Iran: continuano le proteste, sale a 23 il numero delle vittime

Al sesto giorno di proteste c'è anche un ragazzino di 11 anni tra i morti

Fonte: panorama.it
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Al sesto giorno di proteste in Iran il bilancio delle vittime sale ad almeno 23, di cui una è un ragazzino di 11 anni. 450 il numero provvisorio degli arresti e ancora ignoto quello dei feriti. A nulla sembra essere servito l’appello alla calma lanciato domenica dal presidente Hassan Rohuani, che apriva una sorta di dialogo con i cittadini riconoscendo il loro diritto ad esprimersi. I moti di protesta sono partiti giovedì a Mashhad, estendendosi a macchia d’olio e arrivando fino a Teheran, capitale dell’Iran. Ed è proprio qui che fonti raccontano di aver visto incendiare automobili, sfondare vetrine, assaltare banche private. Tutto con il sottofondo di canti e slogan anti regime.

È di ieri sera la notizia della morte di un agente (altri 3 sarebbero stati feriti) ucciso con un fucile da caccia a Najafabad, 400 km a sud di Teheran, nella provincia di Isfahan. Appaiono dunque inutili i tentativi del governo di sedare le rivolte oscurando i canali social come Telegram, Twitter ed Instagram.

 

Le parole  di Rohuani

In un incontro straordinario con i responsabili delle commissioni parlamentari, Rohuani ha dichiarato che a dare inizio alle proteste sono stati i nemici di Teheran, i Paesi che mal hanno tollerato il successo degli accordi sul nucleare. Stando alle accuse del presidente: “Il nostro progresso per loro era intollerabile, il nostro successo nel mondo della politica rispetto agli Stati Uniti e al regime sionista (Israele), era per loro intollerabile.” E minimizza la portata degli eventi come “niente”, definendo le critiche e le proteste come opportunità e non fonte di minaccia.



In merito alla situazione economica ha invece dichiarato: “La crescita economica del Paese si è attestata al 6 per cento nella prima metà dell’anno iraniano”, sottolineando che il governo ha creato 700.000 posti di lavoro ma aggiunge “accettiamo le critiche contro l’attuale tasso di disoccupazione.”

 

Donald Trump e i suoi tweet

l presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che in passato aveva definito l’Iran una nazione di terroristi, replica a suon di tweet:

“L’Iran sta fallendo a tutti i livelli nonostante il terribile accordo fatto con l’amministrazione Obama. Il grande popolo iraniano è represso da molti anni. Sono affamati di cibo e di libertà. Insieme ai diritti umani, la ricchezza dell’Iran viene saccheggiata. TEMPO DI CAMBIARE!”

 

La risposta di Netanyahu

Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu twitta a favore dei cittadini iraniani: “Diversamente da Rohuani non intendo insultare il popolo iraniano. Meritano di meglio. Iraniani coraggiosi invadono le strade. Vogliono la libertà. Vogliono le libertà fondamentali che vengono loro negate da decenni.”

In un video in inglese liquida come “ridicole” le accuse del presidente Rohuani che vorrebbe Israele come fomentatore delle rivolte.

L’Europa vuole il rispetto del diritto a manifestare pacificamente

Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera dell’UE dichiara: “Stiamo seguendo le manifestazioni dei cittadini iraniani degli ultimi giorni. Siamo stati in contatto con le autorità iraniane e ci aspettiamo che il diritto a manifestare pacificamente e la libertà di espressione siano garantiti. … Continueremo a monitorare gli sviluppi.”

Anche il governo italiano e quello tedesco rimarcano le parole della Mogherini.

 

Strano messaggio di intimidazione anonima

Il giornalista della BBC Ali Hamedani ha riportato che molti iraniani avrebbero ricevuto sui loro cellulari un messaggio in forma anonima, una sorta di minaccia per convincerli a non protestare. “Se vi unirete alle proteste sarete accusati di attività rivoluzionaria”, citando il messaggio.

Fonte: twitter.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli occhi del mondo restano dunque puntati sull’Iran e sull’evolversi degli eventi.

 

Lorena Bellano

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