Scegliere di essere un guardiano dell’Amazzonia per proteggere la propria casa, come ha fatto Janildo Guajajara, è un impegno che richiede coraggio. Davanti a questa scelta, infatti, si parano ostacoli torbidi, silenziosi, privi di scrupolo. Ad ammazzare Janildo Guajajara sono stati i trafficanti di legname, ma anche l’indifferenza per un problema che inevitabilmente, prima o poi, riguarderà tutti.
L’Amazzonia piange Janildo Guajajara: è il sesto guardiano ucciso in pochi anni. Tutti sanno cosa sia la foresta amazzonica: la più grande distesa di vegetazione al mondo. Un gigantesco polmone verde, indispensabile per il nostro pianeta. Tuttavia, pochi sanno dell’esistenza dei guardiani. Figure che continuano a rischiare la vita per difendere la foresta da un problema più grave di quanto si continui a credere, quello del disboscamento. Janildo Guajajara era uno di loro, ma non il solo.
Janildo Guajajara, infatti, è l’ennesima vittima di un omicidio vile. Ucciso in un’imboscata mentre camminava per le strade di Amarante, una piccola cittadina vicino al territorio indigeno di Arariboia, nello stato brasiliano di Maranhão. A causa della sua scelta, Janildo sapeva di rischiare la vita. La ricercatrice Sarah Shenker, infatti, del movimento Surival International, ha dichiarato:“Janildo sapeva che avrebbe potuto pagare con la sua vita, ma era determinato ad essere un Guardiano, perché non vedeva altra possibilità per il futuro della sua famiglia e della foresta”. Una scelta consapevole, ritenuta indispensabile.
Prima di lui, altre cinque vittime. Tutti guardiani.
Ma chi sono i guardiani dell’Amazzonia?
I guardiani dell’Amazzonia sono gruppi di volontari indigeni, il cui compito è quello di pattugliare l’intero territorio sventando le azioni illegali dei taglialegna, distruggendo i loro accampamenti e macchinari. Figure coraggiose, ma vittime, sin dalla loro costituzione, di azioni spietate.
La situazione ha assunto toni ancora più drammatici dopo l’elezione del presidente brasiliano Bolsonaro, avvenuta nel 2019, con un rafforzamento delle azioni da parte dei trafficanti di legname, minatori e imprenditori agricoli. Azioni con obiettivi comuni, legati alla prospettiva di una maggiore apertura delle terre indigene, sia per una significativa crescita dello sfruttamento delle materie prime – come i preziosi legni duri – sia per attuare un’estrazione mineraria su ampia scala. Inoltre, da lungo tempo le potenti mafie dei trafficanti di legname tentano di appropriarsi – in ogni modo e con ogni mezzo – dei legni duri del territorio indigeno Arariboia, casa degli indigeni Guajajara e dei gruppi isolati della tribù degli Awá.
I guardiani della foresta amazzonica, costituiti proprio dagli indigeni Guajajara, rappresentano, dunque, un fastidioso intralcio da eliminare sotto più punti di vista, con omicidi rimasti misteriosamente impuniti.
Eppure, il disboscamento del grande polmone verde è un problema attualissimo, preoccupante, che riguarda tutti.
I danni del disboscamento al polmone verde del pianeta
Il presidente Bolsonaro ha dichiarato il suo obiettivo primario: la crescita economica del Brasile. Ma a quale costo?
Il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo, infatti, si attuerebbe attraverso una serie di scelte dannose per l’intero ecosistema. Incentivazione al disboscamento della foresta, estrazioni minerarie, agricoltura su nuovi terreni, nuovi scontri con guardiani e conseguente sterminio delle tribù indigene più fragili.
Il disboscamento della foresta amazzonica, che costituisce il 20% dell’ossigeno sulla terra, comporterebbe la diminuzione dell’ossigeno, l’aumento dell’effetto serra, del riscaldamento globale, dello scioglimento dei ghiacciai, dell’inquinamento dei sistemi acquatici, oltre all’estinzione di molte specie animali. Inoltre, si andrebbe incontro ad un dannoso calo delle precipitazioni, con un rischio maggiore di incendi, già in pericoloso aumento.
Da non dimenticare, poi, è l’importanza della foresta amazzonica come patrimonio culturale, animale e ambientale. Una volta distrutto, non potrebbe mai rigenerarsi allo stesso modo, perdendosi per sempre.
Un dramma comune
Con l’uccisione di Janildo Guajajara suona l’ennesimo campanello d’allarme. I guardiani continuano a combattere per le proprie famiglie, la propria casa, ma anche per l’intera umanità, che guarda all’enorme danno ambientale con inquietante indifferenza. Importante, in questi casi, è proprio non distogliere lo sguardo: Janildo Guajajara è stato ucciso. Prima di lui, lo sono stati altri cinque guardiani. Quello che sta accadendo alle popolazioni indigene, è reale. Il disboscamento della foresta amazzonica, è un dramma comune.
Angela Piccolomo
















