Italian Council – un’agenzia nazionale del contemporaneo

Fonte: http://www.beniculturali.gov.it/
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Il Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, in occasione della presentazione della dodicesima edizione della Giornata del Contemporaneo, avvenuta il 14 ottobre, ha annunciato la futura creazione dell’Italian Council.

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L’idea e la volontà di creare questo nuovo organismo è nata durante gli incontri avvenuti tra il MiBACT e il Steering Commitee, che è il Comitato delle Fondazioni per l’Arte Contemporanea.

Il nascente Italian Coulcil sarà una agenzia nazionale del contemporaneo che opererà all’interno della Direzione generale Arte e architettura contemporanee e periferie urbane del MiBACT. Questa agenzia nazionale sarà istituita con lo scopo di diffondere l’arte contemporanea, promuovere all’estero gli artisti italiani e incrementare l’acquisto di opere contemporanee da parte di collezioni pubbliche.

L’agenzia si muoverà nell’ambito del Piano dell’Arte Contemporanea creato dal MiBACT, incrementando così le azioni di questo per accrescere e appoggiare i creativi italiani. La nascente agenzia nazionale si prefisserà così l’obiettivo, tramite la realizzazione di progetti, di rafforzare la visibilità e la presenza di artisti italiani nel mondo, provando a disseminare l’odierna cultura artistica italiana. L’Italian Council per realizzare al meglio questi suoi obiettivi verrà costituita come un soggetto interministeriale e collaborerà quindi con il Ministero degli Esteri e con gli Istituti di Cultura italiani.

Questa agenzia nazionale del contemporaneo ha preso spunto da due altre realtà internazionali, che già operano in questa direzione di sostegno agli artisti viventi e di diffusione della cultura del Paese, ovvero la realtà inglese del British Council e quella olandese del Mondriaan Fund.

L’Itlian Council ancora è solo una idea annunciata dal Ministro Franceschini. L’agenzia del contemporaneo non è né operativa né si conosce chi sarà alla guida di questo organismo e quali fondi utilizzerà per realizzare i progetti che si è preposta di avviare.

Il MiBACT e lo Steering Commitee hanno sicuramente avvertito l’esigenza espressa dai protagonisti e dai produttori del mondo dell’arte contemporanea italiana, ovvero di avere più sostegno da parte dell’ente pubblico. I creativi italiani infatti per avere più visibilità e supporto nel loro lavoro evadono spesso verso altri lidi. La così detta “fuga dei cervelli italiani” è un fenomeno che comprende anche i giovani artisti, che dopo la formazione vanno via dal nostro Paese, perché in Italia la bassa considerazione, remunerazione e visibilità data ai giovani artisti e ai loro lavori li porta a sentirsi inespressi e quindi inutili nel loro paese natale. Questa iniziativa potrebbe attirare di nuovo in Italia i creativi andati via e incentivare i giovani dopo la formazione a rimanere, offrendo loro nuove opportunità.

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Nonostante molti buoni propositi, rimangono alcuni punti oscuri riguardo a questa nuovo agenzia: L’arte e gli artisti che vi entreranno, e gli stessi progetti, saranno vincolati alla politica del momento?

Ci si interroga, infatti, se questa iniziativa possa portare a un’arte nazionale legata all’andamento ideologico di chi sarà al potere nel periodo storico verso cui andiamo incontro. Questo potrebbe ingabbiare l’arte e renderla suddita del governo, che potrebbe favorire la disseminazione di quell’arte che sia di sostegno ai propri punti di vista su questioni culturali ed etiche chiave, o al contrario, usare l’arte di alcuni attentamente selezionati per offuscare l’arte che fa da contropotere e visione critica della società e politica italiana.

Inoltre, perché Franceschini ha scelto di dare un nome in inglese, Italian Council, a questa agenzia?

Quest’agenzia nazionale del contemporaneo prende per modello il British Council e la Mondriaan Foud, che hanno entrambe lo scopo di diffondere e fare conoscere in termini internazionali, la cultura della Gran Bretagna e dell’Olanda. Ma i nomi di queste due agenzie modello sono nelle rispettive lingue di questi due Paesi. Ci si potrebbe quindi chiedere se questo nome in inglese sia la scelta giusta per promuovere la diffusione e la conoscenza dell’arte contemporanea italiana all’estero e in patria.

Infine, ci si potrebbe domandare come e da chi l’Italian Council riceverà finanziamenti per i propri progetti? 

Considerando l’associazione fatta alle due agenzie precedentemente citate, ci si interroga se anche in questo l’Italian Council sarà una copia di questi vecchi modelli. Ad esempio, la British Council riceve parte dei finanziamenti attraverso i soldi percepiti dai pagamenti dei certificati di lingua come lo IELTS. L’arte e la cultura della Gran Bretagna ricevono cospicui finanziamenti attraverso donazioni liberali e campagne di fund raising. Questo è stato possibile perché lì la gente è abituata a donare all’arte e alla cultura del proprio Paese, poiché ne riconosce il valore e ruolo sociale ed educativo. Il contemporaneo in Italia purtroppo non è considerato ugualmente dagli italiani, e le campagne di fund raising in Italia non hanno i medesimi risultati in termini economici di campagne equivalenti all’estero.

 

Giulia Saya

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