L’Inter-Napoli e il becero razzismo per cui verrà ricordata

Quando il razzismo scende in campo, l'umanità resta in panchina.

Kalidou Koulibaly risponde con tolleranza ai cori razzisti sul suo profilo Instagram: “Sono orgoglioso del colore della mia pelle. Di essere francese, senegalese, napoletano: uomo”

Fonte immagine: globalist.it
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Quando il razzismo scende in campo, l’umanità resta in panchina.

La partita Inter-Napoli, giocata a Santo Stefano, sancisce la vittoria degli ospiti di casa a San Siro grazie al gol dell’argentino Lautaro Martinez. Ma non verrà ricordata per questo. Da giorni si continua a parlare di Kalidou Koulibaly, della sua espulsione all’80’, in seguito a una doppia ammonizione. La colpa del difensore napoletano è quella di esser inveito contro il pubblico interista, che lo stava fischiando.

Lo fischiava non per una brutta giocata, per una palla mancata, per una rete sbagliata. Ma per il colore della sua pelle. Bisogna anche immaginare lo stato d’animo di un giocatore, dopo che viene insultato, umiliato e fischiato per un’intera partita.Welcome back to 1800, a quando si creò per la prima volta il mito della razza, cavalcato poi dalle grande ideologie del Novecento. Con che rapidità siamo retrocessi culturalmente di tre secoli? C’è chi urla: “Nove mesi!”, chi si benda gli occhi e chi afferma che l’uomo, per natura, è sempre stato razzista.



La tollerante e umana risposta di Koulibaly

La risposta del calciatore fischiato arriva appena concluso il match. Sui suoi social, con grande tolleranza, semplicità e umanità, controbatte agli attacchi subiti durante tutta la partita Inter-Napoli.

“Mi dispiace per la sconfitta e soprattutto avere lasciato i miei fratelli! Però sono orgoglioso del colore della mia pelle. Di essere francese, senegalese, napoletano: uomo“.

Uomo. Anche se parla pure un’altra lingua, anche se ha origini non italiane, è un uomo. Sembra un’affermazione banale, ma è intrinseca di quei valori che la nostra società ha perso. Sembra una ridondanza doverlo specificare. Ma oggi l’uomo medio italiano sembra aver dimenticato la sua appartenenza alla sua specie, il genere umano, che include indistintamente bianchi, gialli, neri, marroncini e pure i rossi ustionati dal sole.

A fianco di Koulibaly si schiera anche il sindacalista italoivoriano Aboubakar Soumhoro, che afferma: “Dei cori indegni e razzisti ieri hanno provato a calpestare la dignità di un grande uomo. Intanto per i nostri governanti la deriva razzista è solo un’invenzione. Vergogna per il silenzio di chi doveva intervenire e di chi si è nascosto dietro quei cori!”




Le parole dei rispettivi sindaci

inter-napoli
Fonte immagine: Calcio e Finanza

Il Napoli per tre volte ha chiesto la sospensione della partita, in seguito all’ondata di razzismo che ha riempito lo stadio. Per tre volte, i rappresentanti della Procura Federale si sono limitati a dire agli altoparlanti di moderare i toni. Il risultato? I cori non si sono fermati, la partita non è stata sospesa e chi ci ha rimesso è stato un giocatore vittima dell’ignoranza e della bassezza morale degli spettatori.

Ma le prese di posizione delle istituzioni non si sono fatte attendere. Entrambi i sindaci delle città scese in campo hanno detto la loro a favore di Koulibaly e della fratellanza. “Chiedo scusa a Kalidou Koulibaly, a nome mio e della Milano sana – ha scritto il primo cittadino del capoluogo lombardo Beppe Salache vuol testimoniare che si può sentirsi fratelli nonostante i tempi difficili in cui viviamo”. Il sindaco propone dunque di dare la fascia di capitano ad Asamoah, durante l’incontro Inter-Empoli.

E ancora aggiunge: “Non mi piace, per mia natura, pensare a cosa devono fare gli altri per risolvere i problemi della società  in cui viviamo – ha scritto – preferisco sempre partire da cosa devo fare io. E in questo caso farò una cosa molto semplice. Continuerò ad andare a vedere l’Inter, ma ai primi buu farò un piccolo gesto, mi alzerò e me ne andrò. Lo farò per me, consapevole del fatto che a chi ulula contro un atleta nero non fregherà niente di me. Ma lo farò”.

Ancora più duro è stato Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, noto per le sue posizioni contro il Governo e per la sua grande umanità: “Poteva mai essere sospesa la partita Inter-Napoli, in un Paese che vive sempre più di razzismo di Stato e che vede nel Governo un ministro dell’Interno che dovrebbe garantire la sicurezza negli stadi ma che cantava qualche anno fa cori razzisti contro i napoletani?”.

Ilaria Genovese

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