“Ai migranti cibo per maiali”al CARA di Isola Capo Rizzuto, 108 indagati

L'indagine è stata seguita da Nicola Gratteri.

Il centro di accoglienza per richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto è finito al centro di un’inchiesta per infiltrazione mafiosa.

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I clan crotonesi avevano messo le mani sul centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, a svelarlo è stata la maxi inchiesta “Jonny”, supervisionata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dai pm Domenico Guarascio e Vincenzo Capomolla. Il 15 maggio del 2017 erano stati emanati ben 108 fermi e, dopo quasi un anno, tutte le persone indagate dovranno presentarsi davanti al gup distrettuale di Catanzaro per un’udienza preliminare. I reati a loro ascritti comprendono: “associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalle modalità mafiose”.




“Ai migranti cibo per maiali”

Fra gli indagati vi sono pure l’ex governatore della Misericordia di Isola e della Confraternita Interregionale della Calabria e Basilicata Leonardo Sacco e persino il parroco di Isola Capo Rizzuto, don Edoardo Scordio.

In particolare, a beneficiare del centro di accoglienza è stata la cosca Arena, che regna sul paese del crotonese. Nel giro di circa dieci anni, è riuscita ad impadronirisi di ben 36 milioni di euro a fronte dei 105 totali che lo Stato aveva versato per l’assistenza ai migranti. I migliori risultati erano ottenuti grazie al servizio catering:

“c’era mangiare che non bastava mai. Abbiamo filmato anche la qualità del cibo: noi di solito quel cibo lo diamo ai maiali. C’erano delle società create appositamente per rifornire i pasti e con questi soldi hanno comprato cinema, teatri, decine di appartamenti, macchine e barche di lusso, terreni”.

Così Nicola Gratteri ha spiegato come funzionava la gestione del denaro.




Sacco, oltre che essere vicepresidente nazionale della Misericordia, è anche un imprenditore e questi suoi ruoli gli hanno consentito di avvicinarsi a diversi ambienti politici. Proprio lui avrebbe favorito l’ingresso degli Arena nel giro legato all’accoglienza dei migranti e ha fatto in modo che gli appalti indetti dalla prefettura fossero vinti solo da determinate ditte. Ma quella degli Arena non era l’unica cosca interessata a questi affari, anche altri clan hanno partecipato; anzi, sono stati proprio i finanziamenti a garantire la “pax mafiosa” stipulata nel 2004 tra le varie cosche, che prima non esitavano ad ammazzarsi tra di loro. In tuttto questo, il buon prete don Scordio ha avuto un ruolo importante: in un solo anno (nel 2007) ha ricevuto ben 132 mila euro e tramite il fratello residente in Svizzera è anche stato in grado di riciclare del denaro. Niente male per un parroco che organizzava lo sfruttamento delle risorse pubbliche che, invece di sostenere l’emergenza profughi, finivano in mano agli ‘ndranghetisti della zona.




Non c’è che dire, una bella associazione a delinquere. Altro che 35 euro al giorno e hotel a cinque stelle, al CARA di Isola Capo Rizzuto i migranti mangiavano cibo per maiali, con buona pace di Salvini.

Carmen Morello

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