Italia , patria indiscussa del coraggio di cartone doc

Italia , patria indiscussa del coraggio di cartone doc

Uno dei grandi difetti del millenario percorso della civilizzazione consiste nell’ aver perso per strada il dono di una limbica spontaneità. In poche parole non possiamo, per ovvie ragioni, mostrare in pubblico il ciondolame al vento davanti all’oggetto dei nostro interesse sessuale o prendere a sonore clavate un ipotetico contendente in amore o chi ci è “semplicemente” antipatico.

Questa “necessaria” conquista della civiltà e del viver comune porta con sé non poche controindicazioni. I metodi sommari e “selvaggi” li abbiamo giustamente lasciati alle spalle ma non gli istinti che li muovevano. Quelli sono rimasti! Quando proviamo qualcosa di primigenio e atavico – a meno che non si parli di Razzi – siamo dunque costretti a trovare “strategie alternative” per esprimerlo.

L’infoiato innamorato, ad esempio, mostra virile sicurezza e durezza di carattere, anche l’ovatta nelle mutande aiuta, in alcuni casi (in assenza di un portafoglio pieno, moderna allegoria della primitiva Caverna di proprietà esposta a sud con giardino di Menhir annesso e palafitta al mare per la bella stagione) si esprime ridicolmente anche ginniche e ridicole prove di forza, la donna interessata o “aperta all’accoppiamento”, invece, gioca di malizia e ammiccamenti, sostituisce la nudità con più o meno composte “aderenze” delegando così all’immaginazione dei contendenti ciò che in principio era in un edenico e promiscuo “en plein-air.” Va però detto che il metodo originario garantiva senza problemi il visto e piaciuto … diciamolo, non si poteva taroccare la mercanzia.

In tale alternativo esercizio di “adattamento” del primitivo noi italiani siamo maestri. Ultimamente siamo diventati così bravi che sembra di esser tornati indietro di qualche decina di migliaia di anni.

Noi a parole mostriamo i denti su tutto; non c’è argomento, evento, accadimento personale o collettivo su cui non siamo in grado di esprimere un virile e  vendicativo giudizio. Siamo inesorabili e spavaldi, sempre pronti alla facile condanna e, quasi sempre, senza appello, e dal divano non lesiniamo in ipotetiche minacce o strategie d’intervento contro i soliti noti e stranoti.

Dico ipotetiche perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il coraggio, la forza delle proprie idee, il mettersi contro gente che ci può rovinare o ridurre al silenzio, degli insignificanti particolari che pian pianino ci inducono puntualmente a non agire. Però le parole abbondano, in quelle restiamo insuperabili:  nel chiuso delle nostro orticello di sicurezze lanciamo a voce bassa grida di indignazione con la speranza di non avere il vento a favore, dovessero arrivare alle orecchie giuste e poi passiamo dei guai.

Durante le cene con amici, al bar, sui social, da soli con noi stessi abbiamo non solo le idee chiare, ma riusciamo con incurante e omertoso sprezzo del pericolo a trasformaci in sequenza in: indignati, anarchici, rivoluzionari, padri costituenti, magistrati d’assalto contro le mafie, solidali protettori dei deboli e dei poveri, madri coraggio e impavidi portatori di bandiere di libertà e giustizia, poi è un dettaglio se la bandiera è quella della Svizzera incollata allo stuzzicadenti del nostro cocktail … è il pensiero che conta!

Vignetta di Mauro Biani

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