L’intelligenza artificiale multiagente per prevenire i conflitti religiosi

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Un sistema di intelligenza artificiale multiagente prevede un ambiente in cui agenti multipli interagiscono, si tratta di un sistema di IA estremamente più complesso dei sistemi monoagente perché le singole unità devono prendere decisioni tenendo conto non solo dell’effetto delle loro azioni sull’ambiente ma anche del comportamento degli altri agenti.
Dall’Università di Oxford arriva notizia di uno studio condotto insieme a colleghi di altre università (tra cui quella di Boston e quella di Agder in Norvegia) in cui è stato utilizzato un modello computerizzato basato su questa tecnologia coniugato con la psicologia cognitiva per riprodurre la religiosità umana e indagare in quali condizioni può essere causa di violenze tra le persone. Ne è scaturita una ricerca pubblicata su Journal of Artificial Societies and Social Simulation.
Sono stati presi in esame due casi reali ben conosciuti (per avere dei dati veri da dare in pasto al sistema) uno della durata di decenni, il secondo di pochi violentissimi giorni.
Vale a dire: il conflitto Nord-Irlandese tra l’esercito britannico e i gruppi filo-repubblicani (ed essenzialmente auto-identificantisi con la fede cattolica) che si è protratto da fine anni ’60 agli accordi di pace del 1998 e lo scoppio di violenza provocato da un fatto apparentemente banale quando nel 2002 a Gujurat in India si fermò un treno pieno di pellegrini Hindu dando origine a tre giorni di tumulti con la locale popolazione musulmana che portarono alla morte di duemila persone.
L’idea che dal punto di vista comportamentale la mente umana funzioni come un programma di computer non è affatto rivoluzionaria, c’è un’ampia letteratura a riguardo ma è la prima volta che viene messa in pratica.



I ricercatori hanno quindi creato un sistema popolato con moltissimi di questi agenti ma non tutti uguali tra loro, variavano per etnicità, età etc, in pratica hanno cercato di ricreare la realtà per quanto in maniera semplificata, questi agenti operavano in un ambiente in cui venivano a contatto con eventi esterni come i disastri naturali e infine con altri agenti, per le possibili reazioni da programmare come ho anticipato si sono rivolti a cosa ci dice la psicologia cognitiva.
Il risultato della simulazione è che la specie umana non è innatamente portata alla violenza, cioè in una situazione ideale siamo esseri pacifici ma c’è un ampio spettro di situazioni che possono portarci ad abbracciare la violenza che quindi se da un lato non è un nostro tratto necessario e caratterizzante dall’altro non ci è affatto aliena. Per quanto riguarda il tema religione il risultato è stato che quando l’essere umano sente che il nocciolo dei suoi convincimenti profondi è minacciato o è messo in dubbio il suo impegno verso il proprio credo, allora arrivano ansia e agitazione che possono aumentare fino alla tensione xenofoba. Quindi il grilletto scatta solo quando il numero di persone estranee al gruppo in cui ci si identifica è tale (o viene percepito come tale) da causare questa percezione di minaccia. Se ci pensate il meccanismo psicologico che sta dietro molte manifestazioni di intolleranza religiosa è probabilmente proprio il secondo “se io lascio che quella persona viva secondo le sue convinzioni (che per me violano i precetti della mia religione) la gente, io stesso o magari Dio metteranno in dubbio la profondità della mia abnegazione alla mia fede”.
L’intelligenza artificiale tradizionale era già stata usata per indagare la questione delle violenze su base religiosa, ma i risultati erano stati contrastanti e aveva dato origine a polemiche a proposito di pregiudizi sulle minoranze. Secondo i ricercatori l’unico modo per usare l’IA per indagare religiosità e cultura umane è modellare psicologicamente gli individui.
Ora il gruppo si è assicurato fondi per utilizzare il loro metodo per studiare presso il Center for Modeling Social Systems di Kristiansand (Norvegia) i cambiamenti demografici dovuti all’immigrazione ed integrazione in Europa.

Roberto Todini

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