La candidatura di Roma alle Olimpiadi, i suoi costi e Pietro Mennea

Le Olimpiadi hanno sempre portato debiti ai paesi organizzatori: il legame scorretto tra politica e sport è una delle cause.

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Le Olimpiadi sono un evento che regala prestigio al paese ospitante ma che arreca grandi perdite economiche.

Le previsioni di spesa vengono sempre disattese lievitando in maniera inarrestabile.
Le Olimpiadi a  Rio appena conclusesi, hanno visto i conti in rosso per almeno 135 milioni di dollari dovuti principalmente alla necessità di rafforzare la sicurezza per la minaccia del terrorismo internazionale.
Stesso discorso per Londra 2012 mentre Pechino 2008 ha perlomeno ottenuto un guadagno d’immagine, presentandosi come superpotenza.
Atene 2004 è ritenuta da molti come l’inizio della crisi economica della Grecia.
Nel passato Monaco 1972 e Montreal 1976 hanno portato alla città debiti che si sono estinti dopo trent’anni.
Le economie dei paesi ospitanti hanno sempre subìto una forte recessione, come a Melbourne 1956, Tokyo 1964, Seoul 1988 e Barcellona 1992, anche per il fatto che gli impianti costruiti comportano costi di gestione proibitivi.

Numerosi studi dimostrano che i Giochi Olimpici, se non usufruiscono di finanziamenti privati come a Los Angeles 1984 – dove si realizzarono poche strutture sfruttando quelle esistenti -, costituiscono un’emorragia di denaro pubblico per opere sui cui appalti si tuffano imprenditori e politici scorretti, come dimostrato ai recenti Mondiali di nuoto a Roma nel 2009.

Pietro Mennea è stato un campione incredibile, detentore dal 1979 di un record mondiale nei 200 metri durato diciassette anni e tutt’ora primato europeo: un 19′ e 72” che rimarrà impresso nella memoria di molti.
Il fisico esile non lo aiutava affatto e dovette lavorare duramente per rinforzarlo e battere atleti meglio dotati come Valery Borzov e Allan Wells.
Grazie a una forza di volontà incredibile e ad allenamenti senza sosta, è riuscito a raggiungere traguardi leggendari.
Uomo schivo, ha sempre preferito dimostrare con i fatti il proprio valore e non con le parole, frequentando poco i salotti televisivi.

Mennea ha espresso la sua forza anche al di fuori dello sport, laureandosi in Scienze Politiche, Giurisprudenza, Scienze dell’Educazione Motoria e Lettere. Sosteneva che lo sport costituisse per lui un momento di passaggio della vita e non un punto di arrivo.
Diventò avvocato, docente universitario e commercialista.
Dal 1999 al 2004 venne eletto al Parlamento Europeo dove si distinse per la presenza costante e attenta.
Fondò con la moglie una Onlus, la Fondazione Pietro Mennea, per portare beneficenza e solidarietà a chi ne aveva bisogno ed essere certo che i fondi non si perdessero per strada, consegnandoli anche di persona.
In qualità di avvocato ha dato vita a una class action per difendere cittadini italiani coinvolti nel crac finanziario della Lehman Brothers, mettendo la propria abilità al servizio delle persone truffate e non delle società responsabili di azioni speculatorie.
Leggeva tantissimo e investì parte dei guadagni nell’acquisto di un appartamento dove metteva i numerosi libri; fu autore di ben ventitrè opere in quanto la scrittura era il suo modo per rielaborare i concetti acquisiti nelle letture.

Con la maturità si rese conto che lo sport, che aveva costituito la sua ragione di vita per tantissimi anni, si era fortemente intrecciato con la politica e che i successi sportivi venivano abilmente sfruttati da dirigenti e sponsor.
Studiando con attenzione si accorse che istituzioni come il C.I.O., il Comitato Internazionale Olimpico, e varie federazioni sportive internazionali sceglievano non a caso la propria sede in paesi a bassa fiscalizzazione e ad alta protezione del segreto bancario.
Le sue idee sono esposte in un libro del 2012 dal titolo “I costi delle Olimpiadi” e, quando presentò l’autobiografia, nella sala gremita non erano presenti dirigenti del C.O.N.I. o della Federazione di Atletica Leggera.
Mennea fu tra coloro che sostennero il premier Monti nel non candidare l’Italia ai Giochi del 2020: il timore era che politici, imprenditori e dirigenti sportivi si spartissero i finanziamenti statali facendo lievitare i costi programmati e addebitandoli alla collettività.

Le piscine costruite per i mondiali di nuoto a Tor Vergata, la cui spesa è quadruplicata rispetto al preventivo, sono incompiute.
Le Vele di Calatrava che le contengono, costruite da Caltagirone, sono una cattedrale di cemento in degrado, con cantieri e materiali abbandonati. Ciò che è stato edificato, ora privo di manutenzione, si sta rovinando per le infiltrazioni di acqua senza che i cittadini ne fruiscano.

Mennea, che aveva disputato cinque giochi olimpici, sottolineava che mai ne sarebbe stato contrario: si opponeva solo ai giochi corrotti, a quelli che non tutelano l’atleta e non combattono il doping ma soprattutto alla loro realizzazione in paesi come il nostro che, nel 2012, era attraversato da una gravissima crisi economica.
Le Olimpiadi non hanno scadenza e quindi, prima di realizzarle, è necessario sanare i conti pubblici e far ripartire l’economia per non gravare sul cittadino perchè, a suo dire, “le Olimpiadi costituiscono una cambiale dal costo indefinito”.
Roma non ha bisogno di attirare i turisti, ma necessita di strade senza buche o transenne e di servizi adeguati per migliorare la ricettività. Una struttura costruita senza collegamenti diventa un’isola nel deserto destinata all’abbandono.

Pietro Mennea si è sempre battuto per salvare gli ideali olimpici. La sua carriera di atleta pulito e trasparente lo testimonia: quello contro cui combatteva erano le persone che consideravano i giochi solo un business con cui arricchirsi.
La sua intenzione era stimolare un rinnovamento nella mentalità di politici e dirigenti sportivi. Il suo rifiuto a Roma 2020 deve essere considerato “costruttivo” ed elaborato in un preciso momento storico.

Il 21 marzo del 2013 Pietro Mennea ci ha purtroppo lasciati.
A prestargli omaggio, nella camera ardente e al funerale, oltre a tantissima gente comune, non mancavano dirigenti e autorità sportive risultati assenti alle presentazioni delle sue opere in libreria.

Ora, in occasione della candidatura romana del 2024, la posizione di Mennea è stata “rispolverata” per rafforzare le motivazioni di una scelta delicata, ossia quella del ritiro della proposta da parte del nuovo sindaco.
Il velocista di Barletta ha sempre dimostrato, come sportivo, politico e professionista, che ciò in cui si crede può essere messo in pratica con il duro lavoro e la precisa volontà.
Cambiare le abitudini cristallizzate della politica e dell’imprenditoria non è facile e non si realizza in poco tempo.
L’esempio di Mennea dovrebbe fungere da ispirazione a chi dichiara di voler rompere con la corruzione del passato: il suo pensiero non può costituire solo una giustificazione ma diventare un punto d’avvio per rinnovare davvero.

 

Paola Iotti

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