La Monna Lisa diventa nera

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E se la Monna Lisa fosse stata nera?

La Monna Lisa è una delle opere d’arte più famose al mondo. La cultura popolare abbraccia questo bellissimo ritratto e lo fa suo nei modi più disparati. Un fotografo ha ben pensato di leggere la Monna Lisa con delle nuove lenti. Anzi, più che leggere, rimescolare le carte. Cambiare il linguaggio dell’opera. Starà ai critici d’arte valutare la bontà ( o non) di questa invasione di campo artistico. Con buone probabilità però non era la critica il pubblico di riferimento del fotografo in questione, bensì la folla dei social, la massa virtuale.

Il fotografo della Monna Lisa nera

Ololade Olawake Moshood è uno studente in economia e finanza alla Lagos State University e vive nello stato nigeriano dell’Ogun. Fotografo per passione, il suo nome d’arte è Ladetive. In un’intervista, il giovane fotografo racconta di aver iniziato la sua attività quasi per caso. Ha sùbito ricevuto il supporto dalla famiglia e dagli amici, e anche dal suo piccolo pubblico virtuale che stava crescendo. Moshood era circondato da persone creative, così, stando alle sue parole, la sua produzione è andata a parare inevitabilmente verso la fotografia d’arte. Dietro le sue creazioni c’è tanto esercizio. Tanti tentativi di migliorarsi, passando del tempo a sperimentare su Photoshop. Qui il profilo Instagram di Ladetive. Ma veniamo alla Monna Lisa nera, l’oggetto di questo articolo.

Pubblicato da Ladetive Photography su Martedì 6 luglio 2021




Lucynder: la Monna Lisa di Ladetive

Nel gennaio del 2021 un’opera del giovane Moshood diventa virale: è “Lucynder“, la rivisitazione fotografica della Monna Lisa. Il fotografo nigeriano è un fan di Leonardo Da Vinci e un giorno decide di ricreare uno dei suoi quadri più famosi. Coinvolge tante persone per realizzare la sua idea. Prima di tutte, Lucynder Olunde, la bella modella nigeriana che ha prestato il volto all’idea di Moshood. Qui il suo profilo Instagram. La foto diventa virale e riceve molti apprezzamenti. Ora è anche possibile poterne acquistare una copia. Sull’ultimo post del fotografo addirittura si legge che “Lucynder” è uno dei pezzi d’arte più popolari del periodo Covid, raggiungendo milioni di utenti sui social dal gennaio del ’21.

Mondi che si incontrano

La versione nigeriana della Monna Lisa si unisce alle opere che, in nome dell’inclusività e del progressismo, hanno fatto incontrare mondi diversi. Il remake non è mai stato così benvoluto. Nel mondo del cinema, molti personaggi sono stati ridisegnati in chiave nera. Soprattutto dopo il periodo Black Lives Matter e George Floyd del ’20. Torniamo alla Monna Lisa nigeriana. Una fotografia che omaggia un’opera pittorica italiana del ‘500. Con nuovi mezzi e nuovi canoni. Eppure, non è così scontato parlare dell’inclusività di una società che vuole diventare aperta. Questo perché, di base, il fotografo ha preso l’arte rinascimentale europea come riferimento per un omaggio. “Lucynder” omaggia, ma non innova, non porta alcunché di nuovo. Difatti qualcuno potrebbe anche storcere l’occhio in nome della critica d’arte.




La bellezza dell’esotico

Attenzione a non confondere il romanticismo del titolo qui sopra con sprazzi di nostalgie colonialiste. Gli europei sono andati in Africa e hanno portato morte e sofferenza. Si sono arricchiti a scapito di altre civiltà. L’Europa ha un patrimonio culturale immenso, ma ha anche altrettanti scheletri nell’armadio. La nostra società sta ora tentando di avere un riscatto morale verso il suo passato etnocentrico. Una società che mira ad essere aperta e inclusiva. Non si capisce quindi perché la cultura nera dovrebbe omaggiare quella europea. Oppure perché oggetti culturali plasmati in Occidente dovrebbero adattarsi a schemi preconfezionati di inclusività. Si rischia la sbornia progressista. Semmai l’Occidente dovrebbe aprirsi a nuove frontiere culturali. Non adattare la Monna Lisa, ma cercare altra arte nelle terre al di là del mare. Perché il mondo è grande, e pieno di bellezze esotiche. Aspetto solo che apra un altro locale multietnico nella mia città.

Matteo Petrillo

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