Un nome, un programma: l’Isola delle Femmine diventa un progetto

"Oltre alle gambe c'è di più": ci sono isole.

Fonte: wikipedia.org
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Un nome, un programma: l’Isola delle Femmine diventa un progetto che crea sinergie volte ad esaltare la bellezza e la forza, del paesaggio e delle donne.

Riserva Marittima Naturale istituita dalla Regione Siciliana nel 1997, l’Isola delle Femmine è un fazzoletto di terra situato al largo settentrionale di Palermo. Un territorio ricco del patrimonio floristico locale, ma non solo.

L’isola delle Femmine è location di numerose leggende, nella cui maggior parte dei casi, le protagoniste sono, appunto, donne. Si narra ad esempio, che fu la terra dell’esilio di tredici giovani donne turche e che il fantasma di una di queste circoli ancora per le spiagge. Oppure, che il conte di Capaci (la cui aristocratica famiglia è proprietaria dell’isola da circa due secoli) s’innamorò di una donna e la fece imprigionare su quest’isola affinché nessun altro uomo la toccasse, fino a spingerla al suicidio.

Nel 2017 l’Isola delle Femmine è stata messa in vendita dalla famiglia: 3,5 milioni di euro il prezzo per aggiudicarsela. Non abbastanza quindi per poter parlare di furto (l’isolotto è un’area naturale protetta) ma sufficiente, oggi, per dare il via ad un’operazione di riscatto, escogitata a regola d’arte. Obiettivo: comprare l’isola.

Isola delle Femmine
Fonte: wikipedia.org

Manifesto-pretesto del progetto è la mostra She is-land, di Stefania Galegati, che dedica la sua quinta personale all’intenzione di acquisto (di natura collettiva).

Le menti sono quelle di quattro artiste: Stefania Galegati, Valentina Greco, Claudia Gangemi e Marcela Caldas hanno lanciato un grande crowdfunding attraverso l’Associazione Femminote, per raccogliere 350mila donne disposte a donare 10 euro a testa. Obiettivo: comprare l’isola.




L’intenzione è trasformare l’eredità della famiglia Capaci in un bene comune, la cui gestione si traduce nella tutela del territorio attraverso l’arte. Non il manifesto di uno sterile femminismo fine a sé stesso. Ma un “gesto simbolico di resistenza ed eterotopia”. Un progetto in cui miti, leggende e protagoniste si intrecciano e fanno riflettere. E tracciano profili di donne consapevoli della bellezza di essere tali.

Perché se è vero che nessun uomo è un’isola (lo diceva Jon Bon Jovi), una donna lo è sempre, almeno un po’. Nonostante difetti e contraddizioni, abbiamo infatti la predisposizione di connetterci con tutti gli spazi che ci circondano pur mantenendo quello “vitale” che ci definisce: figlia, moglie, madre, donna. Ed è nei rapporti, di lavoro e nella vita privata, che si riflette tutto quello che siamo capaci di fare. Un po’ come capita per i fazzoletti di terra in mezzo al mare: cosa può un’isola essere e cosa può un’isola dare è un segreto che solo chi la conosce può svelare.

Emma Calvelli

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