Schiavitù: la Giamaica vuole un risarcimento dalla propria regina

Lo stato caraibico sta progettando una richiesta di miliardi di sterline al Regno Unito come risarcimento per i danni subiti nel corso della colonizzazione. È giusto che paghino i britannici di oggi?

I danni dell’Impero

Colonia britannica dal 1655 e divenuta indipendente nel 1962, la Giamaica fu teatro di una tratta di schiavi provenienti dall’Africa. Un traffico che avrebbe coinvolto 600.000 africani, fino all’abolizione della schiavitù nel 1807, divenuta effettiva nel 1834. 

La Giamaica vuole un risarcimento: affidandosi a quella che la ministra per la cultura, lo sport e la gioventù Olivia Grange chiama “giustizia riparativa”. Questa si traduce in una richiesta di denaro ai danni di Elisabetta II, che è anche guida del Commonwealth, del quale la Giamaica fa parte. L’idea è partita da un legislatore e politico giamaicano, Mike Henry, che ha quantificato in circa 7,5 miliardi di sterline la somma pagata dall’impero britannico agli schiavisti, chiedendone altrettanti come risarcimento per i danni subiti dal paese.

La ministra Grange parla di “riparare i danni subiti dai nostri antenati, allontanati dalle loro case per svolgere lavori forzati a beneficio dell’Impero Britannico”. Molti riconoscono che la schiavitù abbia avuto un ruolo chiave nello sviluppo economico britannico, nonostante sia stata abolita quasi 200 anni fa.

Eredità pesante, è giusto?

La Giamaica negli anni ha saputo, in mezzo a molte difficoltà economiche, farsi conoscere a livello mondiale, assumendo una notevole fama e rilevanza culturale. Nonostante ciò, con ogni probabilità i danni dello schiavismo e del colonialismo sono ancora percepibili nel paese, ma è fattuale che la responsabilità non possa essere dell’odierno popolo britannico.

É un tema delicato: chi è a dover pagare per i danni del passato?

Forse la cosa più difficile è accettare che le nuove generazioni non abbiano nulla a che fare con i danni e gli errori del passato. Come un tedesco di oggi non è un nazista o un antisemita solo per il fatto di essere tedesco, un britannico non può essere considerato schiavista e razzista.

La richiesta della Giamaica a primo impatto può stimolare un sentimento di giustizia e rivendicazione, un punto esclamativo contro una delle più grandi ingiustizie della storia. Le ingiustizie, tuttavia, non vanno combattute con altre ingiustizie, e rivalersi su una Gran Bretagna che appartiene a generazioni successive avrebbe tutta l’aria di esserlo. La Giamaica vuole un risarcimento da quello che non è più l’impero Britannico, ma uno stato con un altro popolo e perlopiù altre tradizioni. Chiedersi criticamente quanto sia giusto che le nuove generazioni paghino per crimini commessi dalle vecchie è dunque quantomeno doveroso.

Emanuele Di Casola

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