Intervista a Cecilia Sanchietti, batterista, compositrice. “La terza via” il suo secondo album

La terza Via, l'album di Cecilia Sanchietti

Cecilia Sanchietta racconta “La terza via”

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Incontro Cecilia Sanchietti nella sua città, Roma, una giovane donna, alta e snella, con occhi pieni di vita e braccia forti. Batterista e compositrice italiana, leader della sua band che ha prodotto l’album “La terza via”, direttrice artistica del Festival WinJazz – Woman in Jazz Festival e didatta.

Cecilia Sanchietti (foto Roberto Scorta)

Un ricco curriculum alle spalle tra cui spicca il Premio (2017) “Hit like a girl”, contest di New York City diretto alle donne batteriste di tutto il mondo. Nel 2009 riceve un attestato come musicista di talento, Outstanding Musicianship Award, dalla Berklee College di Boston e ha collaborato con numerosi artisti come Carmen Consoli, Fabio Abate, Luca Madonia, Melvin Brown, Alex Woods, Marco Sinisalco, Nicolas Kummert, Caterina Palazzi e molti altri.

 

Nel 2017 produce il suo secondo album da leader “La terza via” (The third side of the coin), progetto centrato sul tema del coraggio, con musicisti internazionali: Pierpaolo Principato (pianoforte), Marco Siniscalco (basso elettrico), featuring Nicolas Kummert (sax tenore).

Che cos’è il progetto Festival WinJazz-Woman in Jazz?

Festivalwinjazz-women-jazz è dedicato alle leader del jazz. Un progetto che ha l’obiettivo di valorizzare, sostenere e dare visibilità alle donne negli ambiti della musica jazz, sperimentando nuove formule e rendere accessibile la musica per interagire con un pubblico diverso, di raccontare le storie delle donne, della loro musica e delle loro difficoltà. Questo festival me lo sento sulla propria pelle perché conosco bene le difficoltà che si debbono affrontare, soprattutto in un ambiente in cui alcuni strumenti musicali vengono usati da uomini. Cerco da sempre rivalsa anche per gli altri, quindi da lì è nato il progetto di aiutare i musicisti, soprattutto donne. Un’altra mia iniziativa abbastanza recente è “Oltre il Palco”, uno spazio che offre agli esordienti  la possibilità di promuovere la propria musica.

Com’è la carriera di una batterista donna?

Si potrebbe pensare che una batterista donna, tra i tanti batteristi uomini, sia più facilitata per far emergere il proprio talento, invece non è così. Il nostro mondo è orientato sulla quantità, quindi sorgono diversi dubbi ed  indecisioni sull’operato di una batterista donna, il cui numero è nettamente inferiore a quello degli uomini. Per questo motivo una batterista donna fa doppia fatica per mettere in luce le proprie capacità e dimostrare di essere all’altezza, non più di un altro, ma neanche meno. Esistono diversi festival per batteriste, a cui ho partecipato, ma che limitano le donne al confronto con l’altro sesso.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinta a diventare una batterista leader di una band e produttrice di due album?

Noi musicisti siamo quello che suoniamo, uomo o donna che sia. Nonostante le varie emancipazioni però  esiste ancora il pregiudizio verso la batterista donna da parte dei colleghi musicisti e dagli organizzatori stessi. Soprattutto la cultura Jazz è ancora molto maschilista e tradizionale e tende a fare gruppo. L’introduzione di un elemento femminile in una formazione maschile causa spesso rottura e disagio, anche se non voluto, e limita la crescita della batterista donna Jazz perché viene in qualche maniera esclusa. Il Jazz si suona, è basato sull’interplay, non si impara sui libri ed è suonando insieme che si cresce. Se questa esperienza viene a mancare crea un grosso problema di sviluppo artistico. Ecco perché ho iniziato a creare dei gruppi miei, di essere io la leader. Così facendo, e così crescendo, ho prodotto due album, uno nel 2015 e l’ultimo nel 2017.

Chi sono i componenti che ti hanno accompagnata nella creazione di “La terza via”?

In parte ringrazio il mio intuito di empatia, perché ancora prima di iniziare la collaborazione già sapevo che ci saremmo trovati bene musicalmente. Avevo già collaborato con il bassista elettrico Marco Siniscalco, che non aveva nessun pregiudizio verso di me come donna batterista. Con  il pianista Pierpaolo Principato non avevo collaborato, ma conoscevo bene la sua musica, e quando gli ho parlato è nato subito un feeling. Poi ho scelto un ospite internazionale: Nicolas Kummert, sax tenore e ha fatto parte del progetto in modo generoso e sincero. Ci ha raggiunto in studio a Civitavecchia e abbiamo registrato per alcuni giorni.

Foto di Roberto Scorta

Dove vi sta portando questo album?

Sono appena stata al Jazzahead di Bremen in Germania  dove confluiscono tutte le etichette e agenzie di tutt’Europa, a Roma e saremo al Lucca Jazz Donna il 12 ottobre 2018. E’ in programmazione anche un tour in Italia con un ospite internazionale. Stiamo ricevendo tanta soddisfazione da questo album: la rivista musicajazz.ci ha dedicato ampio spazio e /downbeat.com/ una delle riviste Jazz più grandi degli stati uniti ha una sezione dedicata ai cinque batteristi leader e sono onoratissima che ci sia il mio nome e foto in mezzo a batteristi come Steve Gadd, Peter Erskine e Bobby Previte. Per l’album “La terza via” ho scelto un’etichetta di Chicago, perché la mia musica ha molto ascolto negli Stati Uniti.

Facciamo un salto nel passato. Quando è nato il tuo interesse per la musica e la batteria?

Fin da piccola ero molto energica, non stavo mai ferma. Tuilio De Piscopo era il mio idolo, nonostante avessi solo quattro anni. Nell’adolescenza ho studiato pianoforte, ma sentivo sempre di più la vocazione di esprimermi attraverso il ritmo. Davo sfogo al mio talento anche sui cuscini o altro. Inizialmente la mia passione non era ben accetta e ho dovuto aspettare per emergere. Alla festa del mio diciannovesimo compleanno i miei amici mi hanno fatto trovare una batteria ed è stato il dono più bello che potevano farmi. Ho iniziato a prendere lezioni e sono partita con la mia carriera da batterista donna.

Qual è la città dove preferisci esibirti?

Sicuramente Napoli perché la gente è calorosa e accoglie bene l’arte e la cultura. Ho partecipato ad una rassegna organizzata da Maria Lucci, ex titolare dell’Otto Jazz Club, ed è stato fantastico.

Hai suonato con artisti importanti, tra cui Carmen Consoli. Cosa hai raccolto da questa esperienza?

Ho suonato all’Auditorium con Carmen Consoli nel 2011 durante una tournee ed è stata una grande emozione accompagnarla.

Come descriveresti il Jazz?

Il Jazz è improvvisazione, libertà ed è sempre diverso. Il Jazz mi rappresenta perché ha molta interazione e offre attenzione e risoluzione . E’ uno stile di vita in cui mi trovo benissimo perché varia e mi fa sentire felice. Suono quello che sento con l’altro e mi sento valorizzata.

Cecilia Sanchietti (foto di Roberto Scorta)

Ogni artista lancia un messaggio con la sua arte e ha un suo obiettivo. Puoi dire ai lettori di Ultima Voce qual è il tuo?

Il filo rosso nell’ultimo album “La terza via” è il coraggio, elemento imprescindibile per dare senso alla nostra vita, senza il quale né l’amore, né la volontà e nemmeno il talento possono sopravvivere ed essere sufficienti.   Per me la musica è un dono per se stessi e per gli altri. Penso sempre in che modo posso essere utile a chi ascolta la mia musica: la cosa più bella che posso sentirmi dire dopo un concerto è “grazie questa sera mi hai fatto bene”.

Ho fatto tanto volontariato, perciò ho dedicato il primo album interamente al mio passato di cui fanno parte le mie collaborazioni con i progetti in Kosovo e Cangorang, e ho creato un gemellaggio con musicisti Rwandesi. La mia dimensione internazionale è molto forte che trasmetto anche attraverso la musica. Ho composto suoni mirati che anche nel mio secondo album “La terza via” si possono trovare, soprattutto nel brano dedicato alle donne curde combattenti. Nella mia musica racconto queste esperienze e le persone che ho incontrato. Ma ho usato la musica anche per i ragazzi delle periferie di Roma e so che lo rifarò perché uno dei miei obiettivi è fare solidarietà in modo costruttivo.

Cosa consiglieresti ad una batterista giovane, esordiente?

Di continuare il proprio percorso suonando se stessa, di essere pronta a commenti di ogni tipo, e non rinunciare mai alla sua identità. Rafforzarsi anche psicologicamente e soprattutto ad essere sempre professionali, dare il massimo e non marciare sul fatto di essere una donna. Occorre equilibrio, quindi portare avanti un progetto possibile. Vorrei contribuire con la mia musica e il mio impegno a rinforzare la scelta che alcune donne hanno paura di fare, spronarle di credere in se stesse e di proseguire su una strada, pur tortuosa, ma autentica. Le cose succedono quando si prende il percorso giusto, ma occorre saperle accogliere e accompagnare.  Una donna non deve per forza diventare mascolina per suonare la batteria, ma bisogna sapersi valorizzare e sentirsi al proprio agio. La batteria jazz lavora sui colori, sfumature, dolcezza e quindi ridona femminilità. Quando faccio un concerto posso anche mettere un bel vestito, elegante, per mettere in risalto il mio essere donna. D’altronde anche la parola “batteria” è femminile.

Il tuo sogno nel cassetto?

Sto già vivendo il mio sogno, e non certo perché non riscontro problematiche perché non è così, ma perché lo sto vivendo con grande serenità. Certamente ho dei progetti futuri, come scrivere un libro e suonare un po’ di più all’estero, ma mi ritengo fortunata perché ho già avuto tantissimo. Suonare con i miei amici musicisti è già un sogno.

L’album “La terza via” di Cecilia Sanchietti produce un suono armonioso e consapevole in cui i musicisti si incontrano in perfetta sinergia. La forza di questa produzione  è il perfetto equilibrio associato alla variazione che va dalla tranquillità e dolcezza, allo swing allegro, per arrivare ad una profondità interiore, a volte accompagnato  dal ritmo della marcia che rispecchia appieno la determinazione di questa donna batterista straordinaria ed altruista.

L’album “La terza via” si può trovare su tutte le piattaforme digitali, Itunes, Spotify, Amazon digitale, Piattaforma CD Baby.

 

                                                                                                           Maggie Van Der Toorn

 

 

 

 

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