Intervista a Bianca Hirata che da Roma lotta per l’Amazzonia in fiamme

Bianca Hirata
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Il 26 agosto piazza Navona si è svegliata con un imponente striscione che recitava: “stop those fires we neeed to breathe“. La responsabile è Bianca Hirata, una ragazza di 23 anni brasiliana ma cresciuta a Roma. Nella sua vita si occupa di fotografia, per passione e per lavoro, con l’obiettivo di raccontare storie e di svelare i lati più intimi dei suoi soggetti. La sua macchinetta è animata da un forte amore e da una grande fiducia verso l’umanità che la spinge a viaggiare molto alla ricerca di scatti sempre più comunicativi. Bianca è anche una giovane attivista con un particolare interesse verso le problematiche delle minoranze indigene e impegnata nella comunicazione ambientale.

Appena si parla di Brasile e della politica del governo, specialmente per quanto riguarda il rapporto con la foresta e con chi ci vive, Bianca chiarisce subito:

Anche se il mio governo è brasiliano, io non considero Jair Bolsonaro come il mio presidente. Non solo questo governo ma anche quello precedente non hanno fatto altro che rubare all’Amazzonia le sue risorse negli ultimi anni. Il Brasile sta cedendo parti di foresta alle potenze mondiali come se fossero di loro proprietà , stanno uccidendo gli indigeni e tutte le specie viventi che abitano la foresta , bruciano la loro casa e stanno rubando  l’aria a tutto il pianeta. Attraverso questo gesto noi vogliamo chiedere al governo brasiliano di fare un passo indietro , abbassare la bandiera e unirsi con gli altri paesi affinché si trovino insieme  le più giuste soluzioni per porre fine a questo inferno.”

Partendo da queste considerazioni ha deciso di reagire alla notizia delle fiamme con un’azione plateale nella piazza delle fontane, del barocco e dell’ambasciata brasiliana.



Io credo e spero che nessun essere umano di fronte a fatti di questa portata sia in grado di rimanere indifferente. La consapevolezza della gravità della situazione in Amazzonia mi ha obbligata a cercare un modo di reagire e di conseguenza ad espormi. Ho visto numerose manifestazioni in merito all’Amazzonia, ma poche immagini capaci di trasmettere messaggi forti. Ho pensato di usare la fotografia per costruire un immagine capace di veicolare un messaggio semplice, magari che arrivasse davvero fino in Brasile, senza far polemiche, mi sono appropriata di una piazza importante e le ho dato la voce con uno striscione. L’ho voluto fare anonimamente in modo che sembrasse che fosse la città a parlare.”

La protesta di Bianca, dopo la foto postata sul suo profilo instagram, è diventata virale. In realtà la notizia degli incendi è arrivata ai grandi media proprio attraverso i social network. L’attenzione degli utenti, dei giovani in particolare, ha portato la tematica ambientale fino al G7. Tuttavia spesso l’attenzione che si mostra sui social corrisponde nella realtà ad una conoscenza superficiale e quando il messaggio diventa virale si inizia a dimenticarne il significato e l’importanza. Resta lecito chiedersi se questo mezzo di comunicazione possa essere considerato valido per l’attivismo e la lotta politica.  Bianca, insieme a tutti quelli che la hanno aiutata in questo gesto politico, è riuscita ad arrivare fino in Brasile proprio grazie alla rete.

In questi casi la condivisione di un post equivale alla condivisione di determinati valori. La cosa interessante è che al contrario di molti altri post politici, questa foto ha generato pochissimi commenti ma innumerevoli condivisioni, come se non ci fosse molto da aggiungere o da dibattere, ma solo il desiderio di aumentare la forza del messaggio urlandolo più forte. Nel web si urla condividendo. Abbiamo visto che la nostra foto adesso è arrivata fino in Brasile e viene condivisa molto anche li. Questo mi rende soddisfatta. Data la semplicità del messaggio preferisco la condivisione al dibattito.

Dietro un’immagine virale c’è però comunque un oggetto reale:

Siamo tutti abituati ad informarci tramite schermi e comunicare attraverso tweet e post. Io ed il gruppo che si è mobilitato per questa operazione abbiamo sentito la necessità di comunicare attraverso qualcosa di più forte: un oggetto fisico,uno striscione, posizionato dinnanzi al simbolo del Brasile nella città di Roma. Se parliamo di fatti di questa gravita la rete può essere un amplificatore del  messaggio molto efficace. La buona informazione e la sensibilizzazione in tempo reale sono la più grande forza di questo tempo.Io nel mio piccolo scatto fotografie che possono portare un messaggio, altri fanno cose più importanti come il crowdfunding,il reportage e il reclutamento di persone che possono aiutare fisicamente. Tutto questo parte dai social network. “

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