The Julian Assange Show; tradimento o ritorsione internazionale?

La cattura di Julian Assange nell'Ambasciata dell'Ecuador a Londra, accende il dibattito sul fondatore di Wikileaks

Revocato il diritto di asilo ecuadoregno per Julian Assange; così finisce la latitanza dell’attivista australiano e fondatore di Wikileaks, responsabile della pubblicazione di alcuni documenti segreti sulle operazioni militari Usa in Afghanistan e Iraq

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A chi fa più gola l’arresto di Julian Assange?

La cattura del “bandito” telematico, fondatore di Wikileaks, nella sede dell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, arriva quasi come un fulmine a ciel nuvoloso, ma sembra il definitivo ornamento al quadro diplomatico  che gli Usa e i suoi alleati stanno disegnando, guardando l’orizzonte dei nuovi scenari politici.

Mission accomplished! Così avrà digitato Il cinguettatore dalle torri d’oro, pensando ai sette anni di latitanza , durante il quale l’attivista Julian Assange ha potuto godere del diritto d’asilo ecuadoriano, mentre alcuni dei più importanti segreti militari americani venivano rivelati al mondo e la lentezza della giustizia inglese ha fatto il resto.

Missione compiuta anche perché le garanzie che il presidente ecuadoregno Lenin Moreno aveva dato ad Assange, sono cadute via nel tempo di un’incursione veloce e programmata, nel pieno centro di Londra.

La cattura di Julian Assange: tradimento o ritorsione?

Un Blitz  alla Die Hard, con sette uomini ben armati che  entrano all’interno dell’Ambasciata, prendono il “furfante” che urla e scalpita e lo caricano su un furgone blindato.

Da questo momento le cose si fanno meno chiare: il bandito dell’etere Julian Assange si dimena, ma non riesce a camminare e viene letteralmente portato di peso; Assange è debilitato, ha una compatta chioma che si congiunge con una barba bianca, quasi scintillante, ma non è del tutto sorpreso.

Un uomo vissuto per sette anni, all’interno di una specie di Truman Show, con gli occhi di tutto il mondo puntati su di lui; piantonato e sorvegliato da telecamere e sofisticate dotazioni satellitari a cui non sfuggiva il minimo dettaglio.

Julian Assange è il fondatore di una macchina informatica estremamente potente, capace di divulgare alcuni dei documenti governativi sull’intervento militare in Afghanistan e Iraq. Per fare questo Assange è riuscito anche a servirsi degli stessi mezzi dello Stato e anche di alcuni suoi esponenti: come è stato per il tecnico della CIA Edward Snowden.

Era dunque probabile che fosse ben preparato a quello che sarebbe accaduto ieri. Inoltre i sentori erano fin troppo evidenti, a partire dalla nuova incarcerazione di Chelsea Manning, ex militare statunitense accusata di aver trafugato decine di migliaia di documenti riservati mentre svolgeva il suo incarico di analista di intelligence, per consegnarle proprio a Wikileaks.

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La vicenda Julian Assange si lega anche alle crescenti tensioni politiche esplose in Ecuador, dopo la pubblicazione  di alcuni documenti che rivelerebbero l’esistenza di alcuni conti offshore legati al presidente Moreno e alla sua famiglia. Questo colpo di scena, che ha portato all’arresto del ex presidente Carrera, potrebbe aver notevolmente influito alla cattura di Assange; in questo caso sarebbe lecito ipotizzare che si tratti di ritorsione.

Sono in molti  e da più fronti a dubitare sulla legittimità di quest’azione, tirando in ballo il peso l’amministrazione Trump in questa fitta rete di intrighi internazionali, contro l’avanzata russa e cinese. A ciò si aggiunge le pressioni e le minacce che alcuni attivisti  hanno già denunciato in Giappone e Corea del Sud.

Altra fatale anomalia o combinazione è data dal fatto che l’arresto di Assange sia avvenuto proprio il giorno dopo la divulgazione di notizie e prove relative a un’imponente operazione di spionaggio del governo ecuadoriano, con il quale lo stesso sta violando ogni diritto civile.

Proprio per questo, Julian Assange era stato privato, da un mese circa,  della possibilità di consultare Internet e di ricevere visite, rimanendo di fatto isolato dal mondo.

La vicenda di Assange vede una netta contrapposizione tra colpevolisti e innocentisti; tra chi lo considera un paladino della libertà d’espressione e chi un arrivista e anche un violentatore. La pressione statunitense per una rapida estradizione fa eco sui molti che vorrebbero una condanna esemplare, mentre il video della cattura rimbalza su tutte le reti, compreso lo sguardo di Assange, fiero e sicuro mentre alza il pollice.

Il rischio di un processo negli Stati Uniti è elevato, così come una sentenza di condanna alla pena capitale, per un personaggio che, nel bene e nel male, è riuscito a mettere l’attenzione sui veri segreti delle guerre imperialiste d’occidente e la morte, come punizione a delle ipotesi è la peggiore ritorsione dell’uomo sull’uomo.

Fausto Bisantis

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