La dittatura di Putin

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La dittatura di Putin, e la sua decisione di attaccare l’Ucraina, ci riportano a vicende storiche terribili e pericolosissime.

In questi giorni assistiamo ai bombardamenti russi sull’Ucraina e alle fasi più calde di un conflitto che tutto il mondo avrebbe voluto evitare.

Le potenze europee e mondiali si trovano in una condizione di stallo tra due decisioni. Partecipare militarmente significherebbe causare la Terza guerra mondiale, quindi la prima scelta rimane quella di attuare delle sanzioni economiche che assieme alle trattative possano portare a una de-escalation bellica. Ora dopo ora però la situazione si aggrava e molti paesi hanno deciso di fornire armi e supporto alla resistenza ucraina.

Il regime di Putin

Vladimir Putin

Le mosse della Russia sono gestite da un uomo solo al comando, Putin è a tutti gli effetti un dittatore.

Sino ad oggi molti hanno avuto timore ad esprimersi chiaramente sulla dittatura di Putin ma il presidente russo ha concentrato fortemente i poteri su di sé da più di vent’anni, ricoprendo un ruolo molto simile a quello di altri dittatori della storia.

Per ragioni storiche ed economiche le uniche figure di rilievo nel regime russo sono rappresentate dagli oligarchi, che con la loro ricchezza hanno un peso rilevante sia in politica che in economia.

In Russia vige una sorta di “monarchia elettorale” nella quale il capo di stato ha moltissimi poteri, e li gestisce in piena autonomia, ma è soggetto a elezioni periodiche che certificano il consenso popolare. Putin è riuscito ad alternarsi tra la carica di capo di stato e di governo accentrando i poteri nella carica che in quel momento ricopriva.

Da molto tempo controlla i mezzi di informazione (giornali, radio, televisioni statali e indipendenti) e la necessità di controllare le notizie è diventata fondamentale dopo l’annessione della Crimea e l’appoggio alla guerra nel Donbass nel 2014. Il controllo delle notizie e la propaganda statale avvicina questo regime a molti regimi totalitari che la storia ha conosciuto.

L’opposizione interna

In Russia la popolazione teme la repressione e l’apparato violento dello stato. La sensazione è quella di poter vivere in relativa tranquillità purché non si critichino apertamente le autorità. Uno degli episodi cruciali della repressione è stato il tentato omicidio tramite avvelenamento (e il successivo arresto) dell’esponente dell’opposizione Aleksej Naval’nyj. Nel 2021 anche i suoi sostenitori sono stati perseguitati, alcuni sino alla fuga all’estero.

Il governo russo ha combattuto il progresso ideologico e le libertà di espressione. Temi come quelli legati all’omosessualità sono considerati quasi dei tabù e esiste persino una legge che vieta la “propaganda omosessuale” nelle scuole.

I rapporti con l’Occidente

L’Occidente è diventato, o per meglio dire è tornato ad essere, un nemico ideologico per il capo del Cremlino. Putin ha fortemente puntato sul nazionalismo russo e ha fatto più volte filtrare la volontà di riportare la Russia ad un ruolo quasi imperiale. Dopo la fine dell’Unione Sovietica la Russia ha perso, almeno formalmente, l’egemonia su tutte le nazioni confinanti resesi indipendenti. Proprio in questi giorni Putin ha quasi disconosciuto l’esistenza di una Ucraina indipendente considerandola parte integrante della realtà russa.

Questa continua volontà di espandere l’area geografica sulla quale avere potere (la Bielorussia è di fatto gestita da un governo fantoccio) ricorda pericolosamente l’esperienza tedesca nella Seconda guerra mondiale. L’immagine di Putin isolato in un bunker, distante persino dai suoi più stretti collaboratori, ricorda ancora più brutalmente un altro dittatore.

Il Presidente russo ha continuato ad opporsi all’allargamento della NATO pretendendo che le nazioni confinanti fungessero da stato cuscinetto. Se anche il capo del Cremlino si fosse sentito in questi anni circondato da una forza internazionale che lui considera ostile, nulla può giustificare l’invasione di uno stato sovrano e indipendente. Putin è il comandante in capo delle forze armate e ha deciso praticamente in solitudine di iniziare un’altra terribile guerra. Le bombe che scendono sulle città ucraine e l’elevato numero di vittime sono e resteranno una colpa della dittatura di Putin.

Alessandro Milia

 

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