L’ISIS sfrutta il COVID-19 per rafforzare la propaganda contro gli infedeli

In questo contesto di caos e terrore diffuso a causa della pandemia in corso, l’ISIS sfrutta il COVID-19 per rafforzare la sua propaganda e per riaffilare le armi nella lotta contro gli infedeli.

L’ISIS fin dagli albori, si era infatti distinta dal suo predecessore naturale Al-Qaeda, proprio per la potenza e la sofisticatezza dei mezzi utilizzati per la diffusione dei suoi messaggi di violenza.
Una vera e propria “macchina della propaganda”, gerarchica, articolata ed organizzata, che è stata capace di penetrare e di sfruttare il web ed i social media, come Telegram e Twitter.

Il COVID-19: una punizione di Allah

Il virus ha messo in ginocchio l’Occidente e le superpotenze, patria dei miscredenti, nemici naturali dell’ISIS. In questo contesto, sembra quasi troppo facile per il movimento creare la propria narrativa religiosa.

La prima dichiarazione risale al 6 Febbraio 2020, quando il gruppo ha diffuso attraverso la sua newsletter settimanale Al-Naba’ , uno speciale intitolato “Difatti, la vendetta del tuo Signore è severa”.
Il titolo fa riferimento ad un versetto del Corano presente in un capitolo dedicato alle persecuzioni nei confronti dei musulmani. L’oppressione e le violenze contro il popolo di Dio verranno punite con la sua vendetta.

La condanna in quella data era principalmente rivolta alla Cina, il primo paese colpito dal virus, colpevole delle persecuzioni nei confronti della minoranza musulmana degli Uguri. Tuttavia, con la diffusione dell’epidemia, si è assistito ad un rafforzamento del messaggio dell’ISIS e ad un ampliamento dell’obiettivo.
Non soltanto la Cina, infatti, ma tutti i nemici di Allah, prime fra tutte le <Nazioni idolatre>.

I Crociati soccomberanno

L’ISIS si rifà ad una strategia proselitistica vecchia come il mondo ma sempre accattivante ed utile a mistificare la realtà: il morbo è una punizione divina e come tale colpisce in maniera mirata gli infedeli.
I fedeli islamici non devono esercitare pietà nei confronti degli odiati occidentali. Men che meno per gli “ipocriti” sciiti (principalmente stanziati in Iran, altra regione del mondo colpita duramente), che rivolgono le loro preghiere a Dio solo nella paura.

Nella newsletter si fa riferimento alla difficoltà che i nostri Paesi stanno affrontando. Ci schernisce, sottolineando come  il gruppo possa servirsene per proseguire e rafforzare la propria battaglia. La paura può essere amplificata, le popolazioni piegate attraverso nuovi attentati. L’editoriale dedicato recita:

L’ultima cosa che vogliono è che questi momenti critici coincidano con nuovi attacchi dai soldati del Califfato, come quelli di Parigi, Londra o Bruxelles, o che i mujahiddin conquistino parti della Terra come nel passato.

Le misure del Califfato contro il virus

Tuttavia, nemmeno i fanatici estremisti sono immuni al virus. Prontamente lo Stato Islamico ha provveduto all’imposizione di direttive atte al contenimento nelle zone da esso controllate.
Nel volantino diffuso, simile a quelli ufficiali dei governi di tutto il mondo, le norme diventano precetti religiosi, condotte volute da Allah. Proteggersi ed aspettare che la vendetta colpisca chi merita.

E per i rispettosi del verbo che muoiono?
L’ISIS ovviamente non si fa trovare impreparato. I fedeli che moriranno a causa del virus saranno dei nuovi “martiri” che verranno ricompensati per il loro sacrificio. Per gli altri che muoiono sotto i loro attacchi, che vengono torturati e che vedono da anni le loro terre coperte di sangue, non ci è ancora dato saperlo.

 

Arianna Pepponi

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