Karl Lagerfeld si dice “stufo del #MeToo” e critica chi denuncia molestie

Chi vuole fare la modella deve accettare determinate cose

Karl Lagerfeld ha rilasciato delle dichiarazioni alquanto spiazzanti riguardo ai numerosi casi di molestie nel mondo del cinema e della moda.

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Il noto stilista tedesco Karl Lagerfeld, direttore creativo di celebri marchi di moda come Chanel, Fendi e della sua linea omonima, ha di recente rilasciato un’intervista alla rivista francese Numéro e, tra le tante domande che gli sono state poste, alcune riguardavano il movimento #MeToo e la questione delle molestie sessuali nel mondo del cinema e della moda.

Leggete cos’ha risposto, perché le sue dichiarazioni vi lasceranno a dir poco di stucco.

Karl Lagerfeld contro il #MeToo

“Sono stufo del movimento #MeToo e di tutte le modelle e attrici che parlano delle molestie sessuali che hanno affrontato nel corso degli anni. Le modelle dovrebbero sapere a cosa stanno andando incontro. Se non vuoi che qualcuno ti tiri giù le mutandine, non fare la modella. Entra in un convento, ci sarà sempre un posto per te nel convento. Stanno reclutando anche! Ho letto da qualche parte che ora devi chiedere alle modelle se si sentono a loro agio quando stanno posando. Ciò che mi sconvolge sono tutte queste attricette che hanno avuto bisogno di 20 anni per ricordare cosa è successo. Oltre al fatto che non c’è nessun testimone dell’accusa”.




Le molestie sono ‘normali’?

Bene, cosa rispondere a simili affermazioni? Karl Lagerfeld si dice stufo del #MeToo, lo sa che si sono migliaia di donne stufe di essere molestate in tutto il mondo? Secondo lui, le modelle dovrebbero essere consapevoli di ciò a cui vanno incontro, dunque le molestie sono una prassi ‘normale’ e accettata nel mondo della moda? Ma poi come si permette di dire: “O ti sta bene o fai altro”, cos’è? Un ricatto? Ed ha anche il coraggio di ‘sconvolgersi’ nel notare che, solo dopo molti anni, episodi di molestie vengano raccontati. Ma dai, se le risposte che una ragazza o una donna vittima di violenze deve sentire sono queste, come ci si può poi sorprendere del fatto che molte preferiscano tacere, piuttosto che raccontare quanto accaduto? E i diritti umani, prima ancora di quelli femminili, dove sono finiti? È ‘normale’ che le ragazze debbano subire molestie mentre posano negli studi fotografici? È ‘normale’ che alle ragazze vengano messe le mani addosso da fotografi e stilisti che non sanno tenersele al loro posto? Cosa c’è di ‘normale’ in questi comportamenti? La normalità dovrebbe essere ben altro: recarsi sul proprio posto di lavoro, che sia una passerella per una sfilata, che sia un set fotografico o che sia un ufficio, senza doversi preoccupare che il capo o uno degli impiegati possa fare commenti poco galanti, allungare le mani o tentare di abusare di te. Spesso le modelle posano e sfilano in intimo o, a volte, completamente nude; ma se si spogliano è per lavoro, di certo non è un invito a ‘farsi avanti’ nei confronti di chi è presente. Spesso le modelle iniziano a lavorare a soli 13-14 anni, immaginate cosa possa significare per una ragazzina trovarsi di fronte un uomo che non sa frenare i propri ‘impulsi’. La normalità non è doversi aspettare molestie e aggressioni, la normalità è poter stare tranquille sul proprio posto di lavoro. La normalità dovrebbe essere che se un uomo ha dei problemi di natura sessuale, lo ammette e va a farsi curare da uno psicoterapeuta e da un sessuologo. Da quando in qua si difende l’aggressore e si condanna la vittima? Il primo è chi compie del male, la seconda è chi lo subisce: è così difficile da capire?




Diritti femminili, questi sconosciuti…

Nessuno ha il diritto di mettere le mani addosso ad una ragazza o ad una donna, di qualunque età provenienza, colore, religione, orientamento politico essa sia e a prescindere dalla professione da lei svolta, a meno che non sia lei stessa a volerlo. È davvero così difficile capirlo per uomini come Harvey Weinstein, Karl Lagerfeld e quanti commettono molestie e abusi? Evidentemente sì, se negli ultimi mesi sono venuti fuori così tanti scandali e chissà quanti sono ancora sepolti. Ma, prima ancora di arrivare alle violenze fisiche, le donne si trovano a dover combattere quotidianamente con altri tipi di aggressioni e limitazioni. Una donna ha il diritto di andare in giro a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza sentirsi in pericolo ed ha il diritto di vestirsi come le pare e piace, senza sentirsi dire che ‘sembra una poco di buono’ se indossa una minigonna. Può anche decidere di uscire nuda di casa, magari si prenderà una denuncia per atti osceni in luogo pubblico o per atti contrari alla pubblica decenza, ma il suo essere nuda non autorizza nessuno ad offenderla o anche solo a sfiorarla, se lei non acconsente. Hanno persino creato delle mostre per far vedere i vestiti indossati dalle vittime di violenze sessuali al momento dell’aggressione, alcuni si sono chiesti: “Ma c’era bisogno di farlo?”, evidentemente sì, se tutt’ora ci si sente dire: “Non ti mettere quel vestito, sembra che tu stia andando a rimorchiare qualcuno!”

Le donne sono colpevoli di essere donne

La verità è che le donne sono sempre colpevoli: è colpa loro se qualcuno cerca di aggredirle, se la sono cercata, sono loro che provocano (con uno sguardo, con il rossetto rosso, con una scollatura in vista, con le gambe scoperte), perché le donne sono delle ‘zoccole’ a prescindere; il fatto stesso di essere donna ti rende automaticamente una ‘puttana’ per l’opinione comune. Il problema non è degli uomini che dovrebbero imparare a tenere le mani a posto e a tenere il proprio pene nei pantaloni; no, il problema è delle donne che non dovevano proprio nascere donne, se non avessero voluto subire tutto questo schifo. L’essere nate munite di una vagina rende le donne esposte a una miriade di rischi e di discriminazioni, che la maggior parte della gente non riesce neanche ad immaginare. L’unico modo per far capire a quanti si definiscono ‘uomini’ cosa significhi essere ‘donne’ è far sentire a loro la sensazione che si prova nell’uscire da sole e nel doversi guardare continuamente alle spalle; o cosa si prova nel sentire qualcuno che fischia verso di te quando passa con la macchina; o ancora cosa voglia dire essere squadrate da capo a piedi come se ti stessero facendo una risonanza magnetica con mezzo di contrasto, al punto che ti senti completamente denudata, anche se hai dieci strati di vestiti addosso. Questo vuol dire essere ‘donne’, cari uomini, ma la maggior parte di voi, non lo capirà mai.

Era meglio nascere uomini, è questa la dura e amara verità.




Il testo integrale dell’intervista originale a Karl Lagerfeld può essere letto al seguente link.

Carmen Morello

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