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Home Attualità

Iniezione letale a Daniel Lewis Lee: negli USA si muore ancora e per mano federale

di admin
16 Lug 2020
in Attualità
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Assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime (Beccaria)

Alle 8.07 del 14 luglio scorso, gli Stati Uniti hanno eseguito la prima condanna a morte a livello federale dopo 17 anni. È stata somministrata un’iniezione letale a Daniel Lewis Lee, un uomo di 47 anni che faceva parte di un’organizzazione di suprematisti bianchi, conosciuta come la Repubblica Popolare Ariana. L’uomo era accusato di aver ucciso nel 1996 una famiglia di tre persone, una coppia con la figlia di 8 anni. L’uomo ha ribadito di essere innocente fino all’ultimo. Non solo, a questa decisione, che sta facendo notizia per la decisione a livello federale, si sono opposti persino i familiari delle vittime, da cui hanno preso le distanze. Non erano presenti all’esecuzione per il rischio di contagio, ma Monica Veillette, una dei familiari ha dichiarato: “Per noi si trattava di esserci per dire: questo non viene fatto in nostro nome, non lo vogliamo”.




La famiglia aveva chiesto l’ergastolo. Perché può essere giusto punire un uomo per l’uccisione di altre persone con la stessa arma dell’omicidio? A prescindere dall’appartenenza religiosa, è universalmente ed eticamente inaccettabile. Uccidere un uomo che ha ucciso è un controsenso. Per dirla come Fedor Dostoevskij:

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La punizione di uccidere chi ha ucciso è incomparabilmente più grande del delitto stesso. L’omicidio in base a una sentenza è incomparabilmente più atroce che non l’omicidio del malfattore.

La letteratura in questo senso è amplissima e non serve scomodare Cesare Beccaria, che tuttavia proclamava che con la pena di morte lo Stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta. Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.

L’esecuzione  di Daniel Lewis Lee era stata bloccata all’ultimo dalla Corte d’appello di Washington insieme a quella di altri tre detenuti che dovrebbero ricevere l’iniezione letale nelle prossime settimane: contro la decisione si era appellato il dipartimento di Giustizia, e il massimo tribunale americano nella notte precedente l’esecuzione ha dato l’autorizzazione a procedere.

Torna la pena a livello federale

Risale allo scorso anno quando il ministro di Giustizia William Barr, uomo di Donald Trump, ordinò di procedere con l’esecuzione di “detenuti nel braccio della morte condannati per l’omicidio, la tortura o lo stupro delle persone più vulnerabili della società: bambini e anziani”. La decisione ha portato a una serie di battaglie legali, anche perché l’ultima esecuzione federale risaliva al 2003, quando fu eseguita la condanna a morte di Louis Jones Jr., un veterano della Guerra del Golfo colpevole di aver ucciso la soldatessa Tracie Joy McBride nel 1995.  Ora nonostante la pena di morte sia tornata legale a livello federale, le esecuzioni finora sono state abbastanza rare: secondo i dati del Death Penalty Information Center, 78 persone hanno ricevuto una condanna a morte a livello federale fra il 1988 e il 2018, ma soltanto 3 sono state poi effettivamente portate a termine. Per questo la decisione prende dei connotati politici.

Una decisione politica

Stanno uscendo proprio in queste ore i sondaggi che fanno emergere un Presidente degli stati Uniti in difficoltà. Joe Biden, l’ex vice presidente candidato per i democratici, ha il 52% delle preferenze contro il 37% del tycoon, altri sondaggi danno risultati diversi ma sempre con Biden in vantaggio. Pare che agli americani non sia piaciuta la gestione della pandemia di Covid-19, del resto i governatori sono sul piede di guerra e i casi di coronavirus registrano migliaia di casi in poche ore, con un’escalation continua. Insieme alla cattiva gestione sanitaria si unisce la difficoltà economica che colpisce lavoratori e aziende. In questa situazione, pensare che il Presidente abbia deciso di strumentalizzare la pena di morte, baluardo del fronte repubblicano, non è peccato. A proposito di omicidio. Le critiche non mancano, uno degli avvocati di Lee, Ruth Friedman, ha detto che è “vergognoso che il governo abbia ritenuto opportuno portare avanti questa esecuzione durante una pandemia e abbia fatto tutto in fretta”. In effetti, uccidere con iniezione letale e in modo volontario un uomo a fronte dei quasi 130mila decessi negli Stati Uniti appare quanto meno anacronistico, se non indegno. Al di là della questione puramente etica e della ferma condanna del gesto.

Il lieto fine (per ora) dei 3 ragazzi iraniani

L’Iran è il secondo Paese al mondo dopo la Cina per numero di condanne ed esecuzioni annue. Ha destato una grande polemica la scelta di condannare a morte tre ragazzi, Amirhossein Moradi, Mohammad Rajabi, 25 anni, e Saeed Tamjidi, 27, arrestati lo scorso novembre per aver partecipato alle proteste contro l’aumento del prezzo del carburante. Condannati a morte per “vandalismo” e “atti di guerra contro il regime”. Un’esecuzione sospesa, almeno per ora, grazie a una grandissima campagna social in loro difesa, a cui hanno partecipato anche diverse celebrità dello spettacolo e dello sport, e udite udite, anche il Presidente Trump. A proposito di strumentalizzazioni.

Marta Fresolone

 

 

Tags: Daniel Lewis LeeesecuzioneeticafederaleIranomicidioPena Di MorteUsa
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