Intervista a Francesco Tonti, autore e interprete del suo nuovo spettacolo teatrale “Fino a Cento”

Francesco Tonti ci parla del debutto del suo nuovo spettacolo: "Fino a cento"

Francesco Tonti attore autore

Francesco Tonti
L’attore Francesco Tonti (Foto Marco Montanari)

I progetti che lo hanno coinvolto dal 2002 a oggi sono tanti, ma per il 2018 l’attore Francesco Tonti ha in programma qualcosa di speciale. Il nuovo spettacolo che debutterà a Rimini il 21 aprile 2018 al Teatro degli Atti si chiama “Fino a cento”. Tutto ideato e scritto da lui, si presenterà con un format davvero innovativo, che integra racconti, poesie, monologhi, pagine di romanzi e pensieri, con stili differenti e alternanza di linguaggi.

Francesco Tonti, nato a Rimini nel 1979, attore, regista, clown, mimo, giocoliere, sul palco da una vita, diplomato nel 2002 col massimo dei voti presso la scuola di Teatro Galante Garrone di Bologna, è stato cofondatore nel 2004 della Compagnia dei Ciarlatani.  Personalmente ha approfondito la ricerca sul comico dedicandosi in modo particolare al clown, al teatro di strada, al mimo, alla giocoleria e all’equilibrismo. Quest’esperienza lo ha portato a esibirsi sul territorio italiano, ma anche in Giappone, Brasile, Slovenia, Svizzera, Germania, Palestina, Albania, Macedonia, Emirati Arabi Uniti. È stato anche attore nel film “Radiofreccia” di Luciano Ligabue, e nella serie televisiva “Non pensarci con Valerio Mastandrea e Giuseppe Battiston. Dal 2006 porta i suoi spettacoli in zone di povertà e disagi col progetto “Ciarlatani senza frontiere” (Kenya, Bosnia, Palestina, popolo Saharawi del deserto algerino). È stato docente di giocoleria presso “AterBalletto” di Reggio Emilia e insegnante di clown presso l’Università di Bologna e presso la scuola di teatro Galante Garrone.  Nel 2014, in occasione del ventennale dalla morte di Ilaria Alpi, assieme a Giorgia Penzo e Lella Costa ha partecipato a “La strada di Ilaria”, regia di Davide Schinaia, tratto dall’omonimo romanzo di Francesco Cavalli. Ha condiviso il palco con Alessandro Bergonzoni, in un incontro parolibero sul tema del futurismo. Ma parliamo direttamente con lui.

Francesco Tonti, come nasce il tuo nuovo spettacolo teatrale “Fino a cento”?

Per la mia carriera l’ultimo anno rappresenta un cambiamento importante, totale. Sento l’inizio di una nuova stagione che coincide con una rinascita sia teatrale sia personale. “Fino a cento” spingeva per uscire da tempo. Lo considero una sorta di parto che mi fa gridare di gioia: “È nato!”

I testi sono scritti da te. Hai sempre amato la scrittura o c’è un tempo in cui hai iniziato a scrivere?

Quando penso al mio avvicinamento alla scrittura, torno con la mente al viaggio dei Ciarlatani Senza Frontiere in Palestina (2008). Ho sentito nella penna una forza che non conoscevo. Da allora mi trovo a scrivere, ogni tanto, in modo naif. Non sono un letterato, non ho studiato scrittura, conduco una lotta intestina con i libri e fatico a leggere con costanza, eppure voglio esprimermi proprio così, secondo l’urgenza che sento dentro, perché questo sono io. Ho interesse per diversi campi artistici e per linguaggi differenti; il mio stile di scrittura è un po’ mosso, diversificato.

Scrivi per te stesso o per il pubblico?

Dipende. A volte la scrittura ha a che fare col mio corpo, col teatro. In quel momento scrivo sentendo già l’interpretazione, il ritmo tipico della scena. Altre volte penso a chi legge. Ci possono essere pezzi emotivi, quasi delle fuoriuscite vulcaniche in cui si sente forte la mia personale presenza e c’è una certa musicalità, adatta per una lettura ad alta voce o per il teatro, appunto. Altri scritti paiono pagine di un romanzo, con lo stile tipico della narrativa. Sono più calmi, lenti, riflessivi. Lì nascono personaggi che vedo e seguo, con l’immaginazione, nella loro storia, io mi metto in secondo piano… magari sono presente, ma tra le righe.

Dove trovi l’ispirazione?

Mi piace osservare la realtà e trasformarla in scrittura. Trovo ispirazione nelle persone, soprattutto sconosciute, oppure in un oggetto, un luogo. Immagino un mondo che non conosco e provo sensazioni che fanno nascere un racconto.

L’ispirazione dello spettacolo “Fino a Cento” da dove arriva?

Mi ritengo fortunato, perché la mia compagna, Mila, mi sostiene, mi vede, mi riconosce per quel che sono e mi aiuta a individuare le giuste strade. Ma non è solo una storia d’amore. La rivoluzione in atto nella mia vita ha come ingrediente anche un’esperienza che mi sta fornendo nuovi strumenti. Mila è operatrice del Metodo Grinberg, che ho sperimentato anch’io facendolo entrare a pieno titolo nella mia vita. Si basa sull’attenzione al corpo, il “luogo” in cui avviene tutto e dove si possono annidare blocchi e resistenze che, una volta sciolte, si trasformano in energia. Quel metodo mi ha donato forza, chiarezza, soprattutto coraggio. Ha risvegliato in me una voglia irrefrenabile di ampliare la vena artistica e creare cose nuove. La paura può diventare una risorsa se, anziché cercare di negarla, la si accoglie facendola scorrere nel corpo. La paura potrebbe bloccare l’esistenza. Figuriamoci cosa può provocare in un artista che la vuole evitare: freni, pensieri più piccoli rispetto al potenziale, blocchi, autocensure. Mi sono sempre ritenuto fortunato e coraggioso, ma solo oggi vedo e sento in modo rinnovato e più lucido un diverso potenziale. La paura è un elemento che offre coraggio, così mi sono lasciato ispirare dal desiderio di espormi, e con questo spettacolo credo di proporre la mia vena artistica più intima.

“Fino a cento” è praticamente un one-man show di Francesco Tonti?

Alcuni amici e colleghi si sono offerti di aiutarmi, di revisionare i testi o aiutarmi nella regia, cosa saggia di per sé, ma ho rifiutato con gratitudine perché ogni buona idea può ispirare altre visioni, quindi lo spettacolo prenderebbe una forma diversa da quella che potrei produrre con la mia spinta. Ho rifiutato un po’ da ignorante consapevole, dicendo che voglio sbagliare da solo.

In cosa consiste lo spettacolo?

È un insieme di pezzi in cui affronto argomenti diversi. Lo scritto principale “Fino a Cento” è nato il giorno di Natale 2016 da una grande paura trasformata in scrittura. All’inizio sembra la pagina di un diario ma poi entrano immagini e pensieri che toccano temi a me cari. In questo testo accenno alle persone bloccate. I blocchi possono essere sia fisici sia mentali. Ho una madre disabile e conosco persone che stagnano nella loro condizione mentale o emotiva.  

C’entra anche la tua infanzia?

Beh, l’infanzia mi parla continuamente. Può bastare una luce, una musica, un oggetto, e i ricordi si fanno intensi e mi chiedono di essere scritti. Vivo sensazioni a fior di pelle come se avessi ancora dieci anni e cerco di far dialogare il presente col passato. A volte coinvolgo il futuro e si crea un interessante triangolo. Influisce il fatto che sono diventato padre. Osservare Angelica e passare il tempo con lei mi ha portato a scrivere una poesia dedicata ai bambini, in cui non mi rivolgo a loro ma ai genitori, invitandoli a fare l’apposto di quello che credo. È una poesia paradossale. Senza volerlo, mi sono ritrovato in un altro testo delirante, in cui da una visione folle tratto il tema ambientale, il problema della plastica.

Ti ritieni un filosofo?

Sono innamorato del valore delle parole. Le parole possono modificare la realtà. Già il pensiero, di per sé, produce azioni e può essere fonte di cambiamento.

Che ruolo hanno le emozioni nel tuo spettacolo?

Se riesco a far provare un’emozione allo spettatore sono già al 99% dell’opera. Il teatro è fatto di emozioni, come il canto, la musica e l’arte in genere.

I tuoi spettacoli sono positivi: affrontano argomenti importanti che fanno riflettere, ma sempre in modo allegro, coinvolgente e con una buona dose di ironia. Quanto vivi di ironia? Quanto è importante per te prendere la vita con ironia?

A diciott’anni ho conosciuto il clown e questo incontro mi ha permesso di leggere la realtà in modo diverso. La risata è entrata a far parte della mia vita in modo rivoluzionario. Il clown rompe gli schemi e porta le persone a ridere di sé, a ridere del mondo e ad alleggerire le proprie giornate. L’ironia lega le persone nella complicità e consente di ribaltare le regole. L’ironia scioglie le rigidità tipiche di chi si prende troppo sul serio; nella mia vita ha un ruolo centrale. Mi piace molto ridere e far ridere.

Cosa ami fare di più?

L’amore!

Francesco Tonti
L’attore Francesco Tonti (foto Marco Montanari)

Francesco Tonti debutta al Teatro degli Atti di Rimini il 21 aprile 2018 col nuovo spettacolo “Fino a Cento”, immaginato con e realizzato grazie a Mila Lenisa. Di seguito la presentazione dell’autore:

E’ nato, è nato! Il bisogno è nato. Così comincia il racconto intitolato Fino a 100 che dà anche il titolo allo spettacolo. Dal 2008 un flusso inarrestabile di parole accompagna l’autore nelle sue giornate. Parole che chiedono di essere scritte e rilette, oggi pretendono di salire sul palco. Racconti, poesie, monologhi, pagine di romanzi e pensieri. Con stili differenti e un’alternanza di linguaggi, Francesco Tonti s’immerge in modo caotico, disordinato e naïf nelle sue gioie, paure e follie.

 

http://www.teatroermetenovelli.it/il-cartellone/stagione-2017-2018/fino-cento

Foto Copertina: Marco Montanari

 

 

 

 

 

 

 

 Maggie Van Der Toorn

 

 

 

 

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