La legalizzazione della cannabis potrebbe contribuire a salvare le api dall’estinzione

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La legalizzazione della Cannabis in 11 paesi americani potrebbe aver aiutato le rispettive popolazioni di api a crescere in numero: lo studio della Cornell University di New York.

Da tempo si cercavano soluzioni alla drastica riduzione di alveari che stiamo osservando negli ultimi anni. Una perdita pericolosa per l’ambiente, ma anche per la nostra salute, motivo per cui, quanto scoperto in America, ha portato un’ondata di ottimismo in tutta la comunità scientifica. Infatti, se la legalizzazione della cannabis suscita ancora pareri discordanti tra il grande pubblico, le api sembrano essere d’accordo nel manifestare una forte attrazione verso questa pianta.




Lo studio

Pubblicato su Environmental Entomology e coordinato da Nathaniel R. Flicker, lo studio ha scoperto una correlazione tra l’aumento della produzione di cannabis e un’insolita proliferazione di api. In particolare, il team ha voluto caratterizzare le comunità di imenotteri, cercando di osservare come cambiassero in relazione alla composizione paesaggistica. Inoltre, ha indagato la presenza o meno di una correlazione tra l’altezza delle piante e la ricchezza di specie osservate.

I dati sono stati raccolti in 11 allevamenti di canapa durante l’estate del 2018, facendo campionamenti su terreni di dimensioni diverse. A seconda dei siti analizzati, poteva cambiare anche la cultivar presente, poiché alcuni appezzamenti erano destinati alla produzione di fibre mentre altri di cereali. Invece, per quanto concerne l’altezza media delle piante sono state elaborate tre classi:  alta (≥2 m), media (1-2 m) o corta (≤1 m).

Il campionamento ha avuto la durata di 20 minuti e, per ciascun sito, è stato ripetuto tre volte. Per l’esperimento, sono state prelevate solo le api che si posavano su fiori maschi di cannabis durante il periodo di fioritura.

I risultati

I ricercatori hanno catalogato complessivamente 16 specie di api su un totale di 355 individui campionati. Tra questi, c’erano 210 esemplari (60%) di Apis mellifera, seguiti da 105 Bombus impatiens (40%) e da 11 di Lasioglossum hitchensi . Infine, nelle altre 13 specie, si annoverano mediamente 3-4 individui, se non uno solo.

Per quanto concerne il paesaggio, il team ha osservato una riduzione di imenotteri anche del 76% all’aumentare della copertura agricola; invece, in prossimità delle città il numero di api cresceva. Tuttavia, è l’altezza delle piante ad aver dato i risultati più interessanti, poiché questo valore sembra influenzare particolarmente l’abbondanza delle api. Infatti, dai risultati è emerso che le piante alte attirano gli impollinatori con una frequenza quasi 17 volte superiore rispetto a quelle corte.

Le api

Sono un genere di insetti sociali e pronubi che svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi. Infatti, dalla loro attività di impollinazione dipende l’87,5% delle piante selvatiche (circa 308.000 specie) e il 70% delle 115 colture agrarie di interesse mondiale. Inoltre, le api forniscono prodotti importanti quali il miele, il polline, la pappa reale e la cera, tutti di grande interesse per l’uomo.

Purtroppo, le attività agrarie basate sulla monocultura e sull’impiego di fitofarmaci influenzano negativamente le comunità di impollinatori, riducendole drasticamente. Inoltre, l’alterazione e frammentazione degli habitat contribuiscono al problema, decimando soprattutto le specie selvatiche, le quali si trovano ad affrontare stress nutrizionali importanti. A sua volta, la scomparsa delle api sarebbe deleteria per l’ambiente quanto per l’uomo, la cui alimentazione dipende da moltissime specie coltivate a sua volte dipendenti dalla sopravvivenza degli imenotteri.




La cannabis

Appartenente alla famiglia delle Cannabaceae, è una pianta erbacea e dioica a ciclo annuale. L’impollinazione è anemofila e il seme germina in primavera, mentre la fioritura coincide con la fine dell’estate. La cannabis produce due metaboliti secondari di interesse per l’uomo, ma in campi diversi: il cannabidiolo (CBD) e il tetraidrocannabinolo (THC). Il primo caratterizza la canapa usata a scopi agroindustriali e terapeutici, invece il secondo serve per produrre sostanze psicoattive dall’essiccazione delle infiorescenze femminili.

Ad oggi, ancora ci sono due correnti di pensiero per quanto concerne la tassonomia della canapa. Infatti, una scuola di pensiero sostiene l’esistenza di tre distinte specie (Cannabis sativaCannabis indica e Cannabis ruderalis), invece, l’altra corrente ritiene la presenza di una sola specie, laCannabis sativa, e due sottospecie (C. sativa spp. indicaC. sativa spp. sativa).

La legalizzazione della cannabis

La canapa è coltivata dall’uomo da millenni, come testimoniano le prove ritrovate in diverse regioni del mondo. Originaria dell’Asia centrale, più precisamente della Mongolia, inizialmente fu adoperata per la produzione di tessuti. Tuttavia, ben presto divennero note anche le sue proprietà psicoattive, di cui si servirono e si servono ancora adesso sia i paesi orientali sia occidentali.

Se qualche anno fa sembrava un’utopia, oggi la legalizzazione della cannabis è una realtà in molte nazioni, nelle quali peraltro i governi sono abbastanza soddisfatti dei risultati ottenuti. Se California e Colombia sono stati tra i primi paesi nel 1996 a legalizzare la canapa, altri hanno dovuto affrontare un iter più complesso, così come non mancano gli stati ancora divisi su questo argomento. Ad esempio, in Italia il dibattito è particolarmente acceso e controverso, in quanto l’intera classe politica sembra molto divisa al riguardo, temporeggiando di conseguenza le decisioni.

Coltivatori, gestori del territorio e responsabili politici dovrebbero considerare il valore della cannabis nel sostenere le comunità di api.

La canapa offre alle api importanti risorse di polline, soprattutto in periodi nei quali non ne avrebbero a disposizione una simile quantità. Inoltre, quanto osservato interessa sia gli imenotteri di allevamento sia quelli selvatici, avvalorando l’ipotesi di poter migliorare ancor più l’efficacia di questa scoperta, grazie all’azione complementare delle due categorie.

Infatti, la cannabis ha un “effetto tampone” sui periodi più critici dell’anno a causa della mancanza di risorse, fornendo sostentamento alle api e riducendo la variazione spaziale e temporale delle risorse floreali nei paesaggi agricoli. Inoltre, la correlazione tra altezza della pianta e visite degli impollinatori potrebbe essere sfruttata, selezionando gli esemplari vegetali di maggiore dimensione, i quali sono preferiti perché producono più polline.

Paesaggio agricolo vs api

Il crescente aumento di terreni agricoli compromette la sopravvivenza delle api, non solo per la mancanza di foraggiamento e di siti per la nidificazione, ma anche per il massiccio uso di pesticidi. Tuttavia, la canapa attenua le prime due problematiche, suggerendo la possibilità di incrementarne la coltivazione per fornire alle api una risorsa efficace negli ambienti più complessi. In tal senso, la legalizzazione della cannabis in sempre più paesi aumenterebbe considerevolmente la produzione e, quindi, le probabilità di sopravvivenza per gli impollinatori.




Prospettive future

Considerato l’attuale stato dell’arte, è fortemente consigliato ai governi di tenere in considerazione quanto emerso da questi primi studi, cui seguiranno sicuramente ulteriori accertamenti. Ad esempio, un aspetto da approfondire riguarda la salute delle larve generate da api che si nutrono di polline di canapa, poiché alcuni studi più vecchi sugli imenotteri piuttosto generalisti ha dato esiti negativi. Tuttavia, sembra escluso un qualsiasi effetto negativo sulle api dovuto alla presenza di THC nel polline, in quanto esse non hanno i recettori per i cannabinoidi.

Noi abbiamo profanato bellissimi alveari, li abbiamo avvelenati e distrutti.

Piccola, talvolta fastidiosa, eppure così importante per l’ambiente e per l’uomo. Le sue origini sono antiche, ne abbiamo testimonianza in un’ambra del Myanmar (Birmania) datata oltre 100 milioni di anni. Se ne conoscono più di 20.000 specie, estremamente variegate per etologia e morfologia, ma oggi rischiano l’estinzione. E la causa sempre una. L’uomo.

Secondo gli scienziati alla varietà e bellezza di fiori che vediamo oggi hanno contribuito soprattutto le api, grazie alla loro affascinante attività di impollinatori: una ricchezza di biodiversità difficilmente stimabile. In antichità l’uomo, avendo intuito la loro preziosità, le allevava senza protezioni, consapevole dei rischi. Oggi, siamo noi a proteggerci da loro, che non hanno però modo di rispondere alla nostra indifferenza e non curanza. 

Forse, in questa triste e pericolosa lotta ad armi impari, il primo doveroso passo dovrebbe essere il nostro.

L’ape è solo un minuscolo insetto eppure riesce a costruire un alveare che ha la capacità di un granaio e la geometria di una cattedrale.

Carolina Salomoni

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