La censura non paga

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Di Emanuele Cerquiglini


Mi trovo, ora, in una posizione scomoda, ma è mio dovere, come libero cittadino e libero pensatore, prendere posizione.

Penso a tutti quei codardi, che nella storia non hanno preso posizione, andando contro sé stessi per paura, al punto di schierarsi anche dalla parte delle idee assassine, pur essendo testimoni delle mostruosità da esse generate.

Il mio è un pensiero critico, libero e apolitico. Ho un cuore giovanile di sinistra, ma oggi trovo difficoltà a rispecchiarmi in quei partiti che vorrebbero simbolizzare quel DNA.

Negli anni, svilito, ho disperso il mio voto trasversalmente, anche se nella maggior parte dei casi non ho mai abbandonato i valori socialisti.

Ascolto tutti. Ho impiegato anni a migliorarmi, al punto che oggi credo sia una delle mie capacità meglio sviluppata. Empatizzo e provo a mettermi nei panni dell’interlocutore per capire meglio il suo punto di vista. Ciò non significa che non abbia un punto di confine, superato il quale, anche io possa arrabbiarmi.

Non amo il buonismo illimitato, come non amo chi semina rabbia e istiga alla violenza.

Certamente tra me e i seminatori di odio c’è un confine assoluto ed invalicabile. Io preferirei morire, piuttosto che vedermi assoggettato ad un pensiero unico, ad una visione miope della realtà e al disprezzare gli esseri umani a priori per una questione di classe, di colore della pelle o di intelligenza.

Certo sappiamo tutti dove meglio stare e chi scegliere, per starci accanto in questo viaggio che è la vita.

L’intelligenza, come la cultura e l’istinto ci rendono più semplice scegliere il contatto e il confronto con gli altri e capisco perfettamente che non è sempre facile accettare e confrontarsi con le diversità. Tutto questo fa emergere il mio istinto socialista, perché la presenza forte dello Stato, -di uno Stato Democratico-, è il vaccino perfetto per contrastare e comprendere le singolari aberrazioni umane.

Noi viviamo in un Paese dove lo Stato è assente e la democrazia è ferita e illusoria. Non smetterò mai di dire, che per migliorare la nostra società e il mondo, necessitiamo di una eccezionale riforma della scuola: dobbiamo sviluppare esseri capaci di usare entrambi gli emisferi del cervello, esseri consapevoli e dominatori della logica quanto dell’istinto, esseri capaci di empatizzare tra loro e con le altre specie. Esseri in grado di vivere in armonia con la natura e con il mondo circostante. Non sono solo le parole di un sognatore, ma di una persona che quando chiude gli occhi pensa spesso al futuro.

Finita la premessa vengo al punto. Il tema è quello della censura, quello della libertà di espressione, quello della libertà di pensiero.




Mi rivolgo nello specifico a: Simone Carabella, e tutti quelli che appoggiano la sua posizione di censura assoluta nei confronti del rapper ghanese (da dodici anni in Italia): Bello FiGo.

A questi signori, volevo dire che mi hanno costretto ad ascoltare diverse canzoni di questo artista, nonostante il rap, non sia proprio il mio genere. Soprattutto le canzoni incriminate come ingiuriose, irrispettose e scandalose per la morale e per il popolo italiano.

Ho constato che sono state molte le trasmissioni a dare visibilità a questo personaggio e che per una parte della politica le sue canzoni sono diventate strumento di propaganda politica.

Intervengo sul tema perché ho scoperto che è stata presentata al Prefetto di Roma una richiesta di annullamento del concerto di questo artista.

Sono costretto ad un esercizio di memoria, per elencare alcune delle opere che nel tempo e in varie epoche sono state momentaneamente fermate dalla censura.

Per la letteratura mi vengono in mente: Madame Bovary di Flaubert, Anna Karenina di Tolstoj, Un tram che si chiama desiderio di T. Williams, Tropico del Cancro di Miller, Ulisse di Joice e anche Via col vento della Mitchell.

Nel cinema potrei citare tra le opere censurate: Il grande dittatore di Chaplin (ovviamente durante il fascismo), Cannibal Holocaust di Deodato, Arancia meccanica di Kubrik, Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini, Colpo di Stato di Salce e il tentativo fallito di censurare Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco.

Nella musica tra le canzoni meno digerite dai censori di professione, restano indimenticabilI: Bocca di rosa di De Andrè, Dio è morto dei Nomadi, 4/3/1943 di Dalla, Dio mio no di Battisti, Luci a San Siro di Vecchioni, il Gigante e la bambina di Ron, Bella senz’anima di Cocciante.

Ora volete inserire nella lista delle opere da censurare, cancellare, vietare (anzi, peggio, volete vietare un suo concerto), anche questo giovanissimo e sgrammaticato rapper, dandogli un’importanza storica che altrimenti non avrebbe mai avuto e che voi, molto ingenuamente, gli state regalando.

Voi fate politica di pancia, vi piace utilizzare i nervi scoperti delle persone in difficoltà per raccattare voti, che altrimenti non prendereste. Date ai vostri potenziali elettori un facile nemico da giudicare, accusare, sbranare e umiliare per dare forza alle vostre convinzioni; non parlo di idee, ma di convinzioni, perché le idee sono qualcosa di più profondo, meditato e ragionato. Le buone idee meritano rispetto, quelle cattive vanno eliminate. Il resto è rumore e direi che di rumore ne siamo saturi.

Vi stupirà, ma io non approvo la politica del Governo sull’immigrazione. Vi stupirà, ma io amo il mio Paese come voi: sono rimasto qui nonostante le difficoltà e gli impedimenti nel mio mestiere, allo stesso modo però, ho deciso di restare anche per difendere il Paese dai seminatori di odio e posso farlo solo attraverso i mezzi che la vita mi ha messo a disposizione: la scrittura, la sensibilità, la coscienza e la memoria storica.

Vi stupirà ma da romanista, ho tra i migliori amici dei laziali, vi stupirà ma tra le mie amicizie non distinguo per correnti politiche, di religione o per il colore della pelle. Ho le mie idee, le difendo e rispetto quelle di chi mi sta intorno. Sono sempre pronto al confronto e a stupirmi quando qualcosa fa crollare il mio castello di carte. Vi stupirà, ma come voi vorrei una giustizia equa, celere e certa.

Vi stupirà ma ho apprezzato alcune posizioni e azioni di Simone Carabella, come ho anche apprezzato alcune canzoni del rapper da voi incriminato. Figure che vedo entrambe lontanissime dal mio modo di agire e pensare, ma che rispetto per quello che sono, senza avere la presunzione di cambiarle a mio piacimento, come io non vorrei essere cambiato da loro.

Potrei andare a cena con entrambi, senza timore di non dover essere ciò che sono realmente e senza timore delle mie idee.

 Ora però devo dire a chi vuole vietare il concerto che sta sbagliando, perché sta cercando solo facile approvazione attaccando il nulla e rischiando di scaldare gli animi di alcuni.

Mi avete costretto ad elencare una serie di opere importanti e a creare un parallelo con tale Bello FiGo… E dai, siamo seri!

Gentile Carabella, lei ha fatto un video (anche carico emotivamente), per fermare il concerto di questo cantante rap, dopo aver presentato al prefetto (lei o chi per lei), una richiesta per l’annullamento del concerto di questo rapper a Roma. Ho visto a seguito del suo post, una serie di commenti (pochissimi per fortuna), che approvavano la sua azione.

Credo si sia accorto da solo, che colpire l’arte non è mai qualcosa che porta facile consenso. Ci sono riuscite solo le dittature, che trovavano negli artisti e nella cultura i peggiori nemici.

Forse è stato ingannato dalle luci di solidarietà di certi salotti televisivi, dove certi personaggi amano accavallarsi e attaccare la vittima di turno, trasmissioni che senza l’aiuto dello scandalo a tutti i costi, non sarebbero viste neanche sotto pagamento; ma quando quelle luci si spengono, resta solo la desolante realtà che divide gli uomini liberi da quelli che la libertà vorrebbero schiacciarla.

Il cantante in questione è un fenomeno della rete (altri media, grazie a voi, gli stanno dando maggiore notorietà), un giovane sveglio, arrogante, intelligente e purtroppo per lui, un giovane con poca cultura. Un ragazzo che ci sa fare con un genere musicale (il rap), nonostante conosca un misero vocabolario italiano, ma caro Carabella, se ci pensa bene, più che un pericolo, sembra quasi un aiuto a lei e a quelli che sostengono il piano alternativo al governo attuale.

Come negare che questo ragazzo usi, a suo modo, la satira per creare le sue canzoni? È da dodici anni in Italia e ci ha capiti perfettamente, parla di figa, Berlusconi, Totti, Wi-fi, soldi e Renzi. La figa è la sua ossessione e questo mi fa pensare che in realtà sia un’esperienza vissuta solo nella sua fantasia (nonostante sia un giovane prestante), ma i veri problemi di questo ragazzo (comuni a tanti giovani), sono l’ignoranza, la maleducazione e la sfacciataggine, non la sua musica e la opinabile mancanza di rispetto per il nostro Paese, perché lo descrive per quello che è, e come molti di noi italiani, ha preferito l’ignoranza e la banalità per avere seguito e successo, con o senza talento.

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