La fine della foresta: dietro la morte degli alberi amazzonici

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Lo studio sulla fine della foresta Amazzonica è stato pubblicato su Nature Communications.




La morte e il clima

La fine della foresta Amazzonica è un evento terribile, temibile e vicino. Non per fare gli allarmisti, ma Homo Sapiens si impegna parecchio per rendere questo polmone verde solo un ricordo. Se non bastasse il nostro martoriare l’infaticabile produttrice di ossigeno, potremmo prendere in considerazione i suoi abitanti primari: gli alberi. Infatti, la capacità della foresta amazzonica di immagazzinare carbonio in questa crisi climatica deriva dalla velocità con cui muoiono gli alberi e da cosa li uccide. Fortunatamente, un grosso studio congiunto delle Università di Birmingham e Leeds ha svelato quali fattori controllano i tassi di mortalità degli alberi nelle foreste amazzoniche. Inoltre, aiuta a spiegare perché la mortalità degli alberi è in aumento in tutto il bacino amazzonico.

I ritmi del ricambio

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La fine della foresta: Amazon Rainforest – Amazonas – Brazil (credits: Antonio Campoy under CC2.0)

L’analisi dei dati il tasso di crescita media delle varie specie d’albero come fattore primario della crisi amazzonica. Gli alberi a crescita più rapida tendono a morire prima, ma vengono favoriti dal cambiamento climatico attuale. Su questa base i ricercatori possono formulare ipotesi sul futuro della foresta. Difatti, se gli alberi “privilegiati” muoiono prima accumulano meno carbonio di quando necessario, aumentando il tasso di mortalità. Le analisi sono frutto del lavoro di oltre cento scienziati e utilizzano il network internazionale RAINFOR per accedere a dati passati e presenti.

Grandi spazi, grandi dati

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La fine della foresta: Rio Solimóes – Amazonia – Floresta Amazonica – Brasil. (credits: lubasi Under CC2.0)

La morte degli alberi è un evento abbastanza raro, quindi per comprenderla veramente sono necessarie enormi quantità di dati. La rete RAINFOR ha raccolto più di 30 anni di contributi da più di 100 scienziati. Comprende le registrazioni di 189 quadranti di un ettaro, ciascuno visitato e monitorato in media ogni 3 anni. Ad ogni visita, i ricercatori hanno misurato ogni albero con un diametro superiore a 10 cm, valutandone le condizioni. Alla fine dello studio si contano più di 124.000 alberi viventi e 18.000 morti tra gli alberi registrati e analizzati. Quando gli alberi muoiono, il ricercatore segue un protocollo fisso per svelare la vera causa della morte. “Comprendere i principali fattori di morte degli alberi ci consente di prevedere e pianificare meglio le tendenze future, ma parliamo di un’impresa enorme viste le oltre 15.000 specie di alberi diverse in Amazzonia”, commenta Adriane Esquivel-Muelbert, autrice principale dello studio.

La speranza nel lutto

Riguardo la fine della foresta David Galbraith, co-autore dello studio aggiunge che “Abbiamo riscontrato una forte tendenza per le specie a crescita rapida a morire di più, il che significa che hanno una durata di vita più breve. Anche se il cambiamento climatico fornisce condizioni favorevoli a queste specie, queste muoiono anche più rapidamente e diminuisce fortemente la loro capacità di rispondere alle maggiori emissioni di carbonio”. Beatriz Marimon, di UNEMAT, che coordina diversi appezzamenti nel Brasile centrale, spiega come “Ora che possiamo vedere più chiaramente cosa sta succedendo in tutta la foresta, vediamo anche chiare opportunità per agire. La siccità sta favorendo la morte degli alberi, ma finora solo nel sud dell’Amazzonia. Ciò che sta accadendo qui dovrebbe diventare un allarme e aiutarci a prevenire. Il destino dell’Amazzonia non deve abbattersi sulle altre foreste del mondo.



Daniele Tolu

 

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