Iran, parte il countdown per la distruzione di Israele

La provocazione si basa su una profezia di Ali Khamenei

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Nel centro di Teheran è stato installato un orologio che segna un countdown per la distruzione di Israele. La provocazione è stata lanciata dai manifestanti iraniani in occasione della
giornata di Gerusalemme, la festività islamica che cade sull’ultimo venerdì di ramadan.

Secondo la profezia dell’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica, Israele avrebbe i giorni contati, per la precisione 8410. Nel 2015 Khamenei ha dichiarato che “niente rimarrà dello Stato ebraico entro il 2040”. A quanto pare in molti hanno preso sul serio il suo presagio.

Quasi un milione di persone è sceso in piazza per gridare in coro “a morte Israele” ed esprimere solidarietà allo stato Palestinese. Tra i manifestanti anche il presidente Hassan Rohani, appartenente ad un’ala moderata, ed il capo del parlamento Ali Larijani. Quest’ultimo ha spinto accuse forti nei confronti dello stato di Israele e lo ha definito “madre del terrorismo e peggiore terrorista di tutti i tempi”.

Gli slogan non hanno risparmiato l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, entrambi considerati Paesi nemici dalla folla di Teheran.

Per finire in bellezza, i Pasdaran (Corpo delle guardie della rivoluzione islamica) hanno fatto sfilare tra i manifestanti i missili balistici di ultimo modello. Le stesse armi sono state usate per colpire le postazioni dell’ISIS pochi giorni fa.

La tensione tra i due stati è giunta all’apice nelle scorse settimane. Il 18 giugno è avvenuto il primo intervento militare iraniano in Siria, dove Teheran cerca da tempo di far sentire la propria presenza. La risposta israeliana è stata immediata, sotto forma di attacco alla sede militare di Kenitra. Netanyahu ha ribadito che non esiterà ad intraprendere azioni militari al fine di proteggere il proprio territorio.

I seguaci di Ali Khamenei, che sperano nella distruzione dello stato di Israele, non fanno che fomentare con il loro conto alla rovescia una situazione sempre più critica. La pace in Medio Oriente non sembrava così lontana da anni.

Grigorij Silaev

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