La Guerra dei Tonti

Nella vita attuale il mondo appartiene solo agli stupidi, agli insensibili e agli agitati. Il diritto a vivere e trionfare oggi si conquista quasi con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in manicomio: l’incapacità di pensare, l’amoralità e l’ipereccitazione.”Fernando Pessoa

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La Guerra dei Tonti

 

Siamo in piena emergenza celebrale. Non è che si pretenda la luna, ma almeno il buon senso sarebbe gradito.

Prima che populista, la decadenza che viviamo è di stampo intellettivo, ma di quello basilare. Insomma dobbiamo ritornare a comprendere concetti elementari del viver comune che abbiamo perso scivolando in un drammatico e inesorabile ripiegamento su noi stessi. Si fa un gran parlare di empatia,  è un termine abusato, spesso frainteso, e mai penseremmo che “rivoltato” possa diventare mezzo per ottenere l’esatto opposto.

Qui parlo di una storia d’amore, o meglio, di frigida convenienza: quella tra Matteo e Luigi. Ovviamente è un matrimonio di interesse tra due neuroni andati a male la cui più rosea aspirazione consiste nella dissoluzione nel nulla. Tutti prima o poi sentono il richiamo delle origini.

Il loro amore non è diverso dalla maggior parte delle relazioni, non è basato sul rispetto reciproco né sul dialogo; come potrebbe mai? Vi è necessità di un cervello completo per queste doti e qui parliamo di organismi unicellulari allo stato embrionale  il cui residuo telos consiste nella pura e semplice sopravvivenza.

In realtà non si amano, non possono, e non per differenze ideologiche o di fondo, il caso li ha messi insieme come le micorrize, una simbiosi utilitaristica e nulla più. Inutile cercare motivazioni profonde dove non ce ne sono. Non crediamo di essere diversi, i conti in tasca ce li facciamo tutti, solo che nell’umano la ricerca dell’interesse produce sempre aridità e infelicità e quasi mai è un germogliare nella reciproca indifferenza.

Ma Luigi e Matteo rappresentano un “falso passo indietro” nella scala evolutiva, e questo è il loro peccato più grande, la loro simbiosi non produce neanche veleni o irritanti meccanismi di difesa, bensì il nulla. E questo la natura non lo permette. Tra due ipocriti nasce almeno una realtà alternativa fatta di storie inventate o scuse improntante sull’unghia: il mal di testa, la nonna malata, il ricovero improvviso di qualche parente stretto che, ignaro della funesta chiamata in causa, non può fare neanche i dovuti scongiuri. In fondo anche questa è fantasia, andata a male, trita, triste e pruriginosa, ma pur sempre fantasia. Chi non si è sentito dire cazzate che non hanno retto al vaglio del tempo? Basta solo avere pazienza.

Invece loro sono vuoti, pozzi tristi di nulla che si mal sopportano vicendevolmente  con la consapevolezza che l’uno senza l’altro non potrebbe sopravvivere.

Certo Luigi è quello che abbozza; in fin dei conti è “l’unicellulare beta”; ha la personalità di un tovagliolo usato caduto a terra e ovviamente subisce le sparate “dell’ameba alfa” che è Salvini, ma ciò non lo rende per nulla più simpatico né merita la nostra comprensione.

Se vedo il mio alleato far morire gente in mare, ridurre la Costituzione a carta straccia o permetto la palese  e sistematica repressone dei diritti fondamentali di espressione e dissenso e faccio solo spallucce di tanto in tanto non sono meno colpevole di Salvini, solo più vile.

Ah l’ignavia!, ho sentito spesso questa parola proprio da chi non poteva permettersi di pronunciarla: Dante afferma che è un peccato talmente disdicevole che chi lo perpetra non  è degno neanche dell’inferno. La vita è straordinariamente permissiva, offre se stessa persino a ciò che non meriterebbe l’eterna dannazione, a pensarci è affascinante.

Nel loro caso, quindi, non è il peggio che produce il malsano, bensì l’esatto opposto. Una convivenza tanto simbiotica quanto indesiderata, tanto inutile quanto ipocrita, eppure, nella sua ostinazione, per loro vitale. Dio… è un matrimonio a tutti gli effetti! Sono al contempo coniugi che si odiano e si schifano, suocere che rompono, figli viziati che frantumano i coglioni, cornificatori seriali di se stessi e sepolcri imbiancati che ostentano una correttezza che per primi non posseggono. Così tristi e così comuni. Forse è questo che ce li rende così familiari, il loro riflettere in modo compiuto la mediocrità diffusa e accettata.

Curioso scoprire che il nulla può essere completo senza tradire la sua natura di nulla. Anche questo è affascinante.

Ma, ahinoi, l’ilare e dozzinale curiosità metafisica che suscitano questi due imbecilli potrà essere materia d’amena ironia quando – tra qualche generazione – ci prenderanno per il culo per averli messi lì, adesso purtroppo ci tocca fare i conti con i prodotti della loro pochezza, e tra questi ci siamo anche noi: colpevoli della nostra indifferenza nei confronti della loro molesta inutilità.

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