Le notizie da un altro punto di vista

Intervista a Michele Marziani sul suo nuovo romanzo: “La figlia del partigiano O’Connor”

"La mia casa è dentro ai libri. Quelli che scrivo e quelli che leggo."

0

Il nuovo romanzo di Michele Marziani in uscita in tutte le librerie il 13 luglio: “Una storia  quasi d’amore che riassume l’intero Novecento” si legge sul retro di copertina.

Michele Marziani è autore di: “La trota ai tempi di Zorro”, “Umberto Dei Biografia non autorizzata di una bicicletta”, “La Signora del caviale”, “Nel nome di Marco”, “Barafonda”, “Fotogrammi in 6×6”, “Il pescatore di tempo” e numerosi altri libri, riconosciuti anche con notevoli premi.

Non c’è dubbio, il nuovo libro di Michele Marziani, “La figlia del partigiano O’Connor” non smentisce lo stile audace e attuale che spinge a leggere senza sosta. La vicenda di Pablita O’Connor, nata e cresciuta in una valle alpina del Piemonte, figlia di Malachy O’Connor, giovane repubblicano che partì dall’Irlanda nel 1936 per combattere in Spagna accanto agli antifascisti spagnoli, inizia con una domanda: “Come aveva fatto una storia così grande a essere passata da un’isola tanto piccola?”  L’isola in questione è Ventotene. Una bella domanda di cui chiediamo la risposta all’autore. Come nasce l’idea di questo nuovo libro?

“Nasce dall’ascolto di una canzone del folk singer irlandese Christy Moore: “Viva la Quinta Brigada”. Canta di un nutrito gruppo di irlandesi che nel 1936 sono andati in Spagna a difendere la Repubblica contro i fascisti del generale Francisco Franco. Ascoltando la canzone mi sono immaginato la storia della figlia di uno di loro che per strani casi del destino è nata e cresciuta in Italia e ha deciso di ricostruire le orme del padre e, in qualche modo un po’ rocambolesco e inatteso, di ritrovare se stessa.”

La protagonista, Pablita O’Connor si rivela già dalle prime pagine una donna energica, di una certa età che si mostra molto legata alla sua terra di origine, la piccola Valle Strona. Tu che sei nato a Rimini,  cresciuto sul Lago D’Orta, hai vissuto e lavorato per un lungo periodo a Milano e viaggi sempre tra l’Italia e l’Irlanda, qual è il posto che consideri più “casa” e in cosa ti identifichi con Pablita?

“La mia casa è dentro ai libri. Quelli che scrivo e quelli che leggo. Per anni ho cercato una patria, uno scampolo di radici. Ma riesco a trovare entrambi solo nell’immaginazione. Quindi nei libri. Sono un senza terra, molto legato però ai territori nei quali trascorro il mio tempo. Non credo che io e Pablita abbiamo molto in comune, oltre a un legame con l’epica del Novecento.”

Faccio riferimento a questo bellissimo passaggio del tuo libro:

La risacca ha un suono che le ricorda il vento in montagna, le serate al lago. L’odore di salsedine è più gradevole di quello dei ragazzi sul corso. Ma al mare da soli è proprio così che ci si sente: soli. Per la prima volta ha paura, di questo vuoto, del silenzio, del nulla e comincia a risalire veloce verso la strada principale, verso la gente, verso quel chiasso che prima la infastidiva e adesso la rassicura.”

Vorrei chiederti, solitudine e paura, quanto hanno in comune?

“La solitudine può essere una grande opportunità di voler bene a se stessi o una grande paura. Sentirsi soli, invece, è sempre qualcosa che non ci fa bene. Stare insieme agli altri  è qualcosa che rassicura. Specie se sei, come la protagonista del libro, lontana da quella che è sempre stata la tua casa.”

Nel tuo libro “Umberto Dei, biografia non autorizzata di una bicicletta” affronti il tema della discriminazione e del razzismo, rispecchiando con grande abilità come siamo condizionati dai nostri stessi pensieri. In questo nuovo lavoro” La figlia del partigiano O’Connor” c’è una linea antifascista che collega il passato al presente. Quanto è importante raccontare una realtà che viviamo quotidianamente e come si convive con la storia del passato?

“Non saprei, io racconto storie, creo narrazioni che appartengono alle biografie dei personaggi. Spesso i miei libri affrontano temi sociali o politici, ma solo perché credo che questo faccia parte della vita delle persone. In particolare delle persone che interessano a me, quelle di cui mi piace parlare.”

 




Allora il 13 luglio tutti in libreria per conoscere da vicino il nuovo romanzo di Michele Marziani! Farai il tuo solito tour con le diverse tappe per incontrare i lettori e parlare del tuo lavoro e hai già qualche data in programma che puoi anticipare?

“Sì, certo, tour di presentazioni. La prima è prevista a Ventotene venerdì 21 luglio alla libreria “L’ultima spiaggia”. Ventotene è uno dei luoghi attraversati dal romanzo che è, alla fine, una narrazione di viaggio: parte dalla Val Strona, sopra il lago d’Orta, in Piemonte, passa da Ventotene, poi da Barcellona e termina in Irlanda, nella bellissima regione del Connemara.”

Oltre a scrivere ti occupi della linea editoriale delle collane di narrativa Officina Marziani e Oceania di Antonio Tombolini Editore e sei direttore della rivista Il Colophon. Ci racconti qualcosa in più su questa tua esperienza?

“Lavorare in editoria è stato un caso: l’incontro fortunato con un innovatore come Antonio Tombolini che con grande coraggio immagina nuove strade per i libri. Su queste nuove strade abbiamo pubblicato o messo il lavorazione in poco più di due anni quasi duecento titoli. Con lo stesso editore curo una rivista di letteratura on line, “Il Colophon”, che in 13 numeri è diventata un punto di riferimento per chi ama la lettura. Il segreto? Credo sia quello di applicare l’onestà intellettuale alle parole, immaginando sempre cose che vanno oltre alla realtà.”

“La figlia del partigiano O’Connor” (edizioni Clichy) , il nuovo romanzo di Michele Marziani, in libreria dal 13 luglio. Noi lo aspettiamo con impazienza.

 Maggie Van Der Toorn

 

www.michelemarziani.org

                                                                                                                    




Leave A Reply

Your email address will not be published.