La mafia nigeriana e i suoi rapporti con Cosa Nostra

Storia di un'inaspettata simbiosi

Se i conflitti interni alla mafia nigeriana, così come a quella italiana, sono spesso all’ordine del giorno, le due “nazioni criminali” riescono sorprendentemente a convivere, tamponando vicendevolmente le proprie mancanze e aiutandosi a vicenda, proprio come dei buoni vicini. 

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Qualche giorno fa le forze dell’ordine son riuscite a concludere una vasta operazione contro la mafia nigeriana presente sul territorio italiano.

Sono circa una trentina gli arresti effettuati tra Torino e Bologna. Insieme ai criminali, però, è stato rinvenuto ciò che ha preso il nome di “Green Bible“. Un libretto verde in cui la mafia nigeriana ha trascritto le proprie regole e il proprio codice d’onore. Peculiare il fatto che queste regole siano quasi del tutto simili a quelle dettate dalla criminalità organizzata italiana. Di norma i codici d’onore delle varie criminalità organizzate si distinguono notevolmente tra loro, poiché fanno costanti richiami a determinate tradizioni o radici culturali. L’assurda somiglianza tra le due “regole“, nigeriana e italiana, dimostra invece l’esistenza di una proficua e duratura comunicazione tra le due mafie. Comunicazione che, sicuramente, prevarica i confini italiani per esser condotta, senza troppi problemi, anche nella stessa Nigeria.





Gli affiliati alla mafia nigeriana hanno sviluppato un’ottima capacità mimetica. Consci delle loro attività criminali cercano di camuffarsi il più possibile tra la popolazione comune. Si cercano un lavoro tranquillo, una casetta in affitto e cercano di non dare troppo nell’occhio, tranne quando le necessità della “familia” obbligano a qualche azione dimostrativa. Una sicura differenza tra la mafia nigeriana e quella italiana, se vogliamo osservarne una, è legata alla violenza esasperante della prima.

La violenza potenziale di questa criminalità organizzata è tale che persino la mafia italiana ne è divenuta rapidamente consapevole. I due schieramenti, infatti, vivono una sorta di simbiosi in cui la parte italiana può attingere ad un vasto serbatoio di uomini pronti a tutto, mentre quella nigeriana ha la possibilità di ottenere denaro da investire e protezione legale.

La simbiosi è tale che, in molti casi, neanche esistono sconti per il controllo dei traffici o dei territori.

Se i conflitti interni alla mafia nigeriana, così come a quella italiana, sono spesso all’ordine del giorno, le due “nazioni criminali” riescono sorprendentemente a convivere. Tamponando vicendevolmente le proprie mancanze e aiutandosi a vicenda, proprio come dei buoni vicini.





Le principali “attività economiche” portate avanti dalla criminalità organizzata nigeriana sono di due tipi: il commercio di droga e il controlla della prostituzione. Si tratta, tutto sommato, di attività di basso calibro che lasciano un vastissimo campo d’azione all’autoctona mafia italica che, senza troppi problemi, può occuparsi del tradizionale pizzo così come di molte altre attività ben più complesse e radicate (corruzione, smaltimento rifiuti, abusivismo edilizio e simili). La mafia italiana continua inoltre ad agire, indisturbata, per quanto riguarda il traffico di armi da fuoco. La criminalità nigeriana, infatti, tende spesso a preferire l’arma bianca.

La coesistenza tra le due mafie, però, non è sempre stata così semplice.

Nel 1990, infatti, le tensioni tra i due gruppi culminarono nella strage di Pescopagano. Dei camorristi irrompono armati all’interno di un bar, uccidendo cinque uomini: un italiano e quattro stranieri. L’obiettivo della camorra era proprio quello di eliminare gli extracomunitari dediti allo spaccio in quelle zone. Alla fine, però, pare non esserci riuscita.

Grazie alla “Green bible” da poco recuperata è stato inoltre possibile scoprire una sorta di “codice di vestiario” comune ai membri della mafia nigeriana. Non si tratta di regole che obbligano i membri a vestirsi in un determinato modo. Sono, bensì, norme di riconoscimento facoltativo che servono per far presente, fin da subito, agli altri connazionali, il proprio ruolo e la propria appartenenza.

Per quanto riguarda la famiglia Maphite, il clan colpito dagli arresti di questi giorni, si prediligono i baschi e gli abiti di colore verde.

La Mafia nigeriana viene spesso associata, nell’immaginario collettivo, ad un gran numero di pratiche tribali o voodoo. Pratiche atte allo scopo di spaventare o sottomettere psicologicamente i nemici, le prostitute o anche i membri indecisi del clan. L’effettiva presenza di questi elementi non deve, però, far ritenere la mafia nigeriana come una sorta di entità superstiziosa o primitiva. Accanto a questo insieme di pratiche, infatti, questa criminalità organizzata si dimostra sempre più tecnologica e all’avanguardia. I suoi membri sono sempre più esperti utilizzatori di computer, perfettamente in grado di lavorare alla creazione di sistemi finanziari paralleli. Sistemi che permettono di trasferire in patria, senza lasciar traccia, grandi somme di denaro provenienti da attività illegali.

 

Andrea Pezzotta

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