Abyss Cleanup: l’inquinamento dei mari non è solo in superficie

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Le immagini delle isole di plastica galleggianti o di animali prigionieri dei rifiuti sono purtroppo all’ordine del giorno. Ma i rifiuti che avvelenano gli Oceani non sono solo quelli che si vedono a occhio nudo. Per l’effetto combinato delle correnti, delle piene dei torrenti e dell’azione dell’uomo gran parte dei rifiuti che causano l’inquinamento dei mari si va a sedimentare decine o centinaia di metri sott’acqua, formando vere e proprie discariche sottomarine.

Un percorso avventuroso

Ad accendere i riflettori su questo problema è il videomaker Igor D’India. L’inquinamento dei mari non è che l’ultima tappa di un percorso che lo ha portato ad avvicinarsi sempre di più alle tematiche ambientali. Nel corso dei suoi precedenti lavori ha toccato con mano l’azione dell’uomo sull’ambiente e le conseguenze dell’inquinamento e del cambiamento climatico. Dopo i primi documentari di avventura che lo hanno portato ad attraversare tragici paesaggi come la distesa di sabbia che un tempo fu il lago di Aral o le distese di rifiuti non biodegradabili intorno ai villaggi dell’Africa, è con The Yukon Blues (2014) che il tema ecologico è entrato con forza nei suoi lavori. Sulle orme del celebre esploratore Walter Bonatti, Igor ha percorso il fiume Yukon, documentando il cambiamento climatico che va via via modificando quella zona.

Dall’inquinamento dei fiumi all’inquinamento dei mari

Nel 2019 ha pubblicato la web-series The Raftmakers. Scendendo 9 fiumi in 3 continenti a bordo di zattere improvvisate, collaborando con gli abitanti delle comunità fluviali, Igor ha raccolto immagini e testimonianze che mostrano lo stato di degrado dei corsi d’acqua in tutto il mondo. La sua esperienza è stata molto importate per il movimento impegnato nel recupero del fiume Oreto, che attraversa Palermo e versa in stato di grave degrado. Igor ha inoltre partecipato a diverse iniziative di sensibilizzazione sui problemi ambientali nelle scuole. Quinidi, dall’inquinamento dei fiumi all’inquinamento dei mari, il passo è stato breve.

Che cos’è Abyss Cleanup

Abyss Cleanup è il suo progetto per il 2020. Igor D’India andrà alla ricerca delle discariche sottomarine da -20 a -800 metri e parteciperà ai tentativi di rimuoverle. Le riprese saranno effettuate in Sicilia e in Liguria. L’idea del documentario nasce da una pubblicazione del professor Francesco Chiocci e della dottoressa Martina Pierdomenico, che saranno i consulenti scientifici del progetto. Della squadra di Abyss Cleanup faranno parte anche i ricercatori di Menkab: il respiro del mare, associazione che opera dal 2010 a sostegno delle attività di ricerca scientifica e di educazione ambientale dedicate al Mar Mediterraneo. Il progetto sta raccogliendo sponsorizzazioni e appoggi anche da parte di aziende e associazioni che hanno a cuore il problema dell’inquinamento dei mari.

Le fasi del progetto

Il progetto si articolerà in due fasi. La prima prevede la ricerca e la bonifica di diversi siti, con l’aiuto di squadre di sub che opereranno tra i 20 e 30 metri di profondità. La seconda fase è ancora più ambiziosa. Secondo uno studio pubblicato su Scientific Reports dai ricercatori dell’Igag-Cnr e dell’Università La Sapienza di Roma, ci sono immense quantità di rifiuti in diversi punti dello Stretto di Messina, fino a mille metri di profondità. Lo testimoniano le fotografie scattate con i ROV (sottomarini a controllo remoto). “Scendere a 800 metri con i ROV e rimuovere i rifiuti in un canyon sottomarino è una missione pionieristica e molto onerosa. Ma il punto della serie è proprio questo. Come videomaker ho il ruolo di raccontare e sensibilizzare, ma anche e soprattutto di creare una rete di persone, aziende e professionisti capaci di sperimentaresoluzioni concrete”. La speranza è che possa essere un primo passo importante per affrontare anche questo tragico aspetto dell’inquinamento dei mari.

L’inizio di un lungo cammino di lavoro e sensibilizzazione

“I fondali di Sicilia e Liguria sono tra i più belli al mondo: non possiamo permettere che tutta quell’immondizia rimanga a marcire in acqua”, afferma ancora Igor D’India. Giulia Calogero, project manager, ricercatrice e consulente scientifica per Menkab, spiega: “Il Mar Mediterraneo è un sistema chiuso molto particolare e sensibile a ogni modifica. Durante le nostre uscite di monitoraggio in mare vediamo quotidianamente l’impatto generato dai rifiuti prodotti dall’uomo. Per questo riteniamo fondamentale prendere parte a progetti come Abyss Cleanup, che permettono al maggior numero possibile di persone di scoprire un problema che ad oggi è ancora troppo nascosto”. Anche per l’Igag-Cnr prendere parte a un progetto di questo tipo sull’inquinamento dei mari è un’opportunità importante. “Oltre a uno scambio di conoscenze, che speriamo possa far aumentare la consapevolezza della società civile sulla problematica, potremo acquisire nuovi dati e informazioni per comprendere meglio i fenomeni di trasporto e accumulo di rifiuti in ambiente marino profondo“, afferma la dottoressa Martina Pierdomenico.

Per ripulire i fondali c’è bisogno di tutti

Abyss Cleanup è un progetto complesso e pionieristico. Un piano così ambizioso avrà sicuramente bisogno del sostegno di quelle aziende e di quegli enti che già stanno investendo nella sostenibilità. Anche l’appoggio delle istituzioni sarà importante. L’auspicio è che il tema dell’inquinamento dei mari coinvolga quante più risorse possibili, alla ricerca delle migliori soluzioni. Soprattutto in un paese che dal mare è circondato e sul mare ha costruito buona parte della sua ricchezza. La serie, prodotta in collaborazione con PopCult Docs, sarà in lavorazione per tutto il 2020, ma sarà possibile già seguirne le attività, passo dopo passo, grazie ai contenuti pubblicati nei social network  e sul sito di Igor e dei suoi partner.

Simone Sciutteri

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