La diffusione del Coronavirus danneggia la Cina e il mondo intero

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Il contagio provoca conseguenze di vario genere non solo a Pechino ma a livello globale, essendo la Cina la seconda economia più grande al mondo.

Cancellazione dei festeggiamenti previsti per il Capodanno cinese a fine gennaio, chiusura della Città proibita, Stop ai viaggi dalla Cina e isolamento delle persone, a cominciare dall’epicentro, a Wuhan, situata nella zona centrale del Paese.

Queste sono state alcune delle misure che il Governo di Xi Jinping ha assunto a fronte della diffusione del Coronavirus (2019-nCoV), di origine animale, il cui rischio globale è stato dichiarato, dapprima, moderato e successivamente elevato da parte dell’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS).

È diventata così una emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale a partire dalla dichiarazione del 30 gennaio 2020 dell’OMS. Con l’anno nuovo, la situazione è peggiorata e, con essa, la circolazione di fake news che ha creato un clima di panico.

Inizialmente, in realtà, la diffusione dell’epidemia fu messa nell’ombra.

Si pensi che i primi casi risalgono all’8 dicembre. Inoltre, il medico Li Wenliang, appena scoperti i casi di Coronavirus, mandò dei messaggi tramite Wechat per far girare la notizia. Ma i suoi segnali di allerta furono subito messi a tacere dalla polizia, che lo accusò di diffondere notizie false lo scorso 3 gennaio. Sappiamo che il virus ha colpito anche questo medico, così come altri membri dello staff sanitario, e  non gli ha lasciato scampo. Sui social cinesi come Weibo (simile a Twitter e Facebook),  gli utenti hanno scatenato rabbia e cordoglio con gli hashtag #DrLiWenliangèmorto e #vogliolalibertàdiparola.

A inizio gennaio, il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie cinese ha riferito l’identificazione del virus, suscettibile di intaccare la credibilità internazionale e provocare conseguenze non di poco conto, come quelle di cui si parlerà di seguito. Per ora sono oltre 31mila i casi confermati e 638 morti – di cui uno nelle Filippine, secondo i dati disponibili qui, consultati l’8 febbraio. Il South China Morning Post  riporta dal canto suo aggiornamenti più recenti, con oltre 34mila contagi e 724 morti.




Come ha reagito l’Italia?

In generale, il rischio di contrarre il virus da parte della popolazione europea e della Gran Bretagna è basso, mentre quello relativo a cittadini europei e britannici viaggiatori o residenti nelle zone colpite dal virus è alto, stando ai dati dell’OCSE.

A questo proposito, in Italia una coppia di turisti cinesi è stata ricoverata all’Istituto Spallanzani di Roma, con l’attivazione tempestiva della sorveglianza sanitaria per le persone venute a contatto con la coppia.

È stato inoltre confermato un ulteriore caso in Italia, al 7 febbraio. Si tratta di uno dei 56 connazionali rientrati da Wuhan e sottoposti a quarantena nella cittadella militare della Cecchignola.

Ricordiamo poi che il Governo italiano ha predisposto una task force  ministeriale al fine di fronteggiare la situazione. In occasione della Conferenza stampa del 30 gennaio, il Primo Ministro Conte ha annunciato la sospensione dei voli da e per la Cina e lo stanziamento dei fondi per attuare le misure precauzionali.

Le conseguenze di emergenza e diffusione del Coronavirus possono creare pericoli ben al di fuori dei confini nazionali, aventi implicazioni anche a livello economico su scala mondiale.

A causa della condizione di incertezza sulla diffusione del Coronavirus, le borse europee hanno chiuso in calo (7/02). Analisti e investitori sostengono che sia difficile calcolare l’impatto di questa “crisi” nel medio e lungo termine.

Tuttavia, è da sottolineare che già prima di questa epidemia si era registrato un rallentamento dell’economia del Paese.

La tenuta di quest’ultima ha effetti sull’economia mondiale – essendo la seconda più grande dopo quella statunitense. La Cina e il mondo intero si trovano quindi a fare i conti con dinamiche complesse a livello economico e commerciale, includendo in questo settore turismo e trasporti tra i più colpiti (ma non solo). Rispetto all’epidemia verificatasi nel 2003 – la SARS o sindrome respiratoria acuta grave –  la Cina in questo caso ha reagito con “maggiore” senso di responsabilità – se così si può dire – ma non completamente, poiché inizialmente ha oscurato la notizia.

Certo è che l’esigenza di una risposta concreta e incisiva è fondamentale per fronteggiare tutto ciò. Seguiamo quindi gli sviluppi di tale vicenda, focalizzando l’attenzione sulla capacità di Pechino di risolvere in tempi brevi la situazione.

Marta Annalisa Savino

 

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