Kim Clijsters rimane mamma slam per eccellenza

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L’incredibile rimonta di Karolina Pliskowa su Serena Williams nei quarti di finale dell’Australian Open  non solo impedisce all’americana  di raggiungere l’agognato ventiquattresimo titolo di uno slam in singolare, le sbarra (per ora) anche l’accesso a un club molto ristretto quello delle tenniste che hanno vinto almeno un titolo dello slam (vale a dire uno tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US open, che se conquistati nello stesso anno solare permettono di conseguire il cosiddetto grande slam) dopo essere tornate dalla gravidanza,  di conseguenza Kim Clijsters rimane mamma slam per eccellenza.
Il suddetto club conta in realtà tre membri, la prima mamma slam fu la leggendaria Margaret Court Smith che infilò tre dei suoi quattro figli nella carriera agonistica alternando le nascite con diversi slam vinti (tra l’altro è anche colei che precede Serena Williams nella classifica degli slam in singolare con 24 titoli), la seconda fu Evonne Goolagong quindi è arrivata la Clijsters.
Allora perché definisco Kim Clijsters mamma slam per eccellenza? Certamente in parte perché essendo molto più recente è presente nella memoria di tutti (tra l’altro la Clisters ora è un membro influente all’interno della WTA, l’associazione giocatrici quindi è sempre visibilissima nel mondo del tennis) ed è attiva anche sui social, inoltre c’è anche da dire che, con tutto il rispetto per le campionesse che l’hanno preceduta, il tennis femminile nei primi anni ’80 della Goolagong e nei primi ’70 della Court Smith non era così esasperato atleticamente, certamente il prezzo che una gravidanza richiede al fisico di una atleta nel caso della Clijsters si andò ad aggiungere a una situazione molto più logorante dal punto di vista fisico.



Ma chi è Kim Clijsters? Nata a Blizen in Belgio l’8 giugno 1983 si contende con Justine Henin  il titolo di più grande giocatrice di tutti i tempi per quel paese. La sua carriera è costellata di successi ma anche di infortuni, tanto che si è ritirata a soli 29 anni nel 2012.  Eppure in quella non lunghissima carriera, interrotta nel 2007 e ripresa nel 2009 è riuscita ad infilare 41 titoli WTA e quattro titoli dello slam (un Australian Open e tre US Open) in singolare. Inoltre si è cimentata con successo anche in doppio raggranellando 11 titoli WTA e due slam.
Se il 2002 è l’anno dell’esplosione, il 2003 quello della consacrazione con la vittoria di ben nove titoli e la prima posizione mondiale raggiunta sia nella classifica del singolare che in quella del doppio e il 2005 è l’anno della vittoria del primo slam (gli US Open) dopo ben quattro finali perse, sarà la carriera post maternità (a partire dal 2009) a regalarle altri tre titoli dello slam.
Ecco un altro motivo per cui la definisco mamma slam, da mamma ha conseguito la maggior parte dei suoi titoli più prestigiosi, di certo le vittorie più belle, ma la cosa che rende il tutto quasi una favola è che, a differenza di Serena Williams per cui si è sempre saputo che la maternità sarebbe stata solo una pausa, la Clijsters nel 2007 aveva annunciato il ritiro dal tennis, continuamente tormentata dagli infortuni aveva deciso di mettere su famiglia e metterci una pietra sopra, in fondo con un titolo slam all’attivo (e due nel doppio)  e la prima posizione mondiale ottenuta nel 2003 aveva già avuto una carriera che la maggior parte delle giocatrici può solo sognare. Per fortuna di Kim, di tutto il tennis e di noi che la amiamo, ci ripensò e nel 2009 tornò nel circuito, il resto è storia. Soprattutto è storia la sua corsa agli US Open del 2009, ricevuta una wild card (per classifica avrebbe dovuto fare le qualificazioni) ma non una testa di serie, inanellò una serie di straordinarie vittorie battendo prima Venus Williams (che due mesi prima era stata finalista a Wimbledon ed era ancora al top della carriera), poi la cinese Li Na (prima cinese vincitrice di uno slam), dando due set a zero a Serena Williams in semifinale ed infine battendo la Wozniacki in finale. Le foto di Kim con la coppa degli US open e l’adorabile Jada scattate sul campo di gioco dopo la premiazione rimangono tra i ricordi più belli di tutti gli appassionati di tennis.


Tra il 2010 e il 2011 anche se sempre in lotta con gli infortuni si toglie ancora la soddisfazione di prendersi un altro US Open, prendersi il primo Australian Open a gennaio 2011 (suo ultimo slam) ed infilarci in mezzo la terza vittoria in un masters di fine anno (allora non si chiamavano ancora WTA finals) battendo in finale colei che per la classifica del computer era la numero uno del mondo, cioè Caroline Wozniacki.  Infine nel 2012 a soli 29 anni continuamente tormentata dagli infortuni ma anche conscia che un po’ di soddisfazioni se le era tolte si ritira definitivamente.
Kim Clijsters in campo era una combattente come poche se ne sono viste, una specie di Nadal in gonnellino, la connazionale Henin per esempio era di certo più talentuosa, Kim aveva dalla sua un grande dritto, la capacità di andarsi a prendere il punto a rete (magari seguendo la palla corta di rovescio) affinata di certo grazie al doppio (anche se rimane incontrista e giocatrice di fondo campo) e un’incredibile combattività che, per fare un paragone con tenniste in attività, la avvicina alla Halep o alla Wozniacki per la capacità di rimandare aldilà della rete ogni palla e alla Sharapova come forza mentale (che invece a volte sembra difettare alle due suddette).  Probabilmente sarà stata anche di ispirazione a una giovanissima (allora diciassettenne) Sharapova che dopo aver perso contro di lei la finale del Miami Open del 2005 (con la Clijsters appena rientrata dall’ennesima pausa per infortunio al polso) dichiarò che “ti devi sempre aspettare che riuscirà a rispedirti la palla” e che “può correre da un angolo all’altro come fosse nulla anche se è al quattordicesimo match consecutivo” e ancora “io non sono ancora a quel livello”.



Ecco un’altra cosa da rimarcare riguardo alla carriera della Clijsters, non solo quattro titoli slam sono un bottino di tutto rispetto (anche se c’è chi ne ha vinti oltre venti) ma che avversarie aveva davanti in quegli anni: una Serena Williams che era già lei, una Venus Williams superata dalla sorella ma ancora al top psico-fisico della sua carriera, una giovanissima rampante Wozniacki e la Sharapova nei suoi anni migliori, per conquistare i suoi successi ha dovuto mettere in fila queste campionesse, tra l’altro è l’unica giocatrice ad essere riuscita per due volte a battere le sorelle Williams nello stesso torneo. Non va dimenticato anche il suo comportamento irreprensibile in campo (segno anche questo di forza mentale) che le ha fatto vincere numerose volte il premio fair play della WTA.
A fronte di una carriera del genere non sorprenderà nessuno che nel 2017 sia stata inserita nella International Tennis Hall of Fame ma per me rimarrà sempre mamma slam.

Roberto Todini 

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