L’ “Inno alla Gioia” di Fulvio Pinna, il primo a dipingere il muro 30 anni fa

L'arte che redime le vergogne del passato

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La caduta del muro di Berlino è sicuramente un evento che ha segnato la storia contemporanea, decretando la fine della Guerra Fredda. Accanto ai grandi eventi, che rivoluzionano lo status quo e le politiche dei paesi, la storia non può dimenticare le piccole avventure dei tanti uomini che la compongono. Una di queste storie racconta di un italiano di nome Fulvio Pinna e il suo “Inno alla Gioia”.

 

Chi è Fulvio Pinna

Fulvio Pinna è un pittore sardo nato nel 1948 ed è il primo italiano a dipingere il muro nel 1989. Dopo un’infanzia trascorsa nel paese di Furtei, giunge il periodo della leva obbligatoria a Siena, in cui l’arte viene momentaneamente accantonata. A vent’anni si trasferisce a Roma, dove riesce ad aprire un atelier e a vendere le proprie opere. Il sogno di vivere facendo l’artista non l’ha mai abbandonato.

Il rapporto con il padre è senz’altro quello più difficile, dovuto alla spiccata passione del figlio per l’arte:  egli infatti arriva a vietare a Fulvio di iscriversi a Scuole o Accademie di pittura e scultura. Questa drastica decisione, a detta dell’artista, aveva lo scopo di proteggerlo. Così Fulvio decide di imparare il “mestiere dell’arte” in altro modo, in autonomia:

Voleva che io avessi un futuro sicuro e sostenibile, che una scuola d’arte non mi avrebbe mai dato. Imparai dunque a dipingere e a scolpire in maniera autonoma.




Fulvio e il muro

In tutta la sua vita Fulvio è stato guidato da una crepitante fame creativa ed un’impulsività sognante. Il fervore artistico romano permette al pittore di affermarsi in poco tempo, ma, appena i suoi occhi si posano sulle immagini del muro di Berlino in televisione, non riesce a crederci.

Mi metteva in crisi. Volevo capire come avessero potuto innalzare un muro che divideva le persone della stessa città. Ai miei occhi era un’animalità. Dovevo digerire questa storia che mi faceva sentire male

Attratto dall’idea di cambiare città e dal desiderio di vedere il muro coi propri occhi, nel 1987 un vecchio amico di scuola gli fa una proposta molto particolare:

Mi disse di andare con lui in Germania, il giorno dopo eravamo in macchina insieme direzione Berlino

Caricando i suoi quadri nella macchina si dirige a Berlino, una città letteralmente “spaccata” in due,  il cui concetto di libertà era sconvolto. Dal lato orientale del muro la povertà e la miseria imperversavano, mentre dal lato occidentale gli artisti trattavano il tema della libertà con troppa leggerezza.

 

L’ “Inno alla Gioia” dell’artista

“Inno alla Gioia” di Fulvio Pinna

Assieme ad un artista tedesco ed una pittrice scozzese nasce l’idea di una galleria d’arte a cielo aperto, che poi diventerà, dopo la notte del 9 novembre 1989,  la famosissima “East Side Gallery“,  oggi monumento nazionale. Fulvio Pinna è stato il primo a dipingere il muro, 30 anni fa. L’opera si chiama “Inno alla Gioia” ed è lunga 52 metri.

Il monumentale dipinto è ricco di simbolismi, dal concetto di libertà, espresso dalla Sirena, a quello di gioia nel titolo (il cui rimando a Beethoven è molto intuitivo). Accanto all’opera monumentale una poesia scritta dall’artista:

Ho dipinto il muro della vergogna affinché la libertà non sia più una vergogna. Questo popolo ha scelto la luce dopo anni di Inferno dantesco. Tieni, Berlin: i miei colori, la mia fede di uomo libero

Il muro è il segno tangibile di una vergogna, di un terribile atto compiuto da uomini verso altri uomini; ma come ogni segno, esso può acquisire nuovo significato, rinnovandosi. L’arte redime la vergogna, senza per forza distruggere il passato, anzi facendone memoria. Ripensando a quello storico momento, Fulvio Pinna constata l’attualità del suo dipinto: tanti muri ci sono che si ergono ancora in questo mondo. La libertà sarà sempre quel bagliore di luce a cui dare spazio, in un mondo che può essere “inferno”.

 

 

Jacopo Senni

 

 

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