La caccia al trofeo: uno sport utile o solamente un divertimento crudele?

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La caccia al trofeo uccide ogni anno migliaia di animali, anche a rischio di estinzione. Molti la considerano uno “sport” utile al mantenimento dell’ecosistema , altri invece, una pratica barbara con il solo risvolto di appagare il divertimento umano.

La pratica

Ogni anno migliaia di animali vengono uccisi per puro divertimento da cacciatori di trofei.  Alcuni definiscono la caccia al trofeo una “pratica sportiva”, che consiste nel cacciare animali selvatici spesso di grossa taglia e poi esibirli come trofei di caccia in foto e nelle proprie dimore. Infatti a seguito dell’uccisione, l’animale o parti di esso come la testa, la pelle, le zanne e le corna vengono preparate e lavorate perché diventino un souvenir da spedire nel paese di residenza del cacciatore.

A differenza di quello che molti credono, la caccia al trofeo è un’attività legale e fortemente regolamentata in vari paesi, che viene praticata in appositi parchi nazionali nati per tale scopo. Gli animali maggiormente cacciati nel continente africano sono leoni, elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, antilopi e zebre.

La caccia al trofeo viene praticata per lo più da un élite di ricchi, in quanto  richiede la spesa di ingenti quantità di denaro: alle spese per recarsi in un altro continente, si aggiungono le tasse per la caccia e la somma di denaro specifica per l’uccisione di una determinata specie di animale. Si pensi che la caccia al trofeo di un leone può arrivare a costare 45-50mila dollari, mentre per un elefante 30-40mila dollari.

Tra i paesi africani in cui la caccia al trofeo è maggiormente praticata vi sono la Tanzania, Zimbabwe, Zambia, Camerun, Botswana, Namibia e Sud Africa. Queste ultime due nazioni sono tristemente conosciute per la “caccia in scatola” diventata ormai un business, in quanto il suo costo è di sole poche migliaia di dollari. La caccia in scatola consiste semplicemente nella scelta dell’esemplare da un catalogo e poi la sua uccisione in un recinto, senza nessun tipo di difficoltà o pericolo. Per tale ragione, viene fortemente criticata anche da molti cacciatori di trofei.

Ma la caccia non conosce confini e non si limita solo al continente africano: lupi, tigri, orsi e bufali sono altri animali preferiti dai cacciatori di trofei.

Ragioni a sostegno della caccia al trofeo

Ieri si è svolto un webinar organizzato da Africa Rivista, che ha visto la contrapposizione delle ragioni di coloro che sono favorevoli alla caccia al trofeo e coloro che sono contrario. Chi è a sostegno della pratica,  afferma che la caccia sia un’attività al contempo brutta ma indispensabile per il mantenimento dell’equilibrio tra le specie e la salvaguardia della biodiversità.

Affermano che la caccia sia regolamentata a dovere, ogni nazione in base ai dati sul numero si animali presenti sul territorio stima delle quote di abbattimento, ovvero il numero massimo di capi da uccidere all’interno del territorio e nei singoli parchi. Dunque, verrebbero solo abbattuti esemplari selezionati e in sovrannumero, che rischiano di creare un danno sia alle popolazioni locali sia alla fauna.

Oltre al mantenimento dell’ecosistema, il “turismo di caccia” secondo alcuni, avrebbe il beneficio di portare un grande introito economico alle comunità locali.

Le ragioni dei contrari

Coloro che si battono per la salvaguardia ambientale non si trovano d’accordo sul perpetuarsi della narrativa che la caccia al trofeo porti benessere economico alle comunità locali. Si stima, infatti, che un animale vivo attiri attraverso i safari un numero di turisti negli anni che, equivarrebbe a un guadagno più ingente rispetto alle cifre ottenute dalla caccia. La salvaguardia animale fornirebbe in tal modo alle comunità locali introiti ben maggiori.

Martina Lutra direttrice in Italia della Humane Society International , organizzazione internazionale che si occupa della protezione e tutela degli animali, durante il webinar ha sostenuto che non si può parlare di tutela della specie per la natura competitiva della caccia stessa, che mira all’uccisione di animali che hanno caratteristiche precise: esemplari più grossi e forti, con zanne o corna più lunghe. Si tratta quindi dell’uccisione di animali adulti e in età riproduttiva, la quale mancanza nel branco va creare un disequilibrio, esponendolo a maggiori pericoli.

L’alternativa alle uccisioni per le specie in sovrannumero potrebbe essere la contraccezione attraverso vaccini, già praticata in alcune zone, così da tenere sotto controllo i branchi e preservare la biodiversità. Questa pare essere un’alternativa sicuramente più etica e rispettosa sia dell’ambiente che della vita, ma che si opporrebbe al piacere e al divertimento degli uomini.

In Italia intanto la Humane Society International si sta battendo attraverso una petizione per vietare l’importazione ed esportazione di trofei di caccia nel nostro paese. L’ Italia, infatti,  è al 1° posto in Europa per importazioni di trofei di caccia di ippopotami, 4° per leoni e 5° per elefanti africani.

 

Marina Satta

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