IT, scherni e insulti omofobi nelle sale italiane: preoccupante la fascia d’età

Immagine da: PxHere
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Risatine e offese – Il secondo capitolo, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, adorna le sale italiane di insulti omofobi. La fascia di età, compresa tra i 14 e i 20 anni, descrive un aggravante nell’educazione e buon senso del nostro paese.

E’ così e non si sta esagerando: il seguito di IT si apre con il bacio tra due ragazzi gay e tanto poco è bastato a scatenare una manciata di ragazzini. Che poi una manciata non sono, a dirla tutta; i social hanno permesso di rendere pubblico il contesto, sottolineando di come il fenomeno fosse dislocato in diverse sale della penisola.

Dati come questo sanciscono una percezione sociale tutt’altro che rosea; difatti, se sono gli adolescenti ad essere un dramma, ci si chiede quale possa essere il risvolto educativo nelle case degli italiani. Cerchiamo però di centrare il discorso, fermo restando che si tratti di un argomento vecchiotto; di atteggiamenti ambigui ce ne sono stati e le cronache più recenti lo ricordano: rammenterà il lettore il caso di Verona, il capo scout nel comune di Staranzano o della madre stalker.

Ce ne sarebbero molti altri, ma non sono qui per fare una lista, piuttosto, se posso permettermi, ricordare su quale terreno si giochi; gli esempi sottolineano un clima molto rigido, che elude completamente le basi dell’ “essere umani e civili”, se così possiamo definirlo. Certamente la civiltà, di rimando, concerne aspetti educativi che non nascono dal nulla: di fatto, il nucleo familiare, nonché le istituzioni, sono (o sarebbero) le prime a dover tramandare una linea di pensiero versatile e funzionale.





Ricordarsi di essere nel 2019, altrettanto, sembra non bastare, per cui ci limitiamo a sottolineare una mancata presa di coscienza da parte di alcuni adolescenti. E’ un fenomeno sociale che rischia, come molti derivati dell’integrazione, di divenire un problema antropologico, quasi di cultura. IT è solo un piccolo esempio, ma tanto rumoroso da far paura, se teniamo conto degli adolescenti come “adulti del futuro”; un pensiero che spesso non si palesa e che, invece, riguarda proprio il benessere di una comunità.

Purtroppo, anche qui, mi ritrovo a rimaneggiare le stesse salse: nessuna novità di cronaca, ma l’ennesima attribuzione di omofobia nel nostro paese; sommata al sessismo e al razzismo, torniamo su argomenti ormai giudicati noiosi, legati al perbenismo – l’ennesima parola inventata per comodità morale – oppure ad una tematica che, semplicemente, stufa.
Mi rincresce che nemmeno queste poche righe serviranno a far comprendere la gravità di un discorso simile, di quanto sia influente il linguaggio; di quanto sia grave assumere come “battuta” qualsiasi accezione avvilente verso un essere umano.

IT sottolinea solo un sermone già affrontato e che dovrebbe porre l’accento su una crisi ancora aperta e dannosa, concernente la crescita e la formazione di un ragazzo/a. Una società serena e libera dalle paure sulla “diversità” non può costruirsi da sé, soprattutto se i concetti base del rispetto resteranno il delirio di qualcuno. E’ certo che sputare su quel briciolo di etica persista come l’atteggiamento più semplice, ma nessuno insegna quanto possa essere poco remunerativo.
Sarà davvero un peccato constatare, in futuro, i frutti di una crescita deviata e mal seguita; nondimeno, quanto graverà sulle spalle di tutti.

Eugenio Bianco

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