Jamie Oliver e la complessa diatriba contro McDonald’s: come è andata veramente?

Si torna a parlare della presunta vittoria in tribunale di Jamie Oliver contro McDonald’s, ma la battaglia legale tra lo chef e il colosso americano non c’è mai stata.

Non solo falsa, ma anche datata la notizia della controversia legale tra la catena di fast food e Jamie Oliver. Infatti, la storia ebbe inizio già nel lontano 2011, quando lo chef criticò McDonald’s poiché lavorava la carne di manzo con l’idrossido di ammoniaca. Peraltro, una pratica ampiamente utilizzata anche da altre catene di ristorazione come Taco Bell e Burger King.




L’impatto mediatico

Diviene quindi subito intuibile quanto i fatti siano stati distorti dalla realtà, alimentando un fucina di informazioni errate, il cui impatto mediatico fu notevole. Tuttavia, nonostante Jamie Oliver non abbia vinto alcuna causa, McDonald’s è stato costretto a orientarsi verso altre pratiche, per migliorare la propria immagine.

Pink slime

Meglio conosciuta con il nome di “poltiglia rosa”, è un additivo alimentare a base di idrossido di ammonio. In genere, si utilizza per aumentare il volume della carne macinata, soprattutto di quella impiegata per hamburger, cotolette, salsicce e kebab. Il pink slime è composto principalmente da scarti di bovini, come le cartilagini, i tendini e altri tessuti connettivi, che vengono separati dal grasso in presse ad alta pressione (200 atm). In ultimo, prima del congelamento, la poltiglia viene irrorata con ammoniaca per limitare il rischio biologico, ovvero la contaminazione batterica.

I fatti del 2011

Sono passati dieci anni da quando Jamie Oliver criticò pubblicamente McDonald’s per l’utilizzo dell’idrossido di ammonio nella lavorazione della propria carne di manzo. Poiché particolarmente attento al problema dell’obesità e del cibo spazzatura, lo chef era da tempo impegnato in campagne di sensibilizzazione. Infatti, all’epoca lanciò il programma dal nome “Food revolution show”, durante il quale fece le sue considerazioni contro alcuni fast food.

Gli effetti

Secondo l’ABC News, all’epoca dei fatti negli USA il 70% della carne macinata conteneva pink slime all’insaputa dei consumatori. Infatti, stando alle leggi statunitensi, è consentito scrivere “100 per cento carne bovina” sulle confezioni, anche se contengono la poltiglia in quantità non superiore al 15%. Invece, vige il divieto assoluto per la carne proveniente da allevamenti biologici.

Tutte queste informazioni sono diventate pubbliche dopo l’intervento di Jamie Oliver, che ha indirettamente costretto le catene di fast food a non utilizzare più il pink slime. A tal proposito, McDonald’s stesso nel 2013 fece un comunicato ufficiale, dichiarando che  «McDonald’s non usa scarti di manzo trattati con ammoniaca, ciò che alcuni chiamano “poltiglia rosa”, nei nostri hamburger, e non lo fa dal 2011». 

Viviamo in un mondo in cui la limonata è costituita da aromi artificiali e la cera per i mobili è costituita da limoni veri.

Per quanto McDonlad’s  non rientri esattamente nel concetto di “cibo salutare”, è doveroso sottolineare che la scarsa qualità alimentare non coinvolge solo i fast food. Anzi, non di rado le inchieste hanno svelato verità incredibili e poco lodevoli sull’etica di alcune aziende, decisamente non attente alla salute dei consumatori.

Tuttavia, la colpa non è solo di chi propone, ma anche di chi acquista. Infatti, per troppo tempo siamo rimasti estasiati di fronte alle golosità di un mercato immenso, senza domandarci cosa potessero nascondere. Attirati dal “semplice e veloce” ci siamo dimenticati di riscoprire e/o conoscere le materie prime e il loro meraviglioso potenziale.

E in una società che non ci aiuta a fare un passo indietro, perché ci chiede di stare sempre due avanti, il bisogno di prendersi cura del nostro corpo è diventato un’urgenza. Un’urgenza per la nostra salute e per quella dell’ambiente, che inevitabilmente risente del nostro disinteresse.

Oggi qualcosa sta cambiando, per fortuna, ma dobbiamo fare di più, affinché le aziende non si sentano legittimate e prendersi gioco di un pubblico disinteressato e poco informato.

Carolina Salomoni

 

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