L’11 Settembre non è solo un giorno nel calendario, ma è tutti i giorni

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Certi discorsi sono come l’herpes.
Non si guarisce mai dal farli.
Ritornano a ricordarci che, anche se passa il tempo, noi non si cambia.
Uno di queste pallosissime “querelle” é se il crocefisso deve stare appeso o no sui muri delle aule scolastiche.
La seconda ovviamente é se si deve fare o non fare il presepe.
Discorsi che frantumano le sacre palline di chiunque.
E allora perché ne parlo anch’io ?
Non certo per ribadire la mia contrarietà alle croci esposte in un’aula che dovrebbe essere esente da ogni confessione religiosa, politica, sportiva, sessuale, ma per ribadire che i problemi della scuola non sono croci o presepi ma libri, insegnanti, aule, edifici ed ovviamente studenti.
In ugual misura, non me ne può fregare molto se in un ospedale appendono una croce sul muro, quello che mi preoccupa é lo “stato del muro” i posti letto, i medici, le attrezzature, il personale e soprattutto i costi della sanità.
Se una scuola o un ospedale funzionano perfettamente assolvendo il loro compito, per quanto mi riguarda possono mettere anche la foto di Belen sul muro.
Mi interessano di più le medicine che i chiodi.
Di più i libri che le corone di spine.
Oppure…
Si potrebbe prendere come pretesto quell’uomo in croce, per parlare della sofferenza di milioni di altri uomini che non hanno avuto la fortuna di resuscitare, che sono morti inchiodati nella miseria, nella fame o nella sete, che sono annegati per raggiungere un “porto sicuro” una vita senza spine e chiodi piantati nel corpo.

Si potrebbe dire che, grazie al fanatismo di alcuni, ne muoiono molti altri e che l’11 Settembre non è solo un giorno nel calendario, ma è tutti i giorni.

Esagerando nel discorso, si potrebbe perfino sottolineare che i morti delle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, non sono diversi da quelli dei campi di sterminio di ieri e di oggi, che i grattacieli di New York, sono solo più alti delle case bombardate in Yemen, in Libia, in Afghanistan, in Siria…
Si potrebbe affermare che quell’uomo in croce é il simbolo della crudeltà umana, della violenza, delle sofferenze che milioni di altri uomini subiscono ogni giorno e che nessuno mette sulle pareti di una classe e tanto meno sui muri della nostra coscienza.

Claudio Khaled Ser

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