Iran conferma repressione violenta: centinaia i morti

Fonte: Pixabay
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Attraverso un servizio telegiornalistico, l’Iran conferma repressione violenta dei manifestanti. Non sono state fornite cifre, ma Amnesty parla di 208 persone uccise.

Dando la notizia tramite un telegiornale a livello nazionale. È così che l’Iran conferma repressione violenta durante le proteste che fin dalla metà di novembre hanno sconvolto il Paese. La notizia è arrivata in notturna lunedì notte lasciando moltissimi interdetti: è la prima volta che Teheran riconosce che le forze di sicurezza abbiano sparato ed ucciso alcuni dei protestanti. Dal servizio del corrispondente, si è ammesso che i pasdaran, guardie militari iraniane, hanno aperto il fuoco contro «teppisti e rivoltosi armati» nel sobborgo Shahriar di Teheran, a Shiraz e Sirjan (centro-sud) e in altre località. Dallo stesso servizio si spiega come i manifestanti non pacifici abbiano «attaccato siti militari o sensibili con armi da fuoco o coltelli, prendendo ostaggi e non lasciando altra scelta se non un confronto diretto per salvare vite umane».

Tra le vittime, però, risultano anche «passanti colpiti dal fuoco incrociato». Sebbene ci sia stata una conferma della repressione, le cifre dei decessi non sono noti: Amnesty International, parla di 208 manifestanti, 366 per il sito di opposizione Kaleme, oltre 200 morti secondo la Bbc. La magistratura di Teheran, tuttavia, non conferma e smentisce: tali statistiche sono “menzogne assolute” diffusi da gruppi ostili. Solo confermato il bilancio degli arrestati che ammonta a 7mila persone: ne resterebbero 300 in cella nella capitale, mentre altri sono stati rilasciati. Tuttavia, tale conferma, potrebbe esser stato un passo inevitabile, visti i video di violenza inaudita che sono stati diffusi solo negli ultimi giorni: un poliziotto, che trascina un morente manifestante insanguinato lontano dalle rivolte.

La protesta oscurata all’estero

A 3 settimane dall’inizio delle manifestazioni, solo nelle ultime ore si hanno documentazioni del grave momento di crisi che sta attraversando il Paese islamico. Premessa: popolazione esasperata dal carovita, la svalutazione della moneta locale, tante difficoltà dovute alle sanzioni del 2018 da parte degli Usa che ha poi abbandonato l’accordo nucleare e impedito agli europei di fare affari con Teheran. Questo è solo l’apice dell’Iceberg della situazione economica iraniana che poi ha esondato a novembre.





Il 15 dello scorso mese, il governo rende noto che i litri di benzina a prezzo agevolato scendono da 250 a 60 litri al mese per conducente, conseguendo un prezzo raddoppiato. Tale cifra non copre i costi di estrazione, ma per gli iraniani la benzina a basso costo dovrebbe essere un diritto acquisito, vista la ricchezza del Paese. Ed è così che l’Iran ha cominciato le proteste. «Se i prezzi aumentano, i poveri diventano più poveri», uno degli slogan più utilizzati. Urla e frasi di protesta, mentre gli iraniani dissentivano creando difficoltà al traffico nelle strade principali. Secondo il ministro degli Interni Abdolreza Rahmani Fazli, erano circa 200mila i manifestanti.

Solo nella notte di sabato i partecipanti hanno protestato contro la Guida Suprema Ali Khamenei e l’intero regime. Da lì i dissensi sono diventati più irruenti. Si contano incendi in 731 banche, 70 pompe di benzina, 140 uffici governativi e 50 basi delle forze di sicurezza. Le forze dell’ordine tentano di sedare le rivolte (ancora poco chiare le modalità), ma domenica la morsa governativa si fa più stretta. Connessione internet bloccata, isolando quasi del tutto l’Iran dal mondo per cinque giorni: un fatto senza precedenti. Solo da poco sono emersi video e testimonianze della repressione delle proteste.

Repressione preoccupante

Ad oggi, la manifestazione che sta vivendo l’Iran, è considerata le più violente degli ultimi tempi. Fin dalla Rivoluzione del 1979 e con più morti rispetto al 2009, quando in migliaia scesero in strada per sostenere il Movimento Verde. Anche Donald Trump commenta l’accaduto. Il tycoon ha imputato al regime iraniano la responsabilità della morte di migliaia di persone. L’unica colpevolezza è d’aver manifestato: «Una cosa terribile», ha aggiunto il presidente Usa durante l’ultimo congresso Nato di Londra.

Dopo i recenti sviluppi, in Iran stanno prendendo la parola anche i deputati. Gli iraniani al governo hanno presentato una mozione urgente per la creazione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle uccisioni e gli arresti. Ad annunciare l’iniziativa la deputata riformista Parvaneh Salahshouri. La parlamentare ha sottolineato come tra gli obiettivi principali c’è proprio quello di chiarire il vero numero delle vittime. Soprattutto perché, dalle ultime notizie, risulterebbero coinvolti anche minori di 18 anni.  «La tv ha diffuso notizie unilaterali e umilianti sui manifestanti, arrabbiati e frustrati dai numerosi problemi economici», ha aggiunto Salahshouri.

Anna Porcari

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