Intervista ad Antonio Giordano, orgoglio nostrano

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Antonio Giordano è un illustre scienziato Napoletano, oncologo, anatomo patologo, ricercatore, genetista, scrittore e professore universitario. Direttore dello Sbarro institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia, professore di Anatomia patologica all’università di Siena, e presidente della Human Health Foundation Onlus. Importanti le sue scoperte in ambito di ricerca alla lotta del cancro. Nel 1993 scoprì e clono’ un gene oncosoppressore, in grado cioè, di prevenire l’insorgenza del cancro. Antonio Giordano è stato premiato recentemente a New York per i suoi meriti.

L’intervista

Digitando il suo nome nei motori di ricerca, ci si accorge subito che lei è un personaggio di fama mondiale, e si rimane stupiti dalla grandissima mole degli  studi svolti e delle sue ricerche. Oltre a questo e all’impegno profuso anche per la sua terra di origine, compare anche il nome di suo padre, illustre oncologo e anatomo patologo. Qual è l’eredità medico e affettiva che le ha lasciato? 

Affettivamente mio padre ha lasciato un vuoto incolmabile che in parte colmo attraverso gli insegnamenti morali e scientifici che mi ha trasmesso. Chi lo ha conosciuto non puo’ ricordare la sua onesta’ e il suo rigore scientifico. Era un lavoratore instancabile ed estramente tenace. Direi che e’ stato capace di trasmettermi la sua curiosita’ e la perseveranza, ma anche l’attitudine a lottare sempre con onesta’ per quello in cui si crede.

Leggendo della sua attività di medico e di ricercatore, ma anche appassionato tifoso napoletano, ricorre spesso il termine “rigore”. Lei pensa che ci sia bisogno di un forte rigore etico, dove politiche di malaffare e malasanità, compiono continui  “falli” ai danni dei malati?

Certamente. Ritengo che sia necessario essere rigorosi innanzitutto con se stessi e poi con gli altri.

Il settore della sanita’ e’ molto delicato e non si puo’ prescindere da una gestione rigorosa di finanziamenti e contributi. Ciononostante assistiamo alla creazione di nuove strutture quando lo Stato non e’ nemmeno in grado di finanziare quelle esistenti. E’ evidente allora che qualcosa nel sistema non funziona.

Lei è un professionista affermato,  recentemente premiato negli Stati Uniti, cosa si prova ad essere un Italiano, e più specificatamente un napoletano, a dirigere un istituto come lo Sbarro institute di Philadelphia?

E’ un grande orgoglio per me essere riuscito ad affermarmi in un paese come gli Stati Uniti e, in qualche modo riuscire a rappresentare l’Italia. Non nascondo pero’ che alla base del mio successo c’e’ tanto lavoro e il sacrificio mio e della mia famiglia che ha saputo starmi vicino.

–  Cosa pensa di uno stato che obbliga i giovani ricercatori a prendere “ baracca e burattini “ e scappare all’estero? Perché in Italia non si può far ricerca? E cosa consiglierebbe ad un giovane? 

Credo che il problema dei finanziamenti stanziati per la ricerca debba essere analizzato su due livelli. Il primo rigiuarda la scarsita’ delle risorse dedicate al settore scientifico, il secondo la loro cattiva distrubizione che tiene poco conto di criteri meritocratici. Questo rende difficile fare ricerca in Italia e costringe i giovani, dopo anni di studio, a lasciare il nostro paese in cerca di fortuna in altri Stati. L’Italia ne esce doppiamente perdente perche’ investe nella istruzione di giovani che poi produrranno per lo sviluppo di altri Paesi. Ai giovani consiglierei di fare esperienza negli altri Stati per poi cercare di rientrare in Italia.  

Ho letto  che lei intende collaborare con l’amministrazione comunale di Marcianise  per la creazione di un laboratorio scientifico.  Di che cosa si tratta? E a che punto siamo? 

Si tratta di un semplice progetto di cui preferiro’ parlare quando sara’ una realta’ concreta.

– Il suo lavoro da sempre consiste nella ricerca di qualcosa che sia capace di contrastare il cancro, e in tale ambito è riuscito a fare importanti scoperte. Ci sono speranze concrete che a breve giro, si riesca a debellare questa terribile malattia? 

Non vorrei apparire troppo ottimista, ma credo di si. Enormi sono i progressi che il mondo scientifico e tecnologico puo’ vantare in questi ultimi 50 anni, (dalla scoperta del DNA). Credo, quindi, che assisteremo presto ad una svolta concreta che non si limitera’ ad un controllo della malattia ma alla sua debellione.

 – Terra dei fuochi. Il suo impegno è notevole anche su questo fronte. Cosa si può fare affinché ciò non si ripeta? 

Sicuramente educare le nuove generazioni ad amare e rispettare l’ambiente. Senza cultura ed educazione non ci puo’ essere un radicale cambiamento della mentalita’. Sono cosi’ convinto di quanto sto affermando che spesso mi reco nelle scuole per raccontare e spiegare, anche da un punto di vista scientifico, la catastrofe ambientale che vede in Italia e in Campania solo la punta di un iceberg, ma che in realta’ e’ una tragedia planetaria.

Se potesse cambiare qualcosa in Italia, cosa cambierebbe? 

La burocrazia italiana che e’ veramente macchinosa e la mentalita’ dello “scaricabarile”. In Italia non c’e’ mai un responsabille. La “colpa” e’ sempre del precedessore. 

Lei è scaramantico? 

Posso dire non e’ vero, ma ci credo?

– Ce  la facciamo quest’anno a vincere lo scudetto?

Dello scudetto preferisco non parlare!  

Antonio Giordano è un esempio da seguire per tutti coloro che vogliono fare del proprio lavoro una missione. Nonostante la fama raggiunta e la sua professionalità, colpisce la grande umanità e umiltà di questo uomo, che non ha dimenticato la sua terra e lotta per far qualcosa per migliorarla. Da italiano e da napoletano, mi sento di ringraziarlo.

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