La malinconia dei dati Inps sul lavoro dei primi mesi del 2016

Secondo i numeri dell’Osservatorio Inps aumenta il numero dei licenziamenti per motivi disciplinari, diminuiscono le assunzioni a tempo indeterminato mentre sempre più diffuso è l’utilizzo dei “voucher”. Come riportato anche da “Il Fatto Quotidiano” questo è il ritratto della situazione lavorativa in Italia nei primi dieci mesi del 2016.

Diffusissimo, dunque, l’utilizzo dei così definiti “voucher” (utilizzati per lavori occasionali), in special modo quelli da 10 euro. Dall’inizio di quest’anno, l’utilizzo di questo strumento è cresciuto del 32,3% rispetto ai dati dello scorso anno.

Come sottolineato sempre da “Il Fatto Quotidiano”, 506.938 sono stati i licenziamenti complessivi nel periodo che va dal mese di gennaio a quello di ottobre 2016, in confronto ai 490.039 del 2015. Aumentati anche i licenziamenti per “motivi disciplinari”, ad oggi 60.817 rispetto ai 47.728 dello scorso anno. Quasi 13 mila in più. Del 24% in più, invece, sono le assunzioni con contratto “in apprendistato”.

Nei tempi in cui, dunque, il “nuovo” Governo Gentiloni è concentrato su ministri che millantano titoli mai acquisiti, ed altri che ironizzano sulla disperazione della nuova generazione d’italiani che scappa via all’estero, è facile capire quale sia il reale motivo per cui i giovani italiani sono costretti all’esilio forzato in quelle terre a loro straniere.

Appare chiaro, quindi, quanto il problema della flessibilità (vedesi i rapporti lavorativi regolati dai voucher o quelli di apprendistato) e della non tutela dei lavoratori, (basti vedere i licenziamenti per motivi disciplinari) attanaglino ogni italiano, giovane od adulto. Dopo un’attenta valutazione e, forse, un esame di coscienza, ammettendo il fallimento completo del “Jobs Act”, è doveroso capire che sia proprio il lavoro stabile il punto nevralgico e centrale su cui concentrarsi per far ripartire l’Italia. Per questo Paese stanco di elemosinare occupazione e reddito, stanco di accettare lavori in nero, stanco di ritenersi “fortunato” nell’esser consapevolmente sfruttato ma, almeno, malpagato. Perché i nostri giovani sono condannati a scappare lontano, ed i nostri Ministri illustrissimi, forse troppo lontani dal dramma che vive il popolo, non se ne rendono conto e si permettono anche di scherzarci su.

Matteo Ferazzoli                                                                                                                                                                     

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