Italiani all’estero: quell’Europa mobile che incarna i principi fondanti

Il Pd e le forze socialiste trionfano tra gli italiani all'estero. I risultati dell'Europa mobile mostrano un volto diverso rispetto a quello che emerge in patria.

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I risultati elettorali dei seggi esteri mostrano un altro volto dell’Italia alle elezioni europee. Ad essere premiato è il PD, che si attesta come il partito più votato dagli italiani all’estero, con il 31,4% delle preferenze.

La Lega si ferma al 18,1% mentre Fratelli d’Italia non supera lo sbarramento (2,5%). Infine, ampio consenso da parte degli italiani residenti all’estero ricevono +Europa (8,4% contro il 3,1% della media nazionale) e Europa verde (10% circa). Anche la Sinistra, quella a sinistra del Pd, che in Italia non supera lo sbarramento, ottiene il 4%.

Gli italiani all’estero esprimono il volto di un’Europa ben diversa rispetto a quella emersa nei seggi elettorali in territorio nazionale. In tutti i paesi europei, eccetto Bulgaria, Romania, Ungheria, Slovenia, Estonia e Lituania, le forze socialiste hanno trovato largo consenso.

In Nord Europa, trionfa il Partito Democratico

Nel Nord Europa il Partito democratico ottiene oltre il 40% dei voti. In Svezia raggiunge addirittura il 45,29%, seguito da Più Europa (13,22%), M5S (12,14%), Europa Verde e Lega (pari merito all’8,15%). Nel Paesi Bassi e in Danimarca il Pd sfiora il 44%, il Finlandia il 40% circa.





In Germania, si assottiglia la distanza tra Pd e Lega, 28% e 22% rispettivamente. In Francia, dove il partito nazionalista e sovranista di Marine Le Pen ha superato ‘En Marche’ di Macron, il Pd ottiene il 33%, la Lega il 19%, Europa Verde il 10,9%, mentre il M5S si ferma al 10,5%. In Spagna e in Portogallo, il Pd si aggira attorno al 30%.

Ancora più strabiliante il risultato in Austria, dove il Pd supera il 26%, Europa Verde sfonda il 21% e la Lega si ferma al 10%. Il Pd si afferma primo partito anche in Repubblica Ceca, Slovacchia, Grecia e pure in Polonia.

Repubbliche baltiche divise, mentre nei Balcani torna a dominare la Lega

I risultati si ribaltano in Lettonia, dove la Lega ottiene il 36%, mentre il Pd supera a malapena il 10%, superato ampiamente dal M5S (23% circa) e da Fratelli d’Italia (oltre l’11%). La Lettonia sembra un caso isolato a fronte delle altre Repubbliche baltiche, dove il Pd ottiene il 28% in Estonia e il 40% in Lituania.

Nel Balcani e in Ungheria, la Lega torna a trionfare. In Croazia raggiunge il 29,3%, in Slovenia scende al 25% per risalire energicamente nell’Ungheria dell’omologo Orban (32%), in Romania (31%), Bulgaria (quasi 33%) e Cipro (oltre il. 33%).

Infine, a Malta, il M5S risulta essere il partito più votato con il 26% dei consensi, seguito dal Pd con l 21% e la Lega che non supera il 20%.

Quell’Europa mobile che incarna i principi fondanti

17 milioni di cittadini europei risiedono in un altro Stato membro dell’Unione europea, dei quali tre milioni e mezzo sono italiani. Gli europei residenti in un altro Stato membro rappresentano il 4% della popolazione europea in età lavorativa, una massa di votanti importante e al contempo un fenomeno inedito nella storia del continente europeo.

Questi sono i dati riportati in una lettera pervenuta a La Stampa da parte di un docente di Diritto dell’Unione Europea,  che esercita in Spagna ma vive in Francia. La lettera, marcatamente europeista, contesta gli ostacoli a causa dei quali non è garantita una adeguata rappresentanza a questa fetta della popolazione europea che si nutre di Europa unita. Egli parla di “un crescente, seppur trascurato, processo di europeizzazione delle nostre società che ha subito un’ulteriore accelerazione a causa del crescente precariato indotto dalla crisi economica nell’ultimo decennio”.





Si stima che vi siano circa 20 milioni di cittadini europei sparsi per tutto il continente, una parte dei quali cittadini europei ‘mobili’ che viaggiano ogni giorni oltre i confini, oppure che lo fanno stagionalmente per occupare posti di lavoro a basso salario. Una migrazione interna resa possibile dalla libera circolazione, dall’abbattimento delle frontiere, ma anche da una crisi economica che ha colpito tutti i paesi europei, ma in maniera più marcata alcuni di essi, tra i quali l’Italia.

La fondazione dell’Europa la si deve a chi credeva che le frontiere fossero un ostacolo, la libera circolazione un obiettivo e le migrazioni una ricchezza mobile. Questi europei sparsi per l’Europa sono l’incarnazione di quei principi che i populisti cercano di ledere. Il voto degli italiani all’estero ne è la dimostrazione.

Giulia Galdelli

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