Iran, baratro Covid-19: dal ministro della Salute all’oscuramento mediatico

Non solo l’epidemia da Coronavirus non è finita, ma potrebbe anche raggiungere un picco pericoloso in ogni momento

L’appello del ministro della Salute Saeed Namaki non sembra aver riscosso molto successo in Iran.
Il governo ha autorizzato nell’ultima settimana il ritorno al lavoro di tutti gli impiegati statali; alla stregua, ulteriore libertà per le palestre, le moschee e le attività commerciali. Tuttavia, a differenza di altri paesi, l’allentamento graduale delle restrizioni non sembra aver avuto l’effetto sperato.

Negli ultimi giorni, l’Iran ha toccato picchi di circa 3.000 nuovi contagi al giorno, cifra raggiunta solo a fine marzo, durante la fase più acuta della curva; martedì il Paese ha comunicato 3.117 nuovi casi.




In realtà, le problematiche iraniane relative al Covid-19 richiamano ben altri aspetti, al di là del virus stesso; in primis, l’Iran fu tra i paesi che nascose l’effettivo andamento dei contagi: l’obiettivo era evitare misure drastiche e dispendiose per il settore economico.
Di gran lunga più influente, però, fu il massiccio controllo mediatico che ne scaturì; Dexter Filkins, giornalista del New Yorker, raccontò in un lungo reportage delle condizioni in cui militavano gli ospedali.

Già da fine dicembre i pazienti affetti da Coronavirus ricevevano cure, nonostante il mancato allarmismo sino a febbraio; il personale sanitario fu costretto alla “discrezione” e non solo: l’obbligo giunse anche a due giornalisti di Teheran, il quale direttore negò la stesura di qualunque articolo sull’epidemia fino al 21 febbraio – giorno delle elezioni parlamentari.

Non è la prima volta che la politica viene posta al di sopra della salute, questo è certo; Senonché, l’analisi migliore dovrebbe più che altro riguardare il parallelo economia/politica. La crisi finanziaria a cui il Covid ci ha posto ha compromesso il PIL delle maggiori potenze mondiali, dando vita ad una reazione a catena nociva  e destabilizzante.

Senza contare chi ha sempre combattuto per un tenore di vita migliore; basti pensare ad esempi come il Libano, già affrontato dal nostro giornale: casi emblematici, figli di una crisi già iniziata prima dell’emergenza sanitaria; eppure, tuttora in grado di generare ulteriore scompiglio all’interno del tessuto sociale.

Di povertà in povertà, si va poco lontano; medesimo discorso di sovranismo in sovranismo. Viviamo ormai nell’epoca delle priorità soggettive, priorità che vanno ben oltre la buona efficacia di un governo o il benessere delle persone.
Nulla di nuovo, ma niente di scontato. L’ennesima dimostrazione della totale assenza di un equilibrio mondiale.

Eugenio Bianco

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