti. Quelle mascherine devo essere date solo al personale sanitario e ai malati.
Ai sani non servono assolutamente a niente, non danno nessuna protezione nei confronti dei virus. È solo una paranoia che la gente utilizza in maniera impropria.

Cambiando poi punto di vista una volta osservata la reale importanza delle mascherine.

L’evidenza scientifica dice che la sicurezza si ottiene con una serie di misure. Oltre alla vaccinazione del personale, servono distanza, mascherina e controllo dell’aria.




Negazionismo e teorie del complotto

Secondo la psicologia, il negazionismo è un meccanismo di difesa che utilizziamo per sentirci più al sicuro e avere l’impressione che sia tutto sotto controllo.
Negare è più semplice, e richiede meno energia e meno sacrificio rispetto al modificare i nostri atteggiamenti di fronte alla minaccia.

Le varie contraddizioni, confusioni e negazioni hanno poi portato ogni individuo a sentirsi legittimato a dare la propria opinione, soprattutto sul tema vaccini.

Uno dei primi casi a scatenare l’infodemia vaccinale fu Astrazeneca.
La crisi scoppiò nel marzo del 2021, quando iniziarono a diffondersi notizie di persone morte per trombosi legate, presumibilmente, al vaccino.
Da quel momento si scatenò la confusione.
Il dottor Cristanti, uno dei primi a prendere la parola in Italia, disse che il vaccino era sicuro.
Fece però un passo indietro il 10 giugno, definendo gli open day per il vaccino ai più giovani come un’iniziativa da Repubblica delle Banane.
Il dottor Galli, in un primo momento, sostenne la sicurezza del vaccino, affermando più tardi che non fosse somministrabile sotto una certa età.

L’Agenzia Europea del Farmaco aveva dichiarato, a fine marzo 2021, che non c’erano controindicazioni legate all’età. Ma, solo tre mesi dopo, diversi Paesi UE ne vietarono la somministrazione sotto i 60 anni.

Ad oggi l’importanza del vaccino e la sua utilità sono state dimostrate dalle grandi autorità mediche e dai dati dell’incidenza del virus.
Sono ancora in molti, però, coloro che decidono di non vaccinarsi andando incontro a gravi conseguenze.
Per combattere l’infodemia da Coronavirus e le paure che ne derivano è importante che l’informazione sia chiara e basata su prove e fatti scientifici.
Senza lasciare spazio a opinioni e previsioni contrastanti, che alimentano solo dubbi e sospetti.

Giulia Calvani

 

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