Perché gli insegnanti che si dichiarano fascisti lavorano ancora?

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Lavinia Flavia Cassaro è stata esposta alla gogna mediatica per aver urlato ai poliziotti che dovevano morire. L’adrenalina della piazza può forse giustificare simili parole, che probabilmente pagherà caro. Ma ci sono anche docenti che, nella tranquillità della propria casa, scrivono frasi di gran lunga peggiori. Se Lavinia è moralmente colpevole di istigazione all’odio, c’è chi è realmente colpevole di apologia del fascismo.

Apologia del fascismo





Ringrazio Dio ogni giorno per avermi fatto fascista“. È il post scritto su Facebook da Alessandra Pettorruso, una maestra elementare del Canavese, in Piemonte. Sul suo profilo era presente anche una foto di Mussolini, accompagnata dalla frase: “Quando ti rendi conto di andare contro tutto e tutti…capisci di essere dalla parte giusta“. Dopo la segnalazione alla polizia postale il suo profilo è stato oscurato; lei si è giustificata parlando di “una ricerca sociologica, una provocazione”. Insegnando a Castellamonte, città decorata con la medaglia d’argento alla Resistenza, forse avrebbe potuto intuire le conseguenze delle sue affermazioni.

“Sono nato fascista”

Un mese dopo sempre su Facebook, un altro docente, Manfredo Bianchi, ha espresso platealmente la sua ideologia fascista. Insegnante di Carrara, a pochi giorni dalla ricorrenza della strage di Vinca è salito in cima al monte Sagro con la bandiera di Salò. A immortalare il gesto, una foto condivisa poi sul suo profilo Facebook, aperto e visibile a tutti. Anche in questo caso era soltanto un “esperimento”? Forse è stato colto in un impeto d’ira? No, queste sono l’idee di cui lui si vanta.

Dopo la chiusura del profilo Facebook, Manfredo Bianchi ha aperto un blog (i fascisti possono esprimere liberamente le loro idee). In alto a destra la citazione di Ezra Pound “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui“. Sotto la foto che lo ritrae con la bandiera di Salò. Nella sezione “Chi sono” l’insegnante si descrive:

Sono nato fascista. In famiglia non si parlava quasi mai di politica , quindi è stato molto difficile per me, superare il condizionamento del “lavaggio del cervello” che praticano la scuola e la società, imponendoci una versione storica completamente distorta e piena di falsità secondo la quale il fascismo è “il male assoluto”. Con tanta fatica e tanta lettura, ho capito che il mio istinto naturale era giusto e che il fascismo è una visione eroica della vita, ma nel contempo comunitaria e compassionevole.

Ma poi c’è anche Marco Ricchi, anche lui insegnante e anche lui fascista. Il tre ottobre pubblicava il post: “……e con il testa il nostro comandante lo seguiremo lungo il suo cammino, canta mitraglia e la rumba fulminante, che i legionari noi siam dì Mussolini”. Pochi giorni prima condivideva l’invito di Forza Nuova alla marcia su Roma del 28 ottobre.

Perché non sono ancora stati licenziati?

Come loro probabilmente ce ne sono molti altri. Augurare la morte a qualcuno è sbagliato, soprattutto se rappresenta lo Stato. Ma inneggiare al fascismo è un reato, previsto dalla nostra costituzione.

Camilla Gaggero

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