La lezione di Jasmine Cristallo a Matteo Salvini

Accade che questa donna, Jasmine Cristallo, abbia dato un’altra lezione a Salvini. L’ennesima. Di stile, di contenuto. Di pensiero.

Le sardine manifesteranno infatti a Riace. E l’ex Ministro ha detto la sua sul fatto. Ovviamente con un pensiero molto articolato: due righe acide, incattivite. Vuote. Sui manifestanti ha infatti detto: “Sono sempre i soliti, quelli che vorrebbero colonizzare la Calabria portando mezza Africa in Italia”. Così, in due righe. Commento lapidario, vuoto. Cattivo. Tipico suo.

Allora Jasmine Cristallo, che già un’altra volta l’aveva proverbialmente rimesso al suo posto, anche stavolta si è tirata su le maniche ed ha deciso di non lasciar cadere nel vuoto l’attacco. Perché la differenza si dimostra sul campo. Lo ha allora guardato e gli ha detto:

“Prima di attaccare la manifestazione indetta a Riace ha pensato come spiegare ai calabresi gli effetti del suo decreto sicurezza? La chiusura degli Sprar, infatti, ha già provocato centinaia di disoccupati. Ancora, ha chiarito ai calabresi che questa la sua politica per la (in)sicurezza ha trasformato i potenziali immigrati regolari in centinaia di sicuri irregolari? No, non lo ha fatto. Lo scopo è chiaro: rendere accettabili e condivisibili soluzioni ancora più razziste e xenofobe, fare della paura il carburante del consenso elettorale”. Poi, in chiusura, gli lancia appello: “Salvini, si ravveda, si sottragga al ruolo inumano che il suo staff le ha disegnato addosso. Aiutiamoli a casa loro è il mantra che la sua parte politica ripete allo sfinimento? Ebbene, il Mediterraneo è casa loro, ma anche nostra, quindi agiamo. Riace sarà un’avanguardia.”

Ecco. Tra i due la differenza è tutta lì. Nei due modi di comunicare, pensare, ragionare. Modi che sono proprio dei “modelli” di politica. Il primo vuoto, tanto cattivo da essere rancido. Retorico. Il secondo articolato, puntuale, preciso. Che argomenta e inchioda alle responsabilità chi di dovere.

Quella è la differenza. Una differenza che, diciamocelo, si vede. Eccome se si vede.

 

Leonardo Cecchi

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