Invecchiamento umano: scoperto l’interruttore

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Gli scienziati che si occupano di studi su longevità e invecchiamento hanno da tempo scoperto in animali più piccoli e dal ciclo vitale breve (come topi, vermi e mosche) che il loro invecchiamento è regolato da una programmazione, questo non era stata osservato in umani, ma ora  dalla scuola di medicina dell’Università di Miami arriva notizia di uno studio che ha individuato un simile interruttore dell’invecchiamento umano che spiega perché dopo i 50 anni il carico di malanni vari aumenta così drasticamente. La ricerca che è stata pubblicata su Aging cells vede come primo autore Jamie Timmons del King’s college di Londra e come autore anziano il professor Claes Wahlestedt della Scuola di Medicina dell’università di Miami.
Ma cosa hanno scoperto? Sintetizzando e semplificando al massimo: hanno scoperto che quei percorsi molecolari (molecular pathways) legati alla longevità subiscono una vera e propria crisi di mezza età, scatta un interruttore che li spegne.
In altre parole: oggi si cercano continuamente terapie anti-invecchiamento ma la verità sembra essere che le migliori terapie noi ce le abbiamo attive naturalmente fino ai 50 anni e poi scompaiono, probabilmente come specie eravamo programmati per non durare molto oltre quell’età dice Wahlestedt.





Approfondendo solo leggermente il lato tecnico mi limito ad accennare che i suddetti meccanismi dell’invecchiamento umano non sono diversi da quelli negli animali a vita più breve e vi svolgono un ruolo dominante un complesso di proteine chiamato mTOR (acronimo di mammalian target of rapamycin, bersaglio della rapamicina nei mammiferi) che regola diversi programmi protettivi delle cellule e la produzione di ossigeno reattivo mitocondriale (responsabile dello stress ossidativo). Inoltre lo studio sfata l’assunto che l’invecchiamento molecolare segua un pattern lineare, bisognerà invece iniziare a pensare che così come in certi piccoli animali esistono delle fasi diversi.
Fra le conseguenze pratiche di questa scoperta una riguarda noi e il nostro stile di vita, l’altra chi fa ricerca per terapie anti-invecchiamento.
La prima è che se i meccanismi protettivi che promuovono la longevità si spengono all’inizio della nostra sesta decade di vita iniziare alla soglia dei sessantanni a mettere in atto tutti quegli stili di vita salutari che ci vengono raccomandati potrebbe essere davvero tardi, converrebbe iniziare prima quando daremmo una mano ai nostri percorsi molecolari di protezione ancora attivi.
La seconda è che alcune terapie anti-invecchiamento che sono molto affermate potrebbero non essere efficaci dopo una certa età e non possiamo aumentare il dosaggio per ovviare allo spegnimento di quelle naturali perché ci sarebbero effetti collaterali, occorrerà invece cercare nuovi approcci al trattamento di umani che vivono a lungo.

Roberto Todini

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