Intervista a Manuela Macario, presidente Arcigay, vittima di omofobia

Tenersi la mano non può essere considerato un comportamento indecoroso. L'amara vicenda di "omofobia da spiaggia " raccontata da chi l'ha subita

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UN GIORNO DI ORDINARIA OMOFOBIA
Questa è un’estate strana, da Nord a Sud il Paese sembra improvvisamente attraversato da un rigurgito allarmante di xenofobia, intolleranza, omofobia, razzismo. Se non sono i migranti sono i gay, se non sono i gay sono i disabili. Le notizie si rincorrono, gli episodi si moltiplicano, i commentatori da social si sbizzarriscono. Non dovrei stupirmi pertanto se anche io, in un ordinario lunedì di fine estate, mi ritrovo vittima dell’ennesimo episodio di discriminazione. Eppure, nonostante il mio attivismo, nonostante il ruolo che ricopro, nonostante la mia da sempre affermata omosessualità, in 45 anni di vita è la prima volta che mi capita una vicenda così amara e sconcertante.




Esordisce così Manuela Macario, presidente Arcigay ferrarese, nel suo lungo sfogo dal suo profilo Facebook. Parole che non lasciano spazio ad interpretazioni, parole di chi ha subito un torto. Parole amare di condanna e denuncia. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per saperne di più.

 

– Abbiamo appreso dalle pagine dei quotidiani la vicenda, ci può spiegare cosa è successo?

È successo quello che non mi sarei mai aspettata succedesse in quel luogo. Sono più dieci anni che abitualmente mi reco lì, al  Bagno La Baia di Maui del Lido di Spina. Sono stata avvicinata da una dei gestori , con i quali ho sempre avuto rapporti più che cordiali, e mi sono sentita dire ha chiamato che alcuni clienti si erano lamentati di comportamenti inopportuni tenuti in spiaggia da me e dalle “ragazze che stanno con me”.

– Lei ha chiesto spiegazioni? A cosa alludeva la titolare con “comportamenti inopportuni “?

È quello che ho cercato di capire anche io. Ho chiesto più volte di spiegarsi bene. “Certe cose non si fanno” ha replicato lei. Io ho insistito perché proprio non avevo idea a cosa si riferisse. È stata molto vaga, nessuna spiegazione, niente di niente, solo che più di un cliente si era lamentato per “certi comportamenti “. Come ho scritto nel mio post su Facebook , se mi si muovono accuse calunniose, si allude ad atti osceni in luogo pubblico, mi si dovrebbe almeno dire esattamente chi si è lamentato e perché. Cosa potrebbe essere sconveniente? Tenersi la mano? Un bacio a stampo? Non saprei. Quello che so è che è ora di dire basta all’omofobia.

– Non le erano mai capitati prima episodi del genere?

Mai. Sono vent’anni che frequento questo lido, dieci da quando ci sono i nuovi gestori. È un posto molto frequentato da gay e lesbiche e non ho mai avuto la sensazione o la percezione di essere discriminata.

– Secondo lei, è possibile che ciò sia avvenuto per il clima di tensione, di intolleranza che pervade un pò tutta la penisola ?

Io credo che quando un determinato gruppo di persone lotta per acquisire diritti e ci riesce, poi ci sia una sorta di reazione avversa da parte di chi odia le conquiste sociali. È sempre stato così, ma con l’avvento di internet è tutto peggiorato. Facebook, ad esempio, funge da amplificatore : se nel quotidiano una persona, non avrebbe il coraggio di esprimere il suo odio nei confronti di altri, dietro ad una tastiera  sentendosi “forte” tira fuori il peggio di sé. In momenti di crisi di valori ci si oppone al cambiamento anche in questo modo.

– Sono arrivate le scuse da parte dei gestori? O meglio, lei si aspetta le loro scuse?

No, non sono arrivate. Si, sinceramente vorrei le scuse da parte loro. Non si può trattare così una persona, le spiegazioni sono dovute. Sinceramente io ad un certo punto avevo pensato ad un equivoco. Può capitare, uno scambio di persona. Cosa avremmo mai potuto fare di così sconcertante da turbare la sensibilità di altri bagnanti? È assurdo.




Manuela Macario ha ragione, l’intera questione è assurda. Esce fuori un’italietta bigotta ed intollerante che non ti aspetti dopo le conquiste sociali. Un’italietta dai rigurgiti omofobi che, ancora urla allo scandalo se due persone dello stesso sesso si tengono per mano o si scambiano gesti reciproci di affetto. Da condannare è sempre e comunque questo atteggiamento retrogrado, intollerante ed ignorante, e ha fatto bene Manuela Macario a denunciare pubblicamente l’accaduto. Il silenzio è complice e questo Manuela Macario dall’alto della sua esperienza di attivista per i diritti lo sa bene.




Ovviamente, per correttezza abbiamo contattato i gestori del Lido di Spina per avere la loro versione dei fatti. Alla nostra richiesta di rilasciare almeno una piccola dichiarazione chiarificatrice che serva a pacificare gli animi, ci è stato risposto: “I nostri animi sono pacifici quindi non saprei come chetare i loro. Non abbiamo versioni da dare”. Ovviamente, in qualsiasi momento siamo disponibili ad accogliere eventuali dichiarazioni.

 

Rosario Lubrano 

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