La concezione del tempo e dello spazio nell’era digitale

Il Covid-19 sta accelerando il processo di digitalizzazione, che sembra ormai inarrestabile.

In che modo questo contribuirà a cambiare la nostra concezione del tempo e dello spazio?

Il 6 Agosto 1991 l’invenzione del World Wide Web ha rivoluzionato il mondo. Da quel momento abbiamo assistito ad un’evoluzione feroce del progresso tecnologico, giungendo, oggi, all’ “era dei social”, in cui ogni istante viene catturato, ripreso e condiviso sul Web. Lo smartphone, intanto, è diventato una protesi imprescindibile: non un arto del corpo, bensì una parte del cervello. Nello specifico la nostra memoria.

Ma questo come influisce sulla nostra concezione del tempo e dello spazio?

Se partiamo dal presupposto che il tempo e lo spazio sono convenzioni stabilite dall’uomo e concepite dalla sua mente, è facile capire come Internet abbia influenzato il modo in cui le percepiamo.

Al giorno d’oggi il pianeta Terra non appare più come un luogo oscuro, ignoto, inesplorato. Basta possedere uno smartphone per ammirare luoghi, di cui prima non si immaginava nemmeno l’esistenza. Il mondo non ha più segreti per noi. Possiamo comunicare con persone distanti centinaia di kilometri, che hanno culture, tradizioni e costumi completamente diversi dai nostri. Lo dimostra quello che sta succedendo ora con la pandemia. Siamo costantemente aggiornati sulla diffusione del virus nel resto del mondo e sulle strategie che i diversi Governi stanno adoperando per affrontarlo. E tutto ciò semplicemente stando a casa.

Se all’inizio Internet sembrava solo un’immensa rete di smistamento delle informazioni, un telefono senza fili che attraversava il globo, ora è molto di più.





Con l’avvento dei social non sono solo le informazioni a viaggiare, ma le nostre stesse vite. Abbiamo la possibilità di registrare video in tempo reale, di comunicare visivamente con gli altri.

Ma Internet non ha ridotto solo le distanze fisiche: i personaggi della cultura pop, possono servirsi di un mezzo di comunicazione diretto con il pubblico, eliminando l’intermediario (l’intervistatore ad esempio).

Insomma il Web è per noi un’altra dimensione, in cui ognuno è a un click dall’altro.

Internet ha mutato la nostra concezione del tempo e dello spazio, perché innanzitutto ha riformulato il nostro modo di concepire il passato. Se prima il tempo sembrava essere scandito dall’annullamento di ogni attimo precedente, ad eccezione dei frammenti che si fermavano nelle nostra memoria, ora i ricordi li abbiamo affidati allo smartphone. Questo significa “immortalare”: il nostro passato, catturato dall’occhio della fotocamera e condiviso in rete, resta con noi per sempre. Non ci abbandona mai, rubandoci il privilegio di dimenticare gli errori.

Così si realizzano le ambizioni d’immortalità dell’essere umano. Abbiamo trasferito parte di noi nella macchina, per eliminare il nostro lato mortale e fallibile. E siamo andati oltre. La macchina prima o poi smette di funzionare, si arresta. Internet, invece, privo della dimensione reale, resta in eterno e i nostri dati e le nostre vite con esso.

Giulia Di Carlo

 

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