In nome dell’oblio della Repubblica Italiana

Un rapida cronaca giudiziaria sulle vicende più oscure, tra abusi di potere, violenze della Polizia e probabili insabbiamenti a firma dello Stato.

Giuseppe Pinelli

Anarchico, partigiano e ferroviere italiano. Morì il 15 dicembre 1969 precipitando da una finestra della questura di Milano, dove era trattenuto per accertamenti in seguito alla esplosione di una bomba in piazza Fontana.

Versione ufficiale dell’allora Questore di Milano: Nella stanza che in quel momento ospitava quattro agenti di polizia e Pinelli, l’anarchico approfittando di un attimo di distrazione dei poliziotti, si sarebbe alzato e gettato fuori dalla finestra spontaneamente, con un «balzo felino».

Sentenza: Nel 1975 il giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio emise una sentenza di proscioglimento, in cui stabilì che cui non si trattò né di omicidio né di suicidio. Giuseppe Pinelli, a causa di un «malore attivo» subì un’«improvvisa alterazione del centro di equilibrio», che innescando «movimenti scoordinati» lo proiettò letteralmente fuori dalla finestra.

La scuola Diaz

Durante il g8 di Genova, nel 2001, nel quartiere Albaro a Genova, tra le 22 e la mezzanotte del 21 luglio, nella scuola Diaz fecero irruzione i Reparti mobili della Polizia di Stato con il supporto operativo di alcuni battaglioni dei Carabinieri. Furono fermati 93 attivisti e furono portati in ospedale 61 feriti, dei quali 3 in prognosi riservata e uno in coma. Finirono sotto accusa 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra, per quello che fu definito un pestaggio da “macelleria messicana”dal vicequestore Michelangelo Fournier.

L’irruzione fu giustificata per la presenza di materiale incendiario nella struttura. Secondo la Polizia, infatti, nella scuola erano presenti i cosiddetti Black Bloc. Si scoprì poi, che le due molotov furono portate dalle forze dell’ordine all’interno della Diaz, dopo il blitz, per «giustificare» il massacro.

Sentenza: La Cassazione ha confermato in via definitiva le condanne per falso aggravato, convalidando la condanna a 4 anni per Francesco Gratteri, a Giovanni Luperi, vicedirettore Ucigos ai tempi del G8 e tre anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi. Il capo della squadra mobile di Firenze Filippo Ferri è stato condannato in via definitiva per falso aggravato, a 3 anni e 8 mesi e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. In parte convalidata (3 anni e 6 mesi) anche la condanna a 5 anni per Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma, essendosi prescritto il reato di lesioni gravi la cui presenza aveva portato alla condanna da 5 anni in appello. Prescritti i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al settimo nucleo speciale della Mobile all’epoca dei fatti.

ilmegafonoquotidiano.it
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Federico Aldrovandi

Morto a 18 anni dopo un controllo di Polizia. Sul suo corpo sono presenti 54 lesioni ed ecchimosi, mentre, in Viale Ippodromo, dove fu fermato, furono ritrovati due manganelli rotti. Asfissia da posizione la causa del decesso.

Perizia medico legale disposta dal Pubblico Ministero: “la causa e le modalità della morte dell’Aldrovandi risiedono in una insufficienza miocardica contrattile acuta dovuta all’aumentata richiesta di ossigeno indotta dallo stress psico-fisico per la marcata agitazione psico-motoria e gli sforzi intensi posti in essere dal soggetto durante la colluttazione e per resistere alla immobilizzazione, all’ipotetica depressione respiratoria secondaria alla assunzione di oppiacei e alle turbe della ventilazione polmonare prodotte dalla restrizione fisica in posizione prona con le mani ammanettate dietro la schiena”, rilevando che “le sostanze rilevate dall’indagine tossicologica (alcool etilico, ketamina, morfina) non sono idonee nel determinare la morte.”

In sostanza, l’immobilizzazione fisica alla quale è stato sottoposto, insieme allo stato di agitazione, sono da considerarsi fattori scatenanti di una crisi respiratoria. Nulla da dire, quindi, sulle 54 tra lesioni ed ecchimosi presenti sul corpo.
Dalle registrazioni della centrale operativa ascoltate durante il processo queste le parole degli agenti coinvolti: “L’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so… E’ mezzo morto.”.

Sentenza: 3 anni e 6 mesi di reclusione per “eccesso colposo in nell’uso legittimo delle armi” ai quattro poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. I poliziotti però hanno beneficiato dell’indulto, che copre 36 dei 42 mesi di carcerazione previsti dalla condanna ed, addirittura, tre dei quattro poliziotti sono ritornati in servizio nel gennaio 2014, destinati a servizi amministrativi.

Gabriele Sandri

Ucciso l’11 novembre, a 27 anni da un colpo di pistola sparato da un poliziotto, accorso dopo una rissa tra tifosi in un’area di servizio lungo l’A1, all’altezza di Badia al Pino.

Perizia balistica: Confermava la deviazione della traiettoria subita dal colpo di pistola che ha ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri nell’area di servizio di Badia al Pino (Arezzo). A determinare la deviazione sarebbe stato l’impatto fra il proiettile e la rete metallica che divide le corsie dell’autostrada

Sentenza:  La Cassazione ha confermato la condanna a nove anni e quattro mesi per l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, ritenuto colpevole dell’omicidio volontario di Gabriele Sandri.

Giuseppe Uva

Morto dopo un fermo in Caserma a Varese. Nello stesso momento, un ragazzo, fermato insieme ad Uva, chiama il 118 per chiedere un’ambulanza mentre sente le urla del suo amico nella stanza accanto, all’interno della caserma dei carabinieri di Varese. “Lo stanno massacrando” dice a bassa voce.

Il corpo di Giuseppe presenta  gli indumenti sporchi di sangue, le ecchimosi sul volto e su altre parti del corpo e delle macchie rosse tra pube e ano.

La perizia medico-legale e ciò che viene dichiarato dai consulenti tecnici di ufficio e delle parti consentono di escludere in maniera assoluta la sussistenza di qualsivoglia lesione che abbia determinato o contribuito a determinare il decesso di Giuseppe Uva, secondo quanto dichiarato dai giudici. Infatti la Corte d’assise di Varese nelle motivazioni della sentenza del 15 giugno del 2008 , stabilì che: ‹‹Non ci fu omicidio preterintenzionale perché il fatto non sussiste››. Assolti quindi, due carabinieri e sei poliziotti dall’accusa di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona.

E’ recente, però, l’impugnazione in appello di tale sentenza da parte della Procura generale di Milano. Per quest’ultima, le cause della morte di Giuseppe Uva sono riconducibili a ‹‹stress derivante dalla costrizione e dalla privazione della libertà personale››.

Stefano Cucchi

Morto una settimana dopo il suo arresto per droga. Il corpo è in evidente stato di denutrizione e presenta svariate ecchimosi ed una duplice frattura della colonna e del globo vescicale.

La perizia nell’ambito dell’inchiesta bis: La causa più attendibile, anche se “non è possibile formulare certezze” è per una “morte improvvisa ed inaspettata per epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale, in trattamento con farmaci anti-epilettici”

Dopo tutto questo, risuona forte una canzone scritta da un cantautore genovese, che sussurrò, con la sua voce roca e malinconica : “Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.

Matteo Ferazzoli

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