Ucraina: Lenny Emson, direttrice del KyivPride, spiega la delicata situazione della comunità LGBTQ+ nel conflitto

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Lenny Emson, direttrice dell’organizzazione ucraina KyivPride, ha raccontato ciò che i membri della comunità LGBTQ+ stanno affrontando e le prospettive che il conflitto contro la Russia potrebbe aprire a proposito dei diritti umani.

Lenny Emson e i suoi collaboratori del KyivPride stanno cercando in ogni modo di sensibilizzare la società occidentale su ciò che il conflitto con la Russia sta portando non solo alla popolazione dell’Ucraina, ma in particolare alla comunità LGBTQ+ del paese. Il messaggio dell’attivista è chiaro: per far sì che si possa tornare a lottare per i diritti umani di tutti, la guerra va fermata all’istante e l’intera Europa deve essere a sostegno dell’Ucraina.

Lenny, che da anni si batte per i diritti della sua comunità, è rimasta nella capitale per dare sostegno a chiunque lo necessiti. Grazie ai collegamenti che il KyivPride ha con altre organizzazioni estere, l’ONG sta fornendo supporto per ogni necessità dei propri concittadini: farmaci, cibo, riparo, aiuti per chi desidera fuggire dal paese. Dal rifugio dove si trovava, l’attivista ha parlato a cuore aperto di quello che lei e tutta la comunità stanno affrontando, del problema delle fake news che circolano nei media occidentali e creano immagini falsate dell’Ucraina. Il suo timore è che i governi europei smettano di supportare l’Ucraina e la lascino soccombere alla Russia e al regime repressivo in cui i diritti umani contano meno di zero.

Tu e i tuoi colleghi siete ancora in Ucraina. Siete in grado di portare avanti le attività del KyivPride in sicurezza?

Be’, assolutamente no perché il KyivPride è una organizzazione per i diritti umani, quindi la nostra missione è difendere questi diritti per le persone della comunità LGBTQ+, fare pressione sulla legislazione, cercando di cambiare leggi, organizzando e sostenendo eventi come le manifestazioni del Pride e cose simili. Adesso, in queste circostanze, abbiamo dovuto assolutamente riorganizzare il lavoro perché ovviamente procedere in quello che stavamo facendo non è stato possibile. Da quando è iniziata l’invasione abbiamo dovuto cambiare le nostre attività, dedicandoci direttamente alla comunità, per esempio facendole avere ciò di cui ha bisogno in questo momento. Quindi ora insieme ad altre organizzazioni proviamo a fornire alla comunità cibo, medicine e qualsiasi altra cosa di cui potrebbero aver bisogno, come un rifugio. Insomma, adesso stiamo facendo del lavoro “pratico”.

Siete ancora in contatto con altre organizzazioni straniere? Vi stanno dando supporto in qualche modo, per esempio dando aiuti alle persone che scappano dall’Ucraina?

Lavoriamo con molte organizzazioni in Europa, in Canada, negli Stati Uniti, e loro ci stanno aiutando molto. Ci forniscono quello di cui abbiamo bisogno, come per esempio sacchi a pelo per i rifugi, uniformi per i nostri soldati e altre cose che non si possono reperire ora in Ucraina perché non sono disponibili. Danno davvero molto aiuto e inoltre donano molto. Con queste donazioni noi possiamo comprare cibo, dare aiuto alla comunità LGBTQ+; possiamo comprare medicinali. Le organizzazioni LGBTQ+ europee mandano a noi e alle nostre organizzazioni associate scorte di ormoni per le persone trans. Quindi è davvero un grande aiuto quello che stiamo ricevendo da loro. Abbiamo anche un grande database di famiglie LGBTQ+ europee, e da loro e dalle organizzazioni arrivano messaggi come “La mia casa è aperta per i rifugiati ucraini, contattatemi e sarà felice di ospitare qualcuno”; quindi noi mandiamo le persone a tutti questi sostenitori in Europa e loro ci offrono aiuti e riparo.

Parlando dei percorsi di transizione, le persone trans stanno riuscendo a portare avanti il protocollo e le terapie mediche? Presumo ci siano molte difficoltà a causa della mancanza di farmaci e dottori.

Certamente per molte persone trans questo è un grande problema, perché non c’è disponibilità di ormoni. Nella prima settimana dall’invasione le farmacie erano vuote perché le persone hanno svuotato tutto. Gli ormoni quindi sono esauriti e questo è un grosso problema per i trans. In particolare, quelli che non sono in contatto con le organizzazioni si trovano in una situazione di vera difficoltà. Noi del KyivPride stiamo spingendo tutte le persone trans a mettersi in contatto con le nostre organizzazioni, così da poter ricevere aiuti, perché queste organizzazioni hanno le risorse per trovare le scorte di farmaci. Chi non ha iniziato il percorso di transizione adesso è in difficoltà perché i dottori, così come gli altri, sono scappati dal paese, oppure sono stati trasferiti, dunque è difficile trovarne uno in questo periodo, in particolare in questo caso, visto che non si tratta di un medico qualunque. Un attivista trans ha costruito qui in Ucraina una rete medica di supporto per anni, e ovviamente adesso è molto più complicato indirizzare una persona verso una di queste figure professionali perché quel dottore potrebbe non trovarsi dov’era.

Immagino sia molto difficile…
Qui in Italia i media hanno parlato molto delle persone transgender bloccate sui confini e costrette a rimanere per arruolarsi. Tuttavia, la notizia è risultata essere falsa e il KyivPride sta ancora cercando di sensibilizzare a proposito di questo. Perché pensi che questa notizia sia circolata così tanto? Da dove può provenire?

In realtà penso che dietro a ciò ci sia la propaganda a favore della Russia. Questo perché sin dal primo giorno dell’invasione noi ucraini abbiamo ricevuto un enorme supporto dalla società europea, con una tonnellata di messaggi, persone che sono andate a protestare e si sono schierate dalla nostra parte, cercando di fare qualcosa per l’Ucraina e per la nostra comunità LGBTQ+. Ho visto foto da Milano, da tutta l’Italia. Noi siamo davvero grati per questo perché personalmente credo che senza questo supporto dalla società civile, i governi europei non ci avrebbero mai sostenuto. Ripeto, questa è la mia opinione personale, ma penso che la pressione che le persone hanno fatto sui loro governi abbia funzionato davvero. E questo è stato un grande aiuto per l’Ucraina come paese. Quando vedo tutta questa disinformazione arrivare dai media, penso che potrebbe essere la propaganda russa perché cercano [i russi, ndr] di impedire il supporto dei cittadini per l’Ucraina. Quindi è per questo che quando parlo con le persone europee LGBTQ+, incito loro di dirlo chiaramente: se fate circolare così tanto queste voci e questa disinformazione, non state aiutando la comunità ucraina, state aiutato la Russia a conquistare l’Ucraina e a imporre questa politica assolutamente contro i diritti umani su di noi. Questo è il motivo per cui chiedo a tutta la comunità queer e LGBTQ+ d’Europa di non credere a queste false informazioni. Verificate i fatti prima di tutto.
Se pensate che le persone trans siano rinchiuse un mese nel reparto di psichiatria, legate al letto, così da poter cambiare il proprio genere, be’ questo non è assolutamente vero. Gli attivisti trans ucraini hanno combattuto per anni per cambiare ciò e ci sono riusciti 6 anni fa. Adesso il nostro protocollo è uno dei migliori: ci sono due settimane di sedute con uno psichiatra e poi puoi ricevere il certificato per il trattamento ormonale, così da cambiare il tuo genere legale. Questo è stato un grande traguardo. Dunque, se diffondi queste voci, se dici che tutto questo non è vero, mandi in fumo tutto quello che gli attivisti trans hanno fatto, tutti i nostri risultati; e ancor prima, tu annulli noi come comunità. Se pensi di aiutarci accusando l’Ucraina, non lo stai facendo.

Questo pomeriggio ho visto un’intervista del 30 marzo in cui Judis Anderson, una donna trans ucraina, parlava della sua esperienza. Lei è stata appunto bloccata sul confine con la Polonia e rispedita a Leopoli perché le guardie l’hanno considerata un uomo. Quindi puoi vedere come questo tipo di notizia sia diffusa in Italia. Cosa ne pensi?

Ti direi che bisogna prima di tutto considerare ogni singolo caso individualmente. Quando vedo queste situazioni la mia prima reazione è: cosa vuole ottenere questa persona? Vuoi migliorare la condizione delle persone trans? Be’, allora forse non andare dai media italiani, ma piuttosto dalle organizzazioni ucraine. Se vuoi passare il confine, se ti serve aiuto, hai le organizzazioni ucraine che sono qui per aiutarti. Purtroppo ho visto altre persone, come per esempio un’altra donna trans che è fuggita dall’Ucraina illegalmente e adesso sta incolpando la comunità perché nessuno l’ha aiutata. Tuttavia, quando abbiamo analizzato il caso specifico, abbiamo scoperto che molti avvocati a supporto della comunità LGBTQ+ le hanno dato consigli su come attraversare i confini legalmente. Questa persona, però, non ha seguito questi consigli ed è espatriata illegalmente, così noi adesso non sappiamo dove si trovi, ma lei sta facendo disinformazione sulla situazione delle persone trans in Ucraina. Quindi di nuovo la questione è: se i tuoi documenti sono a posto, ti serve aiuto e vuoi cambiare la situazione, chiedi semplicemente aiuto e supporto alla comunità; questo è la prima cosa da fare. Contattare i media italiani non ti serve a cambiare la situazione in Ucraina, ma contattare quelli ucraini sì.

A proposito di chi ha scelto di arruolarsi volontariamente: c’è discriminazione o la guerra è riuscita a unire, a mettere da parte i pregiudizi, a creare un’identità comune?

La comunità LGBTQ+ in Ucraina, specialmente chi è nell’esercito, è davvero molto unita e si aiutano a vicenda. I militari LGBTQ+ si autodefiniscono “battaglione queer”, e anche se i media pensano che sia un battaglione separato composto solo da persone della comunità, in realtà non è così. Questo è il nome che si sono dati ma si trovano dispersi in tutto l’esercito. Certo, dipende molto dalla singola situazione: se puoi essere apertamente gay o apertamente trans dipende dall’unità in cui ti trovi. Vorrei far notare come le forze militari in ogni paese sono tradizionalmente uno degli ambienti più omofobi e transfobici, non solo in Ucraina. Ricordiamoci di cosa succede negli Stati Uniti e in Canada. Qui la situazione è abbastanza anomala, ma noi siamo comunque davvero orgogliosi delle persone LGBTQ+ nell’esercito che ce la stanno facendo, perché loro stanno spianando la strada per tutti gli altri. Sono i nostri eroi, non solo perché proteggono il nostro paese, ma appunto perché stanno anche spianando la strada e stanno costruendo un legame tra la comunità LGBTQ+ e la società. Ci stanno aiutando ad essere accettati ovunque, non solo nelle “marginali” manifestazioni del KyivPride.




Pensi che la solidarietà che tu e gli altri membri della comunità state mostrando potrà aiutarvi a cambiare la percezione del paese sulla comunità LGBTQ+? Magari indebolendo quelle organizzazioni omotransfobiche che ho visto esservi ancora contro.

Sì, credo che queste persone, questi soldati apertamente LGBTQ+, ci stanno aiutando a convincere la società che i membri della comunità sono esattamente come tutti gli altri. I radicali di destra ovviamente cercano di provare il contrario, di far vedere che siamo “pervertiti” e cose simili. Con le nostre facce del KyivPride e quelle dei militari LGBTQ+, siano questi maschi, femmine o non binari, mostrate nei media, stiamo facendo vedere alla società che la comunità è ovunque e anche noi siamo cittadini e supportiamo il nostro paese come fanno gli altri.

Parliamo di qualcosa di spiacevole… nel caso peggiore, la Russia potrebbe vincere la guerra. Quali sono le vostre paure più grandi? Pensi che rimarrete in Ucraina o porterete avanti l’attività da un paese vicino?

Be’, nello scenario peggiore, l’unico modo in cui la Russia potrebbe vincere è bombardando le nostre città, come hanno fatto con Mariupol, e in una situazione simile non importa quale sia il tuo orientamento sessuale o la tua identità di genere; cerchi solo di scampare alla morte. Quindi, purtroppo, in quella situazione cercheremo solo di far evacuare e scappare la nostra gente. Dall’altro lato, però, chiedo agli stati europei: quasi 4 milioni di ucraini sono già scappati, e nel paese rimangono altri 40 milioni, siete disposti ad accettarci tutti? Se sì, allora arriviamo! Ma questa non è una scelta per chiunque, dunque penso che abbiamo bisogno di maggiore supporto per non far sì che questo accada e per fermare la Russia ora, perché non possiamo evacuare l’intero paese. Noi dobbiamo stare qui.

Be’… è il vostro paese dopotutto

Si, è il mio paese. Se ricordi, anche prima dell’invasione il presidente americano Biden ha pubblicato una sorta di lista, delle informazioni sugli attivisti umanitari, che anche la Russia sembra avere; se fosse vero, anche tutti noi del KyivPride saremmo su questa lista e non ci aspettiamo che la Russia abbia pietà di noi. È davvero un pericolo per la nostra vita. Quindi, se la comunità LGBTQ+ europea vuole che quella ucraina sia al sicuro, bisogna che la guerra finisca. Non possiamo evacuare tutta la comunità e semplicemente metterla da qualche parte in Europa in attesa che la situazione si risolva da sola. Dobbiamo fermare tutto ciò ed è per questo che ci appelliamo ai cittadini europei: per favore non stufatevi della guerra, andate a protestare, create alleanze, supportate l’Ucraina e spingete sui vostri governi, perché è davvero importante.

Invece, nel migliore dei casi l’Ucraina vincerà la guerra (e lo speriamo). Insieme alla ricostruzione del paese, pensi che il KyivPride potrà portare avanti le lotte per i diritti della comunità con più forza e sostegno di prima?

Ecco, sfortunatamente non abbiamo un’immagine così rosea del futuro… l’Ucraina come stato è a favore dei diritti umani e li supporta. Noi del KyivPride abbiamo parlato con il governo, stiamo sostenendo leggi contro i crimini d’odio e a favore di diritti egualitari per i matrimoni delle persone LGBTQ+. Tuttavia, ci sono tutti questi gruppi radicali di destra, gruppi omofobi e transfobici che durante la guerra si sentono potenti. La nostra paura più grande è che questi gruppi ottengano anche potere politico, dunque noi dovremo ricominciare la nostra lotta da capo. Abbiamo già il timore che non potremo più sfilare per le strade di Kyiv, che saremo uccisi solo perché siamo apertamente LGBTQ+. Siamo convinti che questi gruppi radicali useranno la situazione per andare a minare i nostri diritti.

Zelensky, però, sembra sostenervi.

Si, Zelensky è veramente un presidente a favore dell’Europa, dell’Occidente, e ci ha supportato molto nel periodo in cui è stato al governo. L’anno scorso abbiamo organizzato un Pride grandioso, ci sono state 7mila persone e ancora più importante c’è stato un enorme supporto della polizia. Le forze di polizia migliori proteggevano la manifestazione ed è stato il più grande supporto che potessimo avere. Alle spalle della polizia ovviamente c’erano l’amministrazione comunale di Kyiv, il Ministero della difesa o degli interni, e quindi anche il presidente. Le istituzioni ci supportano e stanno dalla nostra parte. Tuttavia, questi gruppi radicali omofobi potrebbero avere maggior potere, soprattutto politico, dopo la vittoria [dell’Ucraina, ndr]. Se ottengono potere, potranno mettere pressioni su Zelensky e penso che sarebbe davvero complicato poi per noi. In questo momento è difficile predire come la situazione evolverà. Speriamo che i politici e le comunità europee tengano d’occhio tutto questo. Quello che davvero può aiutarci è darci sostegno ora e soprattutto dopo la vittoria, così da aiutarci a ristabilire i nostri diritti.

Vuoi dire qualcosa alla comunità LGBTQ+ italiana?

Vorrei dire a tutti: per favore, continuate a supportare l’Ucraina e smettetela di prendervela con noi, perché se incolpate l’Ucraina, incolpate tutti noi. Quello che va capito è che ci sono nemici omofobi e transfobici all’interno della società ucraina, ma l’Ucraina come stato non è un nemico per noi, è un alleato della comunità LGBTQ+. Bisogna capirlo e separare le due cose, questa è la cosa più importante.

Giulia Girardello

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