La criminologa Anna Vagli si racconta nella nostra intervista

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La Criminologia ha da sempre destato grande fascino in tutto il mondo, ma nonostante la fama crescente di questo mestiere, la figura del criminologo in Italia non è ancora riconosciuta come professione autonoma. Così abbiamo fatto due chiacchiere con la criminologa Anna Vagli che ci ha raccontato la sua esperienza:

Da Dottoressa in Giurisprudenza a Criminologa, parlaci del tuo percorso.

Ho conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa e mi sono certificata (con master I livello e livello avanzato ) come Criminologa Investigativa, Esperta in Scienze Forensi e Psicologia Investigativa, Criminal Profiling e Sopralluogo Tecnico sulla Scena del Crimine presso una scuola di formazione di Roma. Insomma, non un percorso di poco conto.

Com’è nata la tua passione per questo mestiere e cosa pensi della figura del criminologo in Italia?

La mia passione è risalente nel tempo. Sono sempre stata una bambina che leggeva molto. Ad un certo punto i miei genitori ed i miei nonni non sapevano più quale libro per bambini regalarmi: li avevo letti tutti. Così si sono accorti che prediligevo i gialli. La svolta definitiva è arrivata all’università. Ho iniziato ad appassionarmi alle vicende esibite giorno dopo giorno dalla cronaca giudiziaria. Da quel momento ho capito che  avrei dovuto incorporare il crimine nella mia futura professione. Insieme alla scrittura, quella per la criminologia ed in particolare per l’investigazione, è la mia passione più grande.

Quanto alla figura del criminologo è sicuramente un lavoro che affascina anche chi ha intrapreso percorsi lavorativi radicalmente opposti. Tutti ci appassioniamo di fronte ai delitti perché portano a confrontarci con quelli che sono i principali temi esistenziali: la morte, i legami sociali e la mostruosità che talvolta purtroppo vi è insita. Per capirci, faccio un esempio che faccio sempre. Pensiamo a quante volte guardando un film tentiamo di coprirci gli occhi con una mano nel momento esatto in cui un crimine sta per essere compiuto. In quegli istanti, però, non ci dimentichiamo mai di lasciare i giusti spazi tra le dita per “goderci” il colpo letale. Sono caratteristiche che accomunano tutti: curiosità mista a paura verso l’ignoto.

Per quel che attiene, invece, la professione in senso stretto, è bene premettere che non esiste nel nostro paese un albo di criminologi né precisi percorsi universitari. Si tratta sicuramente di un percorso da intraprendere post laurea e le lauree consone con questo tipo di professione sono quelle in medicina, giurisprudenza e psicologia.  Il ruolo della criminologa è sicuramente affascinante, ma richiede dedizione e studio costante.

Hai trattato diversi casi di cronaca ,tra cui l’omicidio di Yara Gambirasio e quello di Meredith Kercher, qual è stato quello che ti ha coinvolto di più e perché?

Il delitto Gambirasio è sicuramente quello che più mi ha toccata nel profondo. Perdere la vita come l’ha persa Yara, alla sua età e con tutta una vita davanti è davvero terrificante. Penso spesso a lei come ad una sorella e realizzare lo spavento che può aver provato mi turba ogni volta. In fondo, aveva solo tredici anni….

Qualche settimana fa hai parlato di donne in carriera: la tua strada ti ha portato a diventare criminologa, ma esistono ancora molte differenze di genere?

Per rispondere alla tua domanda trovo interessante richiamare le parole di Marta Cartabia, prima donna e neo eletta presidente della Corte Costituzionale. A proposito della sua elezione, avvenuta lo scorso dicembre, la Cartabia ha dichiarato: “Ho sfondato il soffitto di cristallo” . Con tale affermazione ha inteso proprio testimoniare come per le donne sia ancora faticoso ricoprire posizioni di vertice nel proprio ambito lavorativo. Credo però che negli ultimi anni ci sia stata  una rottura rispetto al passato. Oggi  le donne riescono ad affermarsi nella vita e nel lavoro pur restando difficile ricoprire un ruolo apicale. Resta infatti complicato abbattere lo stereotipo della donna ai fornelli che non può conciliare famiglia e posizione lavorativa “di comando”.   La nomina della Cartabia è comunque di buon auspicio!

Diventare criminologa non è semplice,dunque, non solo per il costante impegno teorico e pratico che richiede questo mestiere, ma soprattutto per la difficoltà della figura femminile di potersi affermare in tutti i settori.

Nonostante la tua giovane età hai preso parte a diversi incontri sia in radio che in Televisione, che cosa provi?

 Sicuramente, la soddisfazione più grande è stata vedere che tutti i sacrifici degli ultimi anni sono stati ripagati. Di solito si tende a vedere solo i lustrini. Ma non è così. Ho passato le ultime due estati a studiare, a formarmi e a lavorare. Ad oggi dico che ne è valsa la pena. Rifarei tutto, anche rinunciare alle vacanze.

Le esperienze radiofoniche e televisive mi hanno fortificata e gratificata, ma non rappresentano certo un punto di arrivo. Tanti puntano il dito contro di me per via della mia giovane età. Per quanto mi riguarda, invece, è motivo di grande soddisfazione. Sono stata invitata per parlare di temi delicati e di spessore. Significa che qualcosa di importante con il mio lavoro ho trasmesso. Ad oggi non ho smesso di studiare, anzi. Tra meno di un mese inizierò l’ennesimo percorso di formazione post laurea. Credo che l’errore che si possa fare in questo campo sia quello di sentirsi arrivati.

Che consiglio vorresti dare a chi vuole seguire la tua stessa strada?

Senza dubbio quello di studiare, studiare e studiare. Solo lo studio rende liberi e offre l’opportunità di poter dire sempre la propria senza temere niente e nessuno. Il secondo, ma per questo non meno importante, quello di non permettere agli altri di mettere in discussione le proprie capacità ed i propri sogni. In questo mondo è facile essere bersaglio di critiche ma proprio quando queste arrivano significa che si è sulla strada giusta. Quindi, sempre testa bassa e pedalare verso l’obiettivo. Approfitto di questa intervista per ringraziare il direttore del giornale per cui scrivo, Aldo Grandi. A lui devo molto. È stato il primo a credere in me e ha saputo indirizzarmi sulla strada giusta di fronte ad un difficile bivio della mia carriera.

Ultima domanda: hai un sogno nel cassetto che non hai ancora esaudito?

Ne ho più di uno in realtà. Sono piuttosto ambiziosi per questo dovrò continuare a formarmi  per poterli realizzare. Uno dei miei poeti preferiti, William Blake, ha scritto in uno dei suoi capolavori che “nessun uccello vola troppo in alto, se solo con le sue ali”. Vedo il futuro di fronte a me in divenire e spero per questo di riuscire a tagliare i traguardi che mi sono prefissata. Sono consapevole che non sarà facile ma come insegna Blake l’uomo con le proprie capacità può varcare ogni limite. Ed io sono determinata a varcarlo.

 

Silvia Morreale

 

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