Italiani : popolo di tifosi, capi ultras e ras della fossa

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Italiani : popolo di tifosi, capi ultras e ras della fossa

Qui non siamo proprio davanti ad un italico sentimento collettivo, ma ad una distorta tendenza nazionale a fare di ogni nostra scelta politica una pseudo-fede. Noi parliamo di politica e di calcio al bar e quasi sempre nessuno nota la differenza. E’ sempre un partecipato e vittimistico “magna magna”.

Facciamo prima delle distinzioni: non parliamo di Emilio Fede che per amore di Berlusconi da juventino diventò milanista, né di Rondolino che ha preferito lanciare dalla rupe Tarpea del sua fu dignità  quei tre neuroni già disperati rimastigli per farsi discepolo del verbo demagogico di Renzi. No! Queste sono letteralmente infatuazioni malate, innamoramenti improvvisi ed utilitaristici. Come è ben noto a tutti sono proprio gli amori distorti  quelli che durano per una triste e patologica vita, a meno che non si svuotino le casse o si inizi un percorso farmacologico opportuno, invece sono gli amori veri che vanno mestamente ad esaurirsi in modo miserrimo e ingrato, tra banalità e facezie. La semplicità è complicata, non tutti possono reggerla in un mondo dove la fantasmagoria di un immaginario dettato dallo spot va a sostituirsi alla nobiltà primigenia del sogno. Rassegniamoci ad inseguir chimere di fasulla beltà, perché se è vero che sarà la bellezza a salvare il mondo, possiamo star certi che essa sarà il tesoro abilmente celato in “bella mostra”più difficile da trovare.

Quindi parliamo di altro, ed in particolare di quella tendenza ad esser tutti  “ras della fossa” che assediano e abbattono a cornate lo spirito critico e il preziosissimo esercizio del dubbio.

Siamo sempre stati tifosi, abbiamo sempre teso a “costruir incrollabili fedi”,  perché ci viene comodo. In fondo si fa meno fatica a dire: credo in questo e in quello anziché mettersi ad analizzare le ragioni e l’autenticità di una proposta. I sani dubbi sono una fatica immane. Chi ce lo fa fare?

Fino agli anni 90’ la fede era perlopiù partitica: gli uomini e i nomi contavano un po’ meno di oggi. Eri democristiano perché il carro del vincitore perenne era una garanzia, perché “sotto sotto” un posto di lavoro lo raccattavi, perché andavi in chiesa di domenica e l’amante la tenevi rigorosamente lontana dalla parrocchia, a meno che non fossi il parroco.

Eri comunista perché volevi sentirti parte della base, perché ti dicevano che contavi … e, ammettiamolo … alle feste dell’Unità si mangiava da Dio. Eri comunista anche perché i democristiani ti stavano sui coglioni. Era impossibile non odiarli, erano la Juve della politica italiana. E infine, eri socialista perché in fondo tra i pascoli craxiani iniziavano a ruminare felicemente un po’ tutti.

Poi arrivò Berlusconi … e la fede, il tifo sfegatato, divennero personalistici. Ritornò, dopo il disastroso ventennio fascista, la fede in un uomo solo. Non conta se era un incapace puttaniere colluso con la mafia, né che si portasse appresso il peggio del peggio (la somiglianza con Mussolini è spaventosa), era il novello salvatore della patria dopo il collasso dei partiti tradizionali.

Non a caso chiamò il suo partito Forza Italia, più che un nome uno slogan calcistico, un’ esortazione fascistoide dove il nero littorio fu abilmente sostituito da un blu cielo e gli squadristi si trasformarono in Yuppie andati a male. Non era più il tempo di virili protuberanze e maschie dimostrazioni di forza, ma l’era dei conti all’estero e dell’adulterino in garçonnière (meglio se case comprate a loro insaputa). Cambiano gli stili ma mai la sostanza.

Da allora la discesa negli inferi del personalismo politico è stata inarrestabile e tragicomica. Mai come in questo periodo ci siamo trovati di fronte a delle emerite teste di minchia che, nel migliore dei casi, era a stento presentabili, anche se oggi ci siamo ulteriormente evoluti: riusciamo serenamente ad ingoiare schifosissimi rospi con la speranza di cagare come per magia profumati e delicati principi azzurri .

 Almeno una volta si saliva agli onori degli altari politici in modo postumo e meritato, oggi no! Si diventa leader sulla fiducia.  

Non bisogna dimostrare di essere capace,  se sei un bimbominkia nessun problema! La stampa ti fa un vestito di cazzate propagandistiche su misura. Certo, la pantomima non può reggere per molto, in fondo il trucco quanto può durare?

Ed è qui che entra in gioco la tifoseria sfegatata! Il pirleader sguinzaglia nei media i suoi fedelissimi e interessati ultrà, i quali ci bombarderanno a tappeto di inutili ma ben assestate facezie: tutta una serie di ragioni sconnesse e infondate che ci faranno cedere esausti sulla cosiddetta “stanca”, fino a farci dire: basta! Hai ragione tu!

Esistono tifoserie anche più pericolose, casomai dotate di mezzi meno sofisticati ma “arrabbiate”. Torme di persone pronte a farsi branco, ad insultare, inveire contro tutti e tutti. Tanti cloni del lord Genni a Carogn aizzati da un intelligentissimo arruffapopoli abituato a spargere il seme dell’odio più che del dissenso, molto più abile a farci incazzare che a farci pensare, un inutile profeta della rabbia nato solo per generare divisione e rancore.

E infine c’è Salvini. Un miracolo vivente, alla luce del suo evidentissimo ritardo cognitivo, un ignorante che si è trovato tra le mani un partito di spostati separatisti (poi divenuti federalisti ad minchiam) e che cavalca il facile argomento dello straniero che ci ruba soldi e lavoro in casa solo per aver consensi. La sua è la propaganda più facile, quella che costa meno ed ha l’impatto più efficace in periodo di grandi ed inarrestabili migrazioni. Ammettiamolo … è stato aiutato, altrimenti si sarebbe dovuto trovare un lavoro vero.

Ma noi siamo così, prede dei nostri stessi ozi; scegliamo il nostro imbecille preferito, gli diamo credito e sostegno, i più svergognati tra noi arrivano addirittura a difenderlo in pubblico (questo è coraggio!), casomai in nome anche di ideologie o pensieri politici oramai inesistenti e che di certo il nostro protetto non conosce. Che cosa non si fa pur di non pensare con la nostra testa, siamo cerebralmente a chilometro zero.

Ma sì, in fondo facciamo bene! Se dicono che fanno tutto loro perché non accodarsi e crederci? Noi alziamo i loro vessilli e gridiamo i loro nomi, che ci costa? Anzi forse ci guadagniamo anche qualcosa, e poi… che male non può farci? Al limite possiamo restar delusi, e neanche questa è una novità.

vignetta di Mauro Biani

 

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2 Comments
  1. […] Fino agli anni 90’ la fede era perlopiù partitica: gli uomini e i nomi contavano un po’ meno di oggi. Eri Democristiano perché il carro del vincitore perenne era una garanzia, perché “sotto sotto” un posto di lavoro te lo raccattavi, perché andavi in chiesa di domenica e l’amante la tenevi rigorosamente lontana dalla parrocchia, a meno che non fossi il parroco.  […]

  2. Rosa F. says

    Le metafore usate rendono molto bene l’idea della situazione, molto acuto anche il profilo storico della deriva che stiamo vivendo. Una riflessione amara ma realistica che fa amaramente e realisticamente riflettere.

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