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Karl-Anthony Towns: la pandemia non guarda in faccia a nessuno

di admin
28 Gen 2021
in Attualità
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Karl-Anthony Towns
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La struggente storia di Karl-Anthony Towns, stella NBA che ha dimostrato tutta la sua umanità nel relazionarsi con l’evento più tragico e pauroso dell’esistenza umana: la morte.

La pandemia da Covid-19 non ha fermato l’NBA. Come in molti sanno infatti dopo alcune settimane di stop la lega più famosa del mondo ha terminato la stagione in estate, all’interno di DisneyWorld, nella “bolla” di Orlando. In quella occasione Karl-Anthony Towns, con i suoi Minnesota Timberwolves, non era presente.

Sua madre infatti, Jacqueline, aveva perso la vita il 13 aprile precedente a causa delle complicazioni relative al Covid-19. Quello sarà solo l’inizio di un anno terribile per la stella NBA, che pochi mesi dopo, all’inizio della sua sesta stagione, non sarà più lo stesso.

La lontanissima vita pre-pandemia

Parlare della vita prima della pandemia sembra per chiunque una follia, farlo con persone che hanno perso famigliari e cari sembra veramente fuori dal mondo.

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Quella di Karl-Anthony Towns era, almeno da ciò che traspariva, una famiglia unita e felice prima che tutto ciò accadesse. Sono diversi gli episodi che vedono la madre della star NBA difendere a spada tratta il proprio figlio, anche quando si tratta di urlare contro Joel Embiid, un ragazzone di 213 centimetri che poco prima aveva avuto qualcosa da ridire con il numero 32.

Towns, dal canto suo, si godeva la sua permanenza in Minnesota, sommerso da una valanga di dollari, pari a 190 milioni in cinque anni, a partire dal 2018. Lo status di stella lo accompagna fin da quando era al college, ma c’era ancora un’aura di incompletezza che gravava sulle spalle del numero 32. In molti, infatti, pensavano fosse immaturo.

Nessuno però credeva che la maturità del centro statunitense sarebbe passata da esperienze così devastanti.

La pandemia, le perdite e la sensibilizzazione

La notizia dell’intubazione di Jacqueline scosse l’intera NBA. Diversi i messaggi di cordoglio e di amicizia, nella speranza comune che la donna si riprendesse. Karl-Anthony Towns apparve in video, su Instagram, raccontando il dramma della sua esperienza, il dolore di vedere il proprio genitore peggiorare ogni giorno sotto i colpi di qualcosa che non puoi neanche vedere.

La stella NBA chiuse il video-messaggio chiedendo rispetto ed attenzione, ringraziando pubblicamente i dottori di tutto il mondo e lanciando un appello di responsabilità. Iniziò poi a devolvere diversi soldi alla battaglia contro il Covid-19.

Pochi giorni dopo la notizia che tutti conosciamo.
Si potrebbe pensare che questo fosse il culmine del dolore per la famiglia del centro NBA, che la storia sia finita e che si parli semplicemente, si fa per dire, di una madre strappata dalle braccia della sua famiglia a soli 59 anni. Ma non è così.

Alla vigilia della stagione NBA 2020/21, infatti, Towns confessò di aver perso, a causa della pandemia globale, ben sette famigliari nel corso dell’estate, una vera e propria strage.

L’attenzione intorno al fenomeno classe ’95 si alzerà improvvisamente, e lui cercherà di sfruttare questo peso mediatico per lanciare messaggi di prudenza e responsabilità. Alla fine della prima partita stagionale, inoltre, si lascerà andare ad una dedica spassionata, che lascia trapelare tutto il dolore di un ragazzo a breve 25enne che ha già perso buona parte della sua famiglia.

Empatia

Quello di Anthony è solo l’ennesimo messaggio all’interno di una lega molto attenta ai temi sociali, compreso quello del Covid. Anche la storia di Towns non è di certo originale, soprattutto in Italia, dove nel corso della prima ondata abbiamo visto camion pieni di bare sfilare nella più classica scena di guerra.
Perché allora raccontiamo questa storia?

La storia di Karl-Anthony Towns, e di tutti quelli che come lui hanno dovuto sopportare perdite nel corso dell’ultimo anno, va raccontata perché ci siamo stufati di chi si volta dall’altra parte. Ci siamo stufati dei negazionisti, di quelli che pensano bene di vagare senza protezioni in giro per le nostre città, di coloro che non rispettano file e turni imposti dalla situazione poiché, nella loro bizzarra quando trascurabile opinione, non servono a niente.

Ci siamo stancati di sentire gli inutili pareri complottisti di persone che non si fermano nemmeno un secondo a riflettere sulla portata dell’argomento trattato, sulla mole di persone che ha perso la vita, sui ragazzi di Bergamo che si trovano soli a causa di tutto ciò.

Ci siamo stancati di non vedere empatia.

Marzioni Thomas

Tags: Covid-19Karl-Anthony Townsnbapandemia
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